Le proteste dei cittadini spagnoli contro il turismo di massa non cessano: pochi giorni fa la volta di Malaga
Una città dalle spiagge animate, dagli straordinari monumenti e dai rinomati musei. Una città perfetta per una vacanza all’insegna della cultura, delle giornate al mare e della vita notturna frizzantina. Potrebbe essere questa la presentazione di Malaga, la capitale della Costa del Sol che conta poco più di 500 mila abitanti ma che di recente non se la sta passando benissimo a causa dell’eccessivo turismo. Se infatti da un lato questo porta soldi e prosperità, dall’altro ha un costo piuttosto elevato per i locals che si vedono obbligati ad ospitare turisti nell’arco di tutto l’anno grazie alle favolose temperature che rendono la città una meta desiderata anche in inverno. Esasperati dalla situazione, gli abitanti della cittadina protestano da ormai diverso tempo, aggiungendosi a quelli di altre zone spagnole che hanno deciso di intervenire contro il turismo di massa. Come? Chiedendo di soffocare la nascita di case vacanza con una legge comunale volta a limitare le nuove licenze alle proprietà con ingresso indipendente.

Per saperne di più, abbiamo intervistato Fulvia Greco, fondatrice e CEO di Vistamar Homes, agenzia immobiliare a Marbella, località balneare della Costa del Sol.
Da sempre Malaga è una delle città più turistiche della Spagna, ma negli ultimi anni la situazione è sfuggita un po’ di mano. Dal suo punto di vista, per il lavoro che svolge, cos’è cambiato, quando e come?
«La realtà di Malaga è cambiata durante e post covid, quando si è iniziato a promuovere il lavoro da remoto. Tutti coloro che avevano acquistato case vacanza e che avevano (e hanno) la possibilità di lavorare dal proprio appartamento, lo hanno quindi fatto. Poi si sono aggiunti coloro che ancora non avevano una casa sulla costa ma desideravano averla per vivere in una zona soleggiata e con un’alta qualità di vita».
A causa del troppo turismo, quindi, sabato scorso moltissime persone hanno manifestato per l’aumento degli affitti e dei prezzi delle abitazioni. Qual è la sua opinione, è davvero così invivibile?
«La situazione affitti è ormai ingestibile su tutto il territorio della Costa Del Sol: purtroppo i prezzi degli affitti e anche delle proprietà in vendita si basano sul potere d’acquisto degli stranieri che arrivano con una moneta più forte rispetto all’euro o con un reddito molto più alto rispetto alla media Spagnola, rendendo quindi il mercato inaccessibile alla gente del posto. Chi può paga offrendo cifre sempre più alte, mentre gli altri rimangono a casa con i genitori – ha continuato Fulvia – Non esistono quasi più affitti a lunga durata perché si cerca di metterli a rendita il più possibile con quelli turistici, situazione che ha alimentato il fattore mancanza di proprietà in affitto, agevolato poi dalla legge nazionale che promuove la possessione abusiva delle abitazioni. Essendo un mercato libero ognuno fa quello che vuole ed i prezzi aumentano perché sono basati sul potere economico di altre nazioni: una condizione veramente fuori controllo che ha portato all’impotenza della popolazione locale. L’aumento di prezzi ormai prevale su tutto, anche andare a bere un caffè nel solito posto non è più come prima, ancora peggio adesso che i prezzi degli affitti sono alle stelle. L’economia del sud della Spagna, un po’ come quella del sud Italia, si basa per gran parte sull’affluenza turistica estiva, gli stipendi sono bassi rispetto ad altre città Europee. Ci si dimentica che la gente locale non è in vacanza e che non può permettersi prezzi così tutto l’anno. Esiste una vera e propria invasione di turista di lusso in alcune zone, e di persone che arrivano da altri paesi per cercare lavoro e ricominciare qui con il sogno di trovare una vita migliore. Si sono trasferite tantissime famiglie italiane e molti giovani che hanno speso i risparmi di tutta una vita per mettere in piedi una piccola attività, ma poi la maggior parte di loro se ne torna a casa con niente in mano. Vengono qui pensando che l’economia sia più forte che in Italia, e che sia facile ricominciare, ma in realtà si creano dei ghetti perché lo spagnolo medio è chiuso, e forse a questo punto anche stanco di essere invaso da così tante nazionalità diverse».

La ribellione dei residenti
Pochi giorni fa migliaia di persone hanno manifestato nel centro di Malaga contro l’aumento degli affitti e dei prezzi delle case. Alla protesta, che è stata organizzata dal Sindacato dei residenti, hanno partecipato circa 15 mila persone. Circa 20 anni fa, la cittadina attraeva mezzo milione di turisti, praticamente tutti di passaggio per centri della regione come Siviglia e Cordoba; oggi, anche grazie ad un processo di riqualificazione, Malaga è diventata una delle città più gettonate della Spagna. Recentemente la città dell’Andalusia ha registrato un boom delle abitazioni turistiche: nel 2016 ce n’erano circa 846, nel 2024 sono oltre 12 mila, circa il 1.400% in più. In tutta la nazione, invece, secondo i dati pubblicati lo scorso febbraio dall’Istituto Nazionale di Statistica, sono più di 350 mila. Si tratta di informazioni che rendono Malaga automaticamente la città della Spagna con più appartamenti turistici, il 2,7% di tutte le sue proprietà sono rivolte ai visitatori, rispetto alla media nazionale dell’1,33%.

Manifestazioni contro il troppo turismo si sono verificate anche alle Canarie, alle Baleari e a Barcellona: lo slogan di quella della cittadina della Costa del Sol è stato “Malaga per vivere, non per sopravvivere“. «Sembra di essere a Berlino, Barcellona o New York, sembrano città copia e incolla e ciò fa aumentare i prezzi. Non si può con uno stipendio medio pagare un affitto qui a Malaga. È una missione impossibile», ha detto una residente. Gli abitanti del posto sono costretti a trasferirsi fuori città per pagare meno oppure sono obbligati a spendere molto di più per rimanere in centro, nel caso in cui si riesca a trovare una casa per affitto a lungo termine. I prezzi degli immobili hanno superato notevolmente i picchi del 2007 e non accennano a fermarsi. L’incremento delle case destinate agli affitti brevi crea infatti una crisi degli alloggi ma anche una rapida scomparsa di negozi e botteghe per far spazio a bar, ristoranti e souvenir che puntano a rimanere aperti fino a notte tarda. Il 72% degli abitanti di Malaga, secondo un sondaggio svolto dall’Università di Malaga, considera il turismo come un effetto negativo o molto negativo sulla disponibilità di case per la popolazione.
In particolare è diventato famoso il caso riguardante un ristoratore, Dani Drunko, proprietario del noto locale Drunk-O-Rama, che è stato sfrattato dall’abitazione in cui viveva perché trasformata in un bed & breakfast. Nonostante abbia infatti offerto al proprietario una cifra d’affitto molto superiore, e abbia addirittura chiesto di poter acquistare l’immoblire, è stato cacciato. La vicenda è stata condivisa sui social dallo stesso Drunko che ha lanciato anche una “call to action” ai connazionali chiedendo di aiutarlo e unirsi alla protesta. L’idea lanciata dal ristoratore è stata quella di suggerire alcuni slogan ironici contro il turismo che includessero la sigla “AT” (apartamento turístico): tra questi hanno poi selezionato i migliori e creato degli adesivi da spargere per la città. Sono stati attaccati su targhe e vicino a portoni del centro storico con frasi contenenti le stesse due lettere dal significato però differente: “Apestando a Turista” (“puzza di turista”), oppure “AnTes una familia vivía aquí” (“in passato una famiglia viveva qui”) e “AnTes to esto era centro” (“prima questo era centro”). Anche diversi politici hanno apprezzato gli adesivi indirizzati al sindaco di Malaga, Paco de la Torre, del partito conservatore Partido Popular.
Non solo Malaga, non solo Spagna
Malaga e la Costa del Sol non sono però gli unici territori della Spagna ad essere presi d’assalto dai turisti: alla cittadina si uniscono Barcellona, Madrid, Siviglia, Valencia, San Sebastian e Gijón. E poi le Isole Baleari, in particolare Maiorca, dove già la scorsa estate comparvero cartelli davanti alle spiagge più note che riportavano scritte come «attenzione alle meduse pericolose» e «attenzione, rocce che cadono». Cartelli scritti in inglese che però riportavano una “traduzione” spagnola per informare i locali che gli avvisi non erano reali: «il problema non è la caduta di massi, è il turismo di massa» e «spiaggia aperta tranne che per gli stranieri e le meduse». Anche alle Canarie la situazione rimane la stessa, lì è molto frequente vedere scritte sui muri che impongono ai turisti di tornarsene nel loro Paese. A Tenerife il disagio non è solo legato alle masse di stranieri ma anche all’accesso all’acqua: l’isola ha infatti da poco dichiarato lo stato di emergenza idrica. Si tratta di una situazione che ha scatenato le ire degli abitanti i quali hanno spiegato come le zone più turistiche dell’isola consumino fino a 6 volte più acqua delle aree residenziali.
Ma il problema del turismo di massa non riguarda solo la Spagna, colpisce anche altre parti del mondo, e le critiche e le offese non se le prendono solo gli stranieri ma anche le amministrazioni cittadine che autorizzano l’aumento del costo della vita e lo spopolamento dei centri storici. Tra i luoghi da citare ci sono New York e Parigi: lo scorso settembre la metropoli statunitense ha messo fuori legge il mercato degli affitti brevi, mentre quella francese ha dichiarato che se superato il limite annuale di 120 giorni, l’appartamento viene considerato automaticamente una struttura alberghiera. Nella nostra bella Firenze, nel luglio del 2023, è stata approvata una delibera per impedire l’apertura di nuovi Airbnb e residenze ad affitto breve nel centro storico; ad Amsterdam, da circa un anno si scoraggia l’arrivo di turisti che possano in qualche modo essere un problema per l’ordine pubblico; a Kyoto è stato di recente vietato ai turisti di accedere ai vicoli privati del quartiere di Gion, tra le mete turistiche preferite della città dove si trovano le antiche sale da tè nelle quali si esibiscono le geishe.
Il caso Barcellona
È recentissima anche la decisione del sindaco di Barcellona, Jaume Collboni, di non rinnovare nei prossimi anni le licenze di più di 10 mila appartamenti che oggi vengono affittati a breve termine ai turisti. «Quei diecimila appartamenti saranno utilizzati dai residenti della città o saranno messi sul mercato per l’affitto o la vendita», ha aggiunto il sindaco. Se il decreto verrà ufficialmente approvato, dal 2029 nella città della catalogna non potranno più esistere appartamenti per affitti brevi ai turisti, ma soltanto hotel o bed & breakfast tradizionali. Collboni ha sottolineato come gli affitti di Barcellona siano aumentati del 68% negli ultimi 10 anni, mentre il costo degli acquisti del 38%. La ministra spagnola per le Politiche territoriali, Isabel Rodríguez, ha comunicato di appoggiare la decisione del sindaco, perché «è necessario compiere tutti gli sforzi necessari per garantire l’accesso agli alloggi a prezzi accessibili».
La probabilità che le persone che ora hanno le licenze per gli alloggi turistici si preparino a fare causa contro la città, è molta alta; la misura potrebbe quindi essere sospesa in attesa dell’esito del potenziale procedimento giudiziario. Barcellona non ammette la registrazione di nuovi appartamenti adibiti alla locazione turistica dal 2014. Ma c’è chi è negativo: l’associazione dei locatori Apartur ha infatti dichiarato che non pensa che l’eliminazione delle locazioni turistiche possa risolvere il problema, ma che «causerà piuttosto la proliferazione dell’offerta illegale».
di: Alice GEMMA
FOTO: ANSA FOTO/EPA/MARIA ALONSO