Meloni risponde a Gruber: “io simbolo del patriarcato? Senza parole”
Dopo l’intervento del ministro Nordio di ieri, anche Eugenia Maria Roccella, ministra per la famiglia, rilancia la necessità di un intervento legislativo imminente. «La politica deve raccogliere questa autentica emergenza» dice schermandosi dalle accuse di cavalcare l’onda mediatica: «voglio dire che il Governo non ha aspettato le più eclatanti vicende di cronaca per fare la propria parte».
Intervistata dal Qn, Roccella presenta il disegno di legge che “punta sulla prevenzione” attraverso il rafforzamento delle misure cautelari “dall’ammonimento al braccialetto elettronico, fino alla distanza minima di avvicinamento“, ma anche al fissare “tempi rapidi per la valutazione del rischio e la loro applicazione da parte della magistratura”.
Sull’appello di unotà lanciato da Schlein su questo tema, Roccella risponde che “la legge che sta per essere definitivamente approvata ha ricevuto alla Camera l’unanimità“. Oggi stesso il provvedimento ha fatto il bis anche al Senato.
Nel frattempo infatti, in tempi record e all’unanimità, la Commissione Giustizia al Senato ha approvato la legge del Governo contro la violenza sulle donne. Il disegno, anche noto come ddl Roccella, rinforza il “codice rosso”. Il testo passerà ora all’approvazione dell’Aula.
Meloni risponde a Gruber: “io espressione del patriarcato? Senza parole”
Il dibattito scade anche nelle polemiche dopo che ieri sera la giornalista Lilli Gruber nel suo Otto e mezzo ha accostato la figura di Giorgia Meloni a quella del patriarcato. Immediata la risposta della premier sui social: «non so come facciano certe persone a trovare il coraggio di strumentalizzare anche le tragedie più orribili pur di attaccare il governo – scrive postando una foto con la figlia, la mamma e la nonna. – Io sarei espressione di una cultura patriarcale. Come chiaramente si evince da questa foto che ritrae ben quattro generazioni di ‘cultura patriarcale’ della mia famiglia».
La lettera di una sopravvissuta: “nessun minuto di silenzio, bisogna agire”
Sul minuto di silenzio indetto nelle scuole torna anche una 29enne anonima, vittima di violenza da parte dell’ex per 7 anni, che si sfoga in una lettera aperta. «Sono una vittima di violenza di genere, una di quelle che si è salvata, per ora – scrive. – Ho letto del minuto di silenzio indetto oggi in ogni scuola di ordine e grado per Giulia e tutte le vittime di violenza di genere. Non sono d’accordo e mia figlia non parteciperà».
Quanto alla prevenzione, la lettera parla di “fare di più per le vittime di violenza, educare i bambini e le bambine di oggi (uomini e donne di domani) ad affrontare le relazioni, insegnare l’empatia“, a investire di più sui Centri Antiviolenza nonché nella “formazione per le forze dell’ordine e per tutto il personale che è e ruota nei tribunali per evitare la vittimizzazione secondaria“.
«Bisogna agire. Per Giulia, per le altre donne uccise, per noi sopravvissute, per le altre donne e per le nostre figlie».
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/FABIO FRUSTACI