Dopo la tragedia del Titan, una nuova missione è alle porte e il settore del turismo sottomarino non smette di essere al centro del dibattito
A un anno dall’implosione del sommergibile Titan, il settore del turismo sottomarino sembra non essere andato in crisi. I due miliardari statunitensi Larry Connor, investitore immobiliare, e Patrick Lahey, co-fondatore di Triton Submarines, stanno organizzando una spedizione negli abissi dell’Oceano Atlantico del Nord con lo stesso obiettivo delle persone che persero la vita nel sommergibile della OceanGate: raggiungere nuovamente il relitto del Titanic. Mentre sono in corso i preparativi della missione, sorgono forti dubbi sull’aspetto della sicurezza, chi certifica veicoli come questi? Quali sono i protocolli per verificarne l’affidabilità? E soprattutto, ne vale davvero la pena, considerati i rischi? Tra materiali all’avanguardia ed innovazioni tecnologiche, il mondo delle esplorazioni sottomarine è un enigma piuttosto intricato, in cui il confine tra curiosità e pericolo è ancora troppo sottile.
Per soddisfare alcune nostre curiosità legate a questo settore, ci siamo rivolti ad un esperto, Sergio Cappelletti, presidente della Drass Underwater Technology and Defence, azienda che produce sottomarini compatti e veicoli per forze speciali. Nel corso dell’articolo, quindi, saranno inserite alcune sue risposte.
Nuovo sommergibile in arrivo
“Il sommergibile più sicuro ed efficiente di sempre”, così Larry Connor definisce il progetto legato al suo sottomarino, ma è davvero così? Prima della tragedia del Titan, nessuno aveva mai perso la vita pilotando o stando a bordo di un sommergibile, un dato che dava grande fiducia nel settore. L’episodio di un anno fa, invece, ha danneggiato l’immagine di questa tipologia di turismo e appannato le impressioni e le percezioni pubbliche dei tentativi di innovazione. L’obiettivo di Connor e del suo amico Lahey è quindi attualmente quello di creare un’imbarcazione che possa facilmente raggiungere le profondità del Titanic in maniera ripetuta e sicura; una ricerca scientifica che verrà condotta sul sito, a bordo di un sommergibile per due persone che la società Triton presenterà nell’estate del 2026. Il mezzo è ancora in fase di progettazione e si poggerà sul disegno di un sommergibile già esistente a cui Patrick Lahey sta lavorando da alcuni anni. Sul sito della società il Triton 4000/2 Abyssal Explorer viene descritta come un’imbarcazione con scafo in acrilico capace di raggiungere profondità di 4.000 metri, in meno di due ore, un tempo decisamente più rapido rispetto al passato. «Sarà il primo sottomarino con scafo in acrilico a raggiungere tali profondità – ha dichiarato il miliardario al New York Times – Non è solo un viaggio verso il Titanic, è una missione di ricerca», ha aggiunto Larry Connor. La struttura dei due mezzi anfibi è diversa da quella del Titan per numerosi punti di vista: quello più esplicito è la rivoluzionaria sfera creata in materiale acrilico e realizzata da un singolo pezzo, un’innovazione tecnica che consentirebbe ai suoi ospiti di beneficiare di un panorama mozzafiato senza alcuna distorsione ottica, assicurando una robustezza maggiore (pareti di circa 40 centimetri) rispetto alle soluzioni più classiche. Tutte qualità, queste, che con la resistenza alla pressione sottomarina e la trasparenza, dovrebbero concedere ai passeggeri un’esperienza all’insegna di unicità, per l’ampia visuale attorno a sé, e per la sicurezza. Il veicolo verrà creato seguendo i più alti standard di sicurezza e di tecnologia: gli ingegneri della Triton Submarines hanno infatti analizzato nelle minime parti l’incidente del Titan studiando gli errori che hanno portato alla strage. Lahey, che era stato molto critico verso l’approccio che aveva seguito la OceanGate, vuole così sottolineare l’importanza di avere delle certificazioni all’altezza e di avere una pianificazione meticolosa.
Nonostante la brutta fine del Titan, da parte di alcune aziende, c’è quindi ancora la voglia e la volontà di organizzare spedizioni per visitare il relitto del Titanic, cosa ne pensa?
«Penso che queste operazioni debbano essere riservate alla ricerca scientifica da parte di governi o grandi aziende che hanno molto da perdere in caso di incidenti, e che pertanto devolvono alla sicurezza un elevato budget senza compromessi. Operazioni commerciali di piccolo cabotaggio, quindi mirate a massimizzare il profitto a breve termine prendendo dei rischi, saranno sempre orientate e percorrere il filo del rasoio. È importante che mezzi di questo tipo siano certificati nella costruzione e verificati nella manutenzione da un apposito Registro di Classifica. Poi, come per altre attività ad elevato rischio, come il parapendio ed il bungee jumping, ognuno è libero di dare un prezzo alla propria vita e prendere dei rischi. Per quanto riguarda la Drass, con oltre 100 anni di storia, abbiamo imparato che massimizzare la sicurezza propria e dei nostri clienti è un fondamento a cui non rinunciare», ha detto Cappelletti.
Negli anni passati la Triton aveva già stabilito dei record notevoli arrivando a quasi 11 chilometri di profondità nell’Oceano Pacifico, sul fondo della Fossa delle Marianne, oltrepassando in questo modo un ragguardevole traguardo nel mondo dell’ingegneria subacquea e dell’evoluzione tecnologica. In quell’occasione era riuscito a coniugare una batteria da 40 kWh, in grado di assicurare fino a 12 ore di autonomia, a quattro propulsori elettrici principali e quattro ausiliari, ognuno con una potenza di 5,5 kW. L’utilizzo del mezzo, che avrà un costo di produzione intorno ai 20 milioni di dollari, sarà riservato esclusivamente a missioni specifiche e non a viaggi commerciali come invece aveva proposto la OceanGate; lo scopo dei due miliardari sarebbe quello di rilanciare l’interesse per l’esplorazione subacquea privata, un settore fortemente colpito dalla tragedia dello scorso anno, riattivando così la fiducia persa negli appassionati del settore.
A luglio un’altra spedizione
Anche l’azienda RMS Titanic non si è data per vinta, ed ha organizzato per il mese di luglio un’altra spedizione, la quale dovrebbe raggiungere anch’essa il relitto del Titanic con lo scopo di analizzarne e valutarne lo stato e per poi poterlo confrontare con le rilevazioni fatte nel 2010. Nello specifico sarà valutato lo stato della sala telegrafi anche se la zona attorno a questa è particolarmente compromessa e rischierebbe il collasso. La missione sarà condotta negli abissi da due veicoli autonomi: la società, dalla tragedia, ha infatti smesso di utilizzare veicoli guidati dalle persone.
Il settore del turismo sottomarino
La vicenda del Titan fece scoprire il mondo del turismo sottomarino per la prima volta a moltissime persone. Si tratta però di un settore che ha costi elevatissimi e di conseguenza che può essere usufruito soltanto da persone super ricche. Ad oggi, quasi tutte le aziende che dedicano il loro business a questo tipo di esplorazioni lo fanno concentrandosi sulla generazione di veicoli controllati a distanza. Si tratta di robot provvisti di sensori, apparecchiature scientifiche, bracci meccanici, telecamere, spesso interconnessi a una nave di supporto attraverso un cavo da dove gli operatori li manovrano grazie a dei joystick e a degli schermi in collegamento video. Secondo Robert D. Christ, esperto del settore, intervistato dal New York Times, i mezzi sottomarini autonomi presenti in tutto il mondo sarebbero qualche migliaio; soltanto un centinaio di questi sarebbe veramente in grado di arrivare alla profondità di 4000 metri. I veicoli che invece sono capaci di trasportare gli umani sarebbero molti meno: circa 200, e solo una decina può superare la profondità in questione.
I mezzi automatici hanno grossi vantaggi per quanto riguarda l’aspetto della sicurezza e sono infatti quelli più utilizzati nelle missioni di ricerca scientifica. Tyler Schilling, fondatore dell’azienda produttrice di robot sottomarini, Schilling Robotics, ha dichiarato al quotidiano statunitense di essere fortemente sorpreso dal fatto che i sommergibili pilotati dagli umani vengano ancora costruiti. Secondo lui, infatti, “l’unica risposta ragionevole è che le persone vogliono l’avventura”.
E sull’argomento ci ha detto la sua anche Sergio Cappelletti: «Come azienda, non siamo mai stati impegnati nel campo del turismo sottomarino nonostante i mezzi che produciamo siano equipaggiati con sistemi e tecnologia sicuramente superiori di quelli del settore turistico. Questo perché l’impiego in ambito privato, con la tentazione di ridurre i costi, sottovalutare i rischi ed impegnare personale non idoneamente qualificato, aumenta il livello di rischio. Un eventuale incidente si rifletterebbe poi sul nome dell’azienda costruttrice a prescindere dall’imperizia dei manutentori o conducenti. Inoltre, ci troveremmo a competere con costruttori che possono semplificare al massimo i mezzi per ridurre i costi, e che risulterebbero più competitivi di noi. La sicurezza in questi prodotti è visibile al portafoglio ma invisibile all’occhio, essendo il cliente spesso non qualificato».
Anche tra chi invece è d’accordo con i viaggi subacquei commerciali, c’è la richiesta di avere maggiori controlli di sicurezza: negli USA le certificazioni di sicurezza per le imbarcazioni private non sono obbligatorie ma fortemente raccomandate. La OceanGate aveva espressamente comunicato di non averle chieste per il Titan ritenendo che il veicolo fosse in ogni caso molto più sicuro di altri sommergibili, quando invece non lo era e lo si poteva immaginare a partire dalla composizione del suo scafo, realizzato, oltreché in titanio, con componenti in fibra di carbonio, un materiale troppo leggero rispetto a quelli usati per questo tipo di veicoli. Sulla questione erano già stati sollevati problemi di sicurezza nel 2018 durante la fase di controllo qualità del sommergibile, questi erano proprio relativi alla composizione e ai materiali usati. La Triton Submarines, al contrario, ha quindi voluto sottolineare come invece sottoponga le proprie imbarcazioni a processi di verifica volontari per ottenere le certificazioni di sicurezza. A seguito dell’incidente avvenuto a giugno 2023, il direttore delle vendite della Triton Submarines ha raccontato che uno degli ordini che aveva in ballo, da circa quattro milioni di dollari, venne immediatamente cancellato; altri invece furono rallentati dalla stessa azienda. Da un anno a questa parte, però, la domanda è diminuita di molto e la Triton è stata obbligata a licenziare circa la metà dei dipendenti: 40 su 85.
Esistono anche in Italia sottomarini civili che effettuano immersioni come il Titan?
«Non mi risulta, o sicuramente non per queste profondità, che in Italia esistano sottomarini civili che effettuano questo tipo di immersioni. Il nostro Paese è fortemente regolamentato e queste attività sarebbero di difficile autorizzazione. Sono comunque in corso attività a cura della Struttura di Missione del Ministero del Mare atte a redigere una Legge sulla Subacquea che possa in un prossimo futuro armonizzare, ammodernare ed integrare l’attuale legislazione nazionale, creando una moderna normativa che possa anche essere di riferimento in ambito internazionale», ci ha spiegato il presidente Cappelletti.
I fondali marini sono dei luoghi poco ospitali per gli esseri umani: sono bui, freddi e sottopongono i corpi a una pressione elevatissima. Perché allora continuare a proporre queste missioni e immersioni se i rischi sono così elevati? La risposta è forse da ricercare nel fascino che ha l’esplorazione umana in quelli che sono i luoghi più “pericolosi”, come le profondità marine. Da un lato c’è l’impulso verso l’innovazione e l’esplorazione di nuovi confini, dall’altra il bisogno di potenziare protocolli e certificazioni per garantire più sicurezza possibile.
18 Giugno 2023
Era il 18 Giugno 2023 quando il Titan, sommergibile statunitense che stava portando cinque passeggeri a visitare il relitto del Titanic (a 3800 metri di profondità), è imploso. Le tracce del mezzo si sono perse dopo un’ora e 45 dalla sua partenza, avvenuta a St. Johns, in Canada, quando la nave MV Polar Prince ha perso tutti i contatti con il batiscafo che, da quel momento è quindi risultato ufficialmente scomparso. Le fortissime pressioni degli abissi sembrerebbero averlo completamente schiacciato facendo perdere la vita alle persone a bordo. I sottomarini, in linea generale, sono in costante comunicazione con una nave, nel caso del Titan era la MV Polar Prince, che resta in superficie e che gli fornisce le informazioni per navigare, mentre il batiscafo viene mosso dal pilota grazie a dei joystick modificati. Negli anni passati i passeggeri del Titan avevano parlato anche di diverse difficoltà comunicative, di navigazione e di galleggiamento che erano affiorate nel corso del viaggio di 12 ore di andata e ritorno verso il Titanic. Ma in che modo avvengono le comunicazioni con la terra? Ce lo ha raccontato Cappelletti: «Le comunicazioni avvengono attraverso un “telefono subacqueo” ovvero un trasduttore elettroacustico che trasmette l’informazione esattamente come le casse di un altoparlante, ma facendo risuonare l’acqua invece dell’aria. Ovviamente, essendo il mezzo di trasmissione diverso, le frequenze alte (acuti) vengono attenuate perché subito assorbite dall’acqua. Questo limita la velocità di trasmissione. Si può usare una trasmissione di segnale analogico o digitale».

A seguito della scomparsa del Titan avevano avuto inizio le ricerche che erano durate giorni; ad annunciare la morte dell’equipaggio erano state la società OceanGate e la Guardia Costiera americana. Il robot usato aveva trovato il telaio di atterraggio del batiscafo e la sua parte posteriore con altri pezzi del mezzo nei pressi della prua del Titanic, confermando che l’implosione del veicolo era avvenuta a causa di una “catastrofica perdita di pressione”. «La ricerca di un sottomarino avviene normalmente tramite mezzi acustici, ma ovviamente bisogna avere un’idea anche approssimativa della sua posizione visto che la propagazione del segnale acustico non ha un raggio molto ampio come invece la radio in aria. Se il sottomarino è in grado di comunicare emetterà un segnale acustico che viene percepito dagli idrofoni della nave di soccorso. Se il sottomarino non è in grado di comunicare la nave utilizza il sonar. Tale segnale riflette sulla massa metallica del sottomarino, viene riverberato e ritorna al sonar. Un principio simile è quello del radar», ha spiegato l’esperto Sergio Cappelletti.
La liberatoria che la OceanGate aveva fatto firmare agli acquirenti del “biglietto” del viaggio, e quindi ai suoi passeggeri, citava la parola “morte” tre volte solo nella prima pagina. Quella “missione” era quindi caratterizzata da una percentuale di morte elevatissima di cui l’equipaggio era a conoscenza, un equipaggio costituito da miliardari che possono partecipare a queste spedizioni grazie ai loro conti corrente, e che voglio parteciparvi per mettere alla prova i proprio limiti fisici di fronte a un pericolo mortale.
Lezione imparata dopo l’incidente? Non si sa, quello che è chiaro è che la sicurezza non deve e non può essere data per certa, non quando in ballo ci sono vite umane. Il piccolissimo passo tra innovazione e disastro è sempre dietro l’angolo, quasi sottile come la calotta del Titan.
di: Alice GEMMA
FOTO: ARCHIVIO ANSA