I buchi neri riescono a trattenere i corpi celesti attraendoli verso il loro centro, impedendo loro la fuga
Da anni si è a conoscenza della “fame” dei buchi neri che, predatori spaziali, mietono vittime tra i corpi celesti che gli si avvicinano. Le stelle vengono attratte verso il centro del buco nero e non hanno possibilità di fuga, venendo “inghiottite”, trascinate dal campo gravitazionale del buco nero.
Il sito d’informazione dell’Istituto nazionale di astrofisica, Media Inaf, riporta la notizia che il telescopio spaziale Hubble ha immortalato proprio uno di questi “pasti spaziali”. I risultati dello studio sono stati inoltre presentati durante il 241esimo meeting dell’American Astronomical Society a Seattle. Hubble ha raccolto lo spettro di luce emessa da una stella mentre cade nel vortice del buco nero in una galassia a circa 300 milioni di anni luce da noi. Nello specifico, succede ad At2022dsb, al centro di Eso 583-G004.
Peter Maksym, ricercatore del Center for Astrophysics Harvard & Smithsonian a Cambridge, in Massachusetts, ha spiegato: «in genere, questi eventi sono difficili da osservare. Si ottengono forse poche osservazioni all’inizio della perturbazione, quando è molto luminosa. Il nostro programma è diverso, in quanto è stato progettato per osservare alcuni eventi mareali nell’arco di un anno per vedere cosa succede. Abbiamo visto questo fenomeno abbastanza presto da poterlo osservare in queste fasi di accrescimento molto intense del buco nero. Abbiamo visto che il tasso di accrescimento è diminuito e si è trasformato in un rivolo nel corso del tempo».
Hubble è riuscito a immortalare il vento stellare proveniente dal buco nero e proiettato verso di noi a una velocità di oltre 32 milioni di chilometri all’ora, circa il 3% della velocità della luce. Maksym sostiene che i ricercatori stanno “ancora cercando di capire l’evento. La stella viene fatta a pezzi e il materiale si fa strada nel buco nero. Ci sono modelli che descrivono quello che si ritiene accada, e poi c’è quello che si vede effettivamente. Questo è un posto eccitante per gli scienziati: proprio all’interfaccia tra il noto e l’ignoto“.
di: Flavia DELL’ERTOLE
FOTO: ANSA/EPA/ESA/Hubble & NASA, S. Smartt et al.