Proseguono le ricostruzioni degli inquirenti sui moventi che hanno spinto Yamagami a sparare all’ex premier
Proseguono le indagini per ricostruire il quadro sottostante l’omicidio dell’ex premier giapponese Shinzo Abe.
Secondo quanto ricostruito finora, Tetsuya Yamagami avrebbe sparato ad Abe ritenendolo collegato alla Chiesa dell’Unificazione. La madre del 41enne infatti avrebbe versato ingenti somme nei conti dell’organizzazione religiosa, che Yamagami riteneva collegata alla figura di Abe.
A tal proposito, lo zio dell’attentatore ha confermato versamenti per almeno 10 milioni di yen (70mila euro circa) eseguiti dalla madre di Yamagami. Il flusso di denaro non si sarebbe fermato nemmeno dinanzi ai proventi della vendita della casa del marito della donna, morto suicida, né alla bancarotta della famiglia nel 2002.
Questi continui versamenti avrebbero messo la famiglia del 41enne in uno stato di indigenza, tanto che lo stesso Yamagami non ha potuto proseguire gli studi ed è dovuto entrare nelle Forze di autodifesa per consentire alla sorella e al fratello di beneficiare dell’assicurazione.
Il giovane, preoccupato dalla situazione familiare, avrebbe anche tentato il suicidio nel 2005.
Questa versione non è stata però confermata dall’organizzazione secondo cui non esistono registrazioni di versamenti così cospicui.
L’ente è un movimento cristiano fondato nel 1954 in Corea del Sud da Sun Myung Moon. Il predicatore, deceduto nel 2012, ha goduto di molta fama nel suo Paese ma anche all’estero, in particolare per la celebrazione dei suoi “matrimoni di massa”.
In passato l’associazione ha ricevuto diverse critiche perché incoraggiava i fedeli a donare il 10% del loro reddito o ad acquistare costosi accessori.
Yamagami riteneva Abe collegato all’organizzazione religiosa perché pare che sia stato il nonno dell’ex premier Nobusuke Kishi, anch’esso primo ministro fra il 1957 e il 1960, a introdurre la Chiesa dell’Unificazione in Giappone. Di qui, la vendetta contro il nipote.
di: Marianna MANCINI
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