Ai Weiwei, artista contemporaneo e sostenitore dei diritti umani, torna in America con la sua prima retrospettiva al Seattle Art Museum: una vera e propria immersione nel mondo dell’inventore del “Pop attivismo”

Potremmo definirlo un cinese alla scoperta dell’America ma non sarebbe del tutto vero perché nel 1983, guidato dalla sua passione per l’arte, Ai Weiwei lasciò la patria per trasferirsi negli Stati Uniti dove frequentò la Parson School of Design e la Art Students League of New York. È un artista, attivista e architetto classe ‘57 che, celebre per l’ideazione di opere provocatorie e il suo continuo battersi per i diritti umani, dopo ben 10 anni tornerà con una grande mostra personale al Seattle Art Museum, nello Stato di Washington. Qui, dal 12 marzo al 7 settembre 2025, verrà esposta la retrospettiva Ai, Rebel: The Art and Activism of Ai Weiwei, un insieme di circa 100 lavori che avranno il fine di ricomporre il linguaggio ribelle e l’attivismo politico che lo contraddistinguono. L’esposizione sarà curata da Foong Ping, responsabile di arte cinese del museo, la quale ha comunicato la volontà delle opere d’arte di esprimere i momenti principali della vita passata di Ai e dei suoi conflitti individuali, ponendo domande come: “Perché continuiamo a guardare le sue opere? Cosa le rende così impattanti?”.
La mostra vuole essere un’importante manifestazione non solo per Weiwei, ma anche per lo scenario artistico statunitense, donando la possibilità di scoprire e fare tesoro del lavoro di uno dei più autorevoli maestri contemporanei. L’artista è noto nel mondo per la creazione di opere che abbracciano gesti provocatori, come la distruzione di antichi vasi cinesi, la presenza del dito medio, sculture fatte di Lego, luoghi occupati da semi di girasoli e biciclette, enormi alberi in legno, e l’influenza (negli anni ‘80 e ‘90) di Andy Warhol e Marcel Duchamp su tematiche riguardanti la crisi dell’AIDS e l’immigrazione. «La mia vita è profondamente intrecciata con la mia espressione artistica – ha dichiarato Ai Weiwei. – Vivere nel mondo di oggi, avere l’opportunità di trasmettere le complessità e le profondità della nostra epoca attraverso la prospettiva di un artista è un privilegio che apprezzo profondamente. Non vedo l’ora di prendere parte a questa mostra, che spero susciti interesse e riflessione tra i partecipanti».

L’opera, composizione ed esposizione interattiva “Sunflower seeds” all’Israel Museum di Gerusalemme

Tra le opere esposte ci saranno quelle più simboliche della sua carriera. La prima da menzionare è Sunflower seeds presentata al Tate Modern dal 2010 al 2011. Non si tratta solo di una composizione, ma di un’esperienza interattiva, il pubblico infatti si trova di fronte ad una distesa di circa 100 milioni di semi di girasole di porcellana creati a mano da 1.600 artigiani della città di Jingdezhen. Ai visitatori, che possono camminare, toccare e raccogliere questi semi, si dà l’opportunità di riflettere sulle tematiche dell’unicità dell’individuo (rappresentata dai semi), del potere dell’impegno collettivo e della produzione di massa (massificazione alienante). “Semi di Girasole” richiama anche Mao Tse Tung, rivoluzionario cinese che veniva spesso associato al sole attorno al quale il popolo, rappresentato nella forma di girasoli, ruotava intorno. Nella prima esposizione migliaia di questi semi vennero sottratti dai visitatori ma, a seguito di un appello pubblico effettuato dai curatori dell’installazione, vennero riconsegnati ed esposti alla mostra Couriers of Taste alla Danson House del 2013. La ribellione dell’artista cinese è ben visibile in Dropping a Han Dynasty Urn, opera compiuta tramite lo scatto di tre fotografie in bianco e nero nelle quali Ai Weiwei getta a terra un’antica urna preziosa distruggendola completamente. Un gesto forte che spinge a riflettere sulle tradizionali nozioni di conservazione della cultura, del patrimonio artistico e della natura transitoria del valore. Si dice che per realizzarla ci siano voluti due tentativi, quindi due urne: gli scatti della prima prestazione non erano adeguati alle aspettative dell’artista. Proseguendo, un atto piuttosto rivoluzionario nei confronti delle istituzioni è poi manifesto nella serie fotografica Study of Perspective eseguita dall’attivista tra il 1995 e il 2003: in quest’ultima il pubblico scorge il braccio sinistro dell’artista proteso in avanti con il dito medio alzato. Sono immagini che incentivano le persone a mettere in discussione il loro assenso nei confronti dei governi, a battersi per la libertà di parola, per l’emancipazione del popolo e per i valori della democrazia. Tracce poi della cultura pop sono presenti nell’Han Dynasty Urn with Coca Cola Logo, composizione datata 1997 che presenta un vaso dell’era neolitica adornato con il logo della Coca-Cola. È il contrasto di due pianeti differenti: da un lato la mercificazione dell’arte, dall’altro la sfaccettatura scherzosa che l’impatto della globalizzazione ha sulla tradizione. Qui il pensiero vola verso il significato dei simboli culturali. E per concludere, sarà presente l’esplorazione del regno animale attraverso l’installazione Circle of Animals/Zodiac Heads (2010), una sequenza di 12 teste di animali in bronzo che si riallaccia al tradizionale zodiaco cinese. Sono sculture stravaganti che possiedono differenti personalità e che sono comparse in molti territori del mondo per diffondere il concetto dell’identità culturale e del linguaggio universale della creatività. Oltre a quelle già citate, poi, verranno mostrate opere mai esposte in America, tra queste Marble Sofa (2011) e The Rape of the Daughters of Leucippus in Untitled (2020).

La serie fotografica “Study of Perspective” esposta al Palais de Rumine di Losanna, Svizzera. Crediti: ANSA/EPA/VALENTIN FLAURAUD

Ancora oggi Ai Weiwei è protagonista di controversie con il Governo cinese che negli anni passati l’ha punito più volte per i suoi ideali. Nato e cresciuto in una famiglia di letterati (il padre era uno dei maggiori poeti cinesi), ha lottato fin dall’infanzia per i diritti civili prendendo sicuramente come esempio i genitori che, a causa dell’aperta opposizione al regime maoista, vennero rinchiusi nel campo di lavoro di Xinjiang. Per l’artista i guai con le istituzioni iniziarono nel 2007, quando guidò alcune proteste contro le Olimpiadi. L’anno seguente venne picchiato dalla polizia per aver manifestato a seguito del terremoto di Sichuan (2008) nel quale rimasero coinvolti oltre 80.000 cinesi, tra cui circa 5.000 ragazzi; nel 2011 venne arrestato all’Aeroporto di Pechino e vennero sequestrati la moglie, gli assistenti e moltissimi oggetti personali trovati scandagliando la sua abitazione (venne poi rilasciato su cauzione dopo due mesi e mezzo); nel 2012, poi, lo accusarono di possesso e divulgazione di materiale pornografico obbligandolo a saldare una multa di un milione e 500 mila euro, e infine, di recente, è avvenuta la posticipazione di una delle sue mostre dopo essersi espresso su Israele e Hamas. La responsabile d’arte del museo di Seattle, Foong Ping, ha garantito che la mostra che si terrà nel 2025 non si sottrarrà dall’affrontare queste tematiche, riconoscendole come parte integrante dell’attività di Ai che di fronte a tutti questi episodi non si è mai dato per vinto. Weiwei ha sempre portato avanti pensieri e ideali rappresentandoli nella sua arte la quale ha riscosso un enorme successo in Europa, in America e in Oceania. Dal 2008 ad oggi le sue collezioni artistiche sono state ospitate nei santuari dell’arte mondiale, tra cui la Biennale di Venezia, Documenta 12 di Kassel, la Haus der Kunst di Monaco e il Tate Modern Turbine Hall di Londra.

La sua arte non incanta solo per la bellezza visiva, ma anche e soprattutto per l’affascinante profondità dei concetti che emana e per l’emergere di un impegno sociale. «Senza libertà di parola non può esistere un mondo al passo coi tempi. Esso sarà solo barbaro e selvaggio», è questo il pensiero che vuole diffondere. Si tratta quasi di uno stile di vita con il quale, malgrado il soffocamento della dittatura comunista, Ai Weiwei realizza un invidiabile lavoro sociale e artistico da oltre 30 anni.