GRANADA UE

Il summit informale della Comunità politica europea

La gestione dei flussi migratori è stata al centro del summit informale della Comunità politica europea a Granada.

I leader dell’Ue hanno firmato all’unanimità la dichiarazione finale tranne la parte relativa ai flussi migratori, che non è stata vidimata da Polonia e Ungheria. Quella parte è stata sostituita da una dichiarazione del presidente del Consiglio europeo Charles Michel, che recita: «la migrazione è una sfida europea che richiede una risposta europea. La migrazione irregolare deve essere affrontata immediatamente e in modo determinato. Non permetteremo ai trafficanti di decidere chi entra nella Ue».

«C’è un’ampia maggioranza nel Consiglio a favore della difesa dei confini esterni dell’Europa e nella lotta agli scafisti – ha poi dichiarato Michel al termine del vertice informale – È necessario affrontare il tema dei visti aprendo un canale legale di ingresso. Sull’altro lato dobbiamo lavorare sui rimpatri. La migrazione va gestita: il patto andrà avanti con il negoziato e sono fiducioso che possa avere successo».

Le parole di Meloni

Il tema è stato affrontato dalla premier Giorgia Meloni in un punto stampa al termine del vertice. «Io sono assolutamente d’accordo a dare nuove risorse (nel nuovo bilancio europeo, NdR) non al capitolo migratorio, all’Africa – ha affermato Meloni – E anche qui bisogna capirsi perché è anche oggetto delle difficoltà che possono esserci con la Tunisia. Noi non possiamo pensare di andare in Africa dicendo ‘vi paghiamo per trattenere un problema che non vogliamo a casa nostra’. Quello che possiamo e dobbiamo fare con l’Africa per ragioni anche geostrategiche è costruire una partnership completamente diversa con i Paesi africani. Non si tratta di mettere risorse per bloccare la migrazione ma per costruire delle partnership strategiche».

La presidente del Consiglio si è detta “molto soddisfatta di quello che sta accadendo a livello europeo. Per chi conosce le dinamiche un po’ di quello che accade qui dentro, oggi obiettivamente ci troviamo in un Consiglio Europeo in cui 27 Paesi sono d’accordo sul fatto che la priorità è fermare l’immigrazione illegale, a partire dalla dimensione esterna”.

«Questo è indubitabile dopodiché bisogna essere bravi nell’implementazione – ha dichiarato Meloni – È la ragione per cui abbiamo organizzato questa iniziativa, che coinvolge anche esponenti al di fuori dell’Ue, ma non dell’Europa, a partire dalla Gran Bretagna di Rishi Sunak, che prevede cose molto concrete che vanno fatte per ottenere alcuni obiettivi, il primo dei quali è combattere le reti dei trafficanti, che ancora oggi vengono definite da vari esponenti del Consiglio e dalla presidente della Commissione Europea come delle organizzazioni criminali, che vanno combattute come tutte le organizzazioni criminali, e un lavoro molto importante e complesso che va fatto sulle cause della migrazione in Africa».

In merito alla posizione di Ungheria e Polonia, Meloni ha affermato che i due Paesi  “sono d’accordo” con la linea italiana sulle gestione dei flussi migratori.

Meloni ha avuto un colloquio con il cancelliere tedesco Olaf Scholz. La premier ha riferito che Scholz ha confermato il “sostegno” della Germania al “lavoro” fatto dall’Italia nei confronti della Tunisia.

«È perfettamente consapevole del fatto che quel lavoro può dare risultati seri – ha dichiarato Meloni – Il lavoro fatto con la Tunisia tutti dicono che deve essere replicato anche in altri Paesi del Nordafrica, e non solo. Non mi risulta che sia stato chiesto di rendere la Tunisia Paese non sicuro. Anzi, io credo che uno dei temi importanti di questo ragionamento sia avere una lista europea dei Paesi sicuri, perché altrimenti la discrezionalità di ciascuno può dare problemi nella capacità dell’Unione di lavorare con queste nazioni. Però ho parlato a lungo con il cancelliere Scholz e mi pare che anche lui sia perfettamente consapevole del fatto che la strategia proposta dall’Italia è l’unica che può essere efficace». A chi chiede se Scholz non abbia sollevato obiezioni sul rispetto dei diritti umani la premier ha risposto: «A me ha detto che bisogna andare avanti con questo lavoro».

Scholz sui fondi di Berlino alle Ong: ha deciso il Bundestag, non il governo federale

In una conferenza stampa a margine del vertice Scholz ha dichiarato di non aver avuto un ruolo diretto nella decisione del finanziamento pubblico tedesco alle Ong per i salvataggi delle persone migranti nel Mediterraneo, evidenziando che i fondi sono stati approvati dal Bundestag e non dal governo federale.

«Non ho presentato la domanda – ha affermato il cancelliere tedesco – Questa è l’opinione che ho, di non aver presentato la domanda. E penso che questo sia inequivocabile».

Media: Berlino verso stop a fondi alle Ong nel 2024

Secondo Bild Berlino vorrebbe bloccare i finanziamenti alle ong nel 2024. La testata ha riferito che nel bilancio 2023 il ministerod egli Esteri tedesco aveva stanziato circa due milioni di euro per le ong.

«Ora il dietrofront: nella stesura del bilancio per il 2024 il ministero non ha nuovamente inserito la nota sui due milioni» ha dichiarato Bild. Alcune fonti della commissione Bilancio avrebbero dichiarato che “non è una svista. La cancelleria è contraria al pagamento ulteriore, e il ministero degli Esteri la pensa allo stesso modo”.

Duda: senza diritto di veto Ue più ingiusta

«L’allargamento dell’Ue costruirà la nostra prosperità, anche l’ingresso di Kiev porterà a un futuro luminoso – ha affermato nelle dichiarazioni finali il presidente polacco Andrzej Duda – Con l’allargamento alcuni credono si debba arrivare a una modifica dei Trattati: rinunciare al diritto di veto, modificare la modalità di voto procedendo a maggioranza qualificata. Sono aspettative che hanno l’obiettivo di rendere più gerarchica l’Ue e noi non possiamo accettare questo, non è l’Ue che noi vogliamo. Porterebbe alcuni Paesi ad avere una voce più forte e altri ad avere una voce più debole o a non avere voce. Sarebbe un’Unione ingiusta, non è accettabile».

di: Francesca LASI

FOTO: ANSA/EPA/Miguel Angel Molina