Il divino, l’amore e la morte. La sua poetica ha polarizzato la scena musicale e ha dato vita a orizzonti perduti che non si scordano mai
Spiegare chi sia stato, cosa abbia fatto e quanto abbia influito nella cultura Franco Battiato è un’impresa di cui sarebbe capace, forse, solo Franco Battiato. Ma Franco Battiato, da due anni, non c’è più. O meglio, da due anni ha abbondato le spoglie con cui ha vissuto una delle sue innumerevoli vite e adesso ne sta vivendo una nuova, chissà dove e chissà come.
L’estro creativo di Battiato dalla Sicilia ha solcato mari e calpestato terre giungendo a luoghi fisici e metafisici, restituendo quanto appreso in questi viaggi nella sua musica, nei suoi testi, nei suoi dipinti, ma anche nei suoi film, nelle sue opere teatrali, nei suoi libri.
Come sostiene Jean-Paul Sartre nell’autobiografia pubblicata nel 1964 – anno in cui Battiato decide di trasferirsi a Milano e tentare la carriera musicale – ai giovani scrittori viene spesso chiesto “avete qualcosa da dire?” intendendo qualcosa che “valga la pena” di essere detto, ma la vera domanda da porre dovrebbe essere: “che aspetto del mondo vuoi svelare, quale cambiamento vuoi apportare al mondo con questa rivelazione?”. La stessa domanda può essere posta alla base dell’opera di Battiato.
Dopo aver iniziato con la sperimentazione – «facevo una musica insopportabile» racconta nel 2002 intervistato da Amanda Lear – nei primi ‘70 decide di cambiare il passo, perché con lucidità capisce che è possibile aprire finestre su altri mondi anche, e forse soprattutto, attraverso la musica pop; ma anche per un’idiosincrasia nei confronti della fossilizzazione, convinto che il mutamento sia insito nell’essere umano e nelle proprie creazioni.
È il 1981 e Battiato esplode come fenomeno con La voce del padrone, un album in cui trovano spazio Centro di gravità permanente, Bandiera bianca e Cuccurucucù, tre canzoni che trattano del senso di smarrimento, ma con un arrangiamento pop che le fa andare in testa alle classifiche. A proposito di Centro di gravità permanente – ma diverrà poi quasi una costante – Franco Battiato decide di dissimulare una leggerezza non sua, spiegando in diverse occasioni come il testo nascesse dall’avventura di un’amica alla ricerca di un parrucchiere per fare, appunto, la permanente. In realtà viene citato Georges Ivanovič Gurdjieff, un mistico, filosofo, maestro di danze greco-armeno vissuto a cavallo tra ‘800 e ‘900, ideatore della dottrina della “Quarta Via” il cui scopo ultimo è lo sviluppo della coscienza e l’evoluzione interiore dell’essere umano.
L’idea alla base delle canzoni di Battiato è quella di dare l’avvio a interrogazioni profonde, ma lasciare la libertà – e, soprattutto, il peso e la fatica che comporta la conoscenza – all’ascoltatore. La forza del cantautore sta tutta nel rielaborare e proporre concetti mutuati da questi – e altri – autori e renderli parte dell’immaginario che condivide con il suo pubblico; si tratta specialmente di concetti legati al sufismo, al buddhismo tibetano, alla meditazione yoga, ma anche alla mistica cristiana (in particolare quella carmelitana). In un’intervista all’Osservatore Romano Battiato ha spiegato: «non sono cattolico, ma non sono buddista e neppure induista» rivendicando la libertà intellettuale di essere, semplicemente, un «uomo religioso e basta». Il tema del divino viene esaminato in diverse sue opere – nel 1988 in E ti vengo a cercare canta la sua ricerca dell’«Uno al di sopra del Bene e del Male» – e in diverse interviste Battiato spiega la sua visione puramente spirituale della divinità.
In più di un’occasione Battiato si confronta con l’amore, come sostiene in un’intervista a Video 3: «non è una cosa facile amare le persone. Amare vuole dire non aspettarsi niente indietro, se uno si aspetta una cosa non è più amore. È quel dare senza neanche farsene accorgere, allora sì che ha senso». La sua idea di amore è il tema di una delle canzoni più famose del cantautore siciliano, La cura, uscita nel 1996. Nel novembre di quell’anno Battiato è ospite di Maurizio Costanzo al suo Show e risponde a una domanda di Valerio Mastandrea proprio sul significato di questa canzone: «è un tentativo di descrivere quel sentimento che a diversi livelli hanno sempre provato tutti, da quando esiste il mondo. Quello di proteggere il proprio amato o la propria amata a tal punto da non farlo neanche invecchiare, quindi lasciarlo intatto». La particolarità de La cura è che nel testo non viene mai fatto riferimento esplicito all’amore, che rimane come un fil rouge non detto che tiene insieme ogni singola parola, e l’io lirico si rivolge sempre a un indefinito altro da sé con la promessa di dedicargli la propria intera esistenza. La cura fa parte del disco L’imboscata, il secondo lavoro confezionato insieme a Manlio Sgalambro, filosofo che ricopre un ruolo molto importante nell’opera di Battiato e con cui collabora a lungo.
Altro tema ricorrente è quello della morte, presente nelle opere di Battiato già dagli anni ‘80, che torna a riproporsi maggiormente nell’ultima fase della sua vita: nel 2012 nella sua Testamento scrive: «mi piaceva tutto della mia vita mortale, noi non siamo mai morti, e non siamo mai nati», l’ultimo verso viene ripreso nel 2014 all’interno del suo documentario incentrato tutto sul tema della morte nelle diverse concezioni spirituali in Oriente e Occidente Attraversando il Bardo. Sempre nel 2012 intervistato da Repubblica Franco Battiato sostiene: «gli umani esistono, ma non muoiono come si pensa. Ci si trasforma. Non posso affermare di non avere paura della morte, ma sto lavorando per essere degno di un passaggio di un essere umano da una dimensione all’altra». Nel 2019 nella sua ultima canzone pubblicata, Torneremo ancora, canta: «la vita non finisce, è come il sogno, la nascita è come il risveglio. Finché non saremo liberi torneremo ancora» ponendo l’accento anche sulla sua convinzione radicata e profonda della reincarnazione.
Nella sua ultima intervista Battiato alla domanda quale fosse la sua canzone che lo rappresenta di più risponde Le nostre anime, scritta nel 2015, una canzone d’amore che termina con il verso «le nostre anime cercano altri corpi in altri mondi, dove non c’è dolore, ma solamente pace e amore» cantato a piena voce e racchiude tutte le tematiche più importanti per Battiato.
I messaggi veicolati nelle sue canzoni, la capacità di mutare senza mai tradirsi e la creazione di una grammatica artistica nuova sono gli elementi che più mancano a questo mondo da quando Battiato ha deciso di passare a un’altra dimensione. Ma chissà quali nuovi orizzonti starà osservando adesso, e con quali occhi, Franco Battiato e chissà cosa starà creando, là tra le scie delle Comete, avanguardie di un altro sistema solare.
Foto: ANSA/CLAUDIO ONORATI/DRN