Mentre Giorgi confessa il suo ruolo, l’inchiesta della giustizia belga potrebbe coinvolgere oltre 60 eurodeputati e Metsola promette “nessuna impunità”
Una segnalazione arrivata dagli Emirati Arabi Uniti all’intelligence del Belgio avrebbe dato il via all’inchiesta sul Qatargate che sta scuotendo l’Europa. Le autorità belghe, poi, avrebbero lavorato per mesi con i servizi segreti di altri cinque Paesi, ma non con quelli dell’Italia, “che sarebbero stati esclusi dall’operazione nonostante tutto sembri ruotare attorno a figure di nazionalità italiana”.
A ricostruire la dinamica dell’indagine è il Corriere della Sera secondo il quale la soffiata “ha portato gli 007 sulle tracce di un centro di studi del Marocco a Bruxelles dietro il quale si nascondeva una centrale di spionaggio. I servizi belgi hanno appurato che il centro culturale aveva collegamenti con l’ambasciatore marocchino in Polonia Abderrahim Atmoun che nelle carte dell’inchiesta è citato come colui al quale Panzeri doveva affidare dei regali da lui ricevuti affinché fossero trasferiti in Marocco“.
Intanto la Procura europea chiede la revoca dell’immunità per Kaili e Spyraki.
Eurodeputati vogliono fuori i rappresentanti del Qatar
Il Parlamento europeo ha votato un testo in cui si chiede di sospendere tutti i lavori legislativi relativi a Doha e “l’accesso” all’Eurocamera “dei rappresentanti d’interessi del Qatar fino a quando le indagini giudiziarie non faranno chiarezza“.
Metsola: “non si spazzerà la polvere sotto i tappeti”
Mentre la premier italiana Giorgia Meloni chiede una “reazione ferma e decisa” dopo lo scandalo Qatargate, non fa sconti la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, che al suo arrivo al Consiglio europeo a Bruxelles annuncia che non ci sarà impunità.
«Le accuse che coinvolgono il Parlamento europeo sono un colpo alla democrazia e a tutto ciò su cui abbiamo lavorato per molti anni. Ci vogliono anni per costruire la fiducia, ma solo un momento per abbatterla – ha esordito. – Naturalmente parlerò anche delle accuse penali che coinvolgono il Parlamento europeo, che sono un duro colpo per la democrazia e un duro colpo per tutto ciò su cui abbiamo lavorato per molti, molti anni, ci vogliono anni per creare fiducia e solo per un momento per abbatterli Quindi il mio messaggio sarà che non ci sarà impunità. Non si spazzerà la polvere sotto i tappeti. Non ci sarà ‘business as usual’», ha detto, decisa. «Farò tutto il possibile, insieme ai miei colleghi, per ripristinare la posizione della casa della democrazia come un’istituzione che prende decisioni pulite, trasparenti e non in vendita ad attori stranieri che volevano indebolirci», ha aggiunto.
E intervenendo sul tema dei Mondiali – che in questo momento si stanno svolgendo proprio in Qatar – ha detto: «sono stata invitata, ma ho rifiutato perché ho delle preoccupazioni su quel Paese. Ho avuto due incontri con i rappresentanti del governo del Qatar a Bruxelles dove ho ricevuto gli inviti che ho rifiutato».
Giorgi confessa il Qatargate
Gestiva i contanti: era questo il ruolo, confessato da Francesco Giorgi, compagno dell’ex vicepresidente dell’Europarlamento Eva Kaili, nell’organizzazione criminale utilizzata dal Marocco e da Doha allo scopo di interferire e condizionare negli affari europei. Lo rivela il quotidiano francofono belga Le Soir in base a documenti visionati insieme a La Repubblica.
Giorgi, che al momento si trova in carcere con le accuse di corruzione, riciclaggio di denaro e partecipazione a un’organizzazione criminale, si è detto pentito, consapevole di aver fatto qualcosa di illegale. Avrebbe anche indicato gli europarlamentari del gruppo S&D Andrea Cozzolino e Marc Tarabella come possibili sospetti che avrebbero preso soldi tramite Antonio Panzeri, un altro incriminato.
Stando ai documenti visionati, Panzeri, Cozzolino e Giorgi sarebbero stati in contatto con la Dged (il servizio di informazione esterna marocchino) e con Abderrahim Atmoun, l’ambasciatore del Marocco in Polonia. Il Qatar, dal canto suo, ha sempre negato il suo coinvolgimento, respingendo qualsiasi ipotesi relativa ai tentativi di corruzione degli eurodeputati per avere un trattamento di favore.
L’inchiesta che sta scuotendo l’Europa nel suo cuore, intanto, potrebbe allargarsi ulteriormente. Secondo i media greci potrebbero essere più di 60 gli eurodeputati coinvolti nelle indagini. Ieri la corte belga ha deciso che Giorgi e Panzeri resteranno in carcere mentre per Nicolò Figà-Talamanca è stato disposto il regime di sorveglianza con braccialetto elettronico. L’udienza per Kaili è stata spostata, su sua richiesta, al 22 dicembre.
di: Alessia MALCAUS
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