Tra la fine di gennaio e la fine di febbraio molti Paesi dell’Est asiatico festeggiano il Capodanno cinese contrassegnando così l’inizio dell’anno nuovo secondo il calendario lunisolare
È risaputo che, a causa dei fusi orari, il Capodanno è festeggiato in momenti diversi a seconda della parte del pianeta in cui ci si trova. Mentre nel nostro Paese la mattina del 31 dicembre si fa colazione, nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico si sta brindando all’arrivo dell’anno nuovo e a Howland Island, isola degli Stati Uniti, si festeggia quasi un giorno dopo. Se in questi casi il ritardo della celebrazione può essere di massimo un giorno, c’è una consistente parte di pianeta che festeggia questa ricorrenza con un grande ritardo che, a seconda degli anni, può essere di tre settimane o di oltre un mese. Stiamo parlando della gran parte dell’Asia orientale che invece celebra il Capodanno cinese: Cina, Mongolia, Singapore, Taiwan, Corea, Malaysia, Nepal, Bhutan e Vietnam.
La ricorrenza, nota anche come Capodanno lunare o Festival di primavera, deve la sua denominazione al calendario lunisolare costituito da 354 giorni: ogni mese inizia con il Novilunio e la seconda Luna nuova dopo il solstizio d’inverno marca l’inizio del nuovo anno. È l’evento più rilevante della cultura cinese e si verifica ogni anno tra il 21 gennaio e il 20 febbraio del calendario gregoriano, non ha quindi una data fissa. Quest’anno è stato celebrato sabato 10 febbraio ed è stato dedicato al simbolo per eccellenza della Cina, il Dragone, l’unica creatura immaginaria tra i 12 animali dello zodiaco ed emblema di forza, intelligenza e prosperità. Non tutti infatti sanno che la caratteristica di questa festa internazionale è che ogni anno nuovo è riservato a uno dei segni zodiacali dell’oroscopo cinese. Il ragionamento con i quali vengono assegnati è differente rispetto al nostro, ogni anno collima con un segno ed il ciclo riparte quindi ogni 12 anni. Secondo una leggenda, questi animali vennero selezionati mediante una competizione, per arrivare alla vittoria dovevano attraversare un fiume a corrente rapida e giungere alla riva. L’ordine in cui arrivarono fu: topo, bue, tigre, coniglio, dragone, serpente, cavallo, capra, scimmia, gallo, cane e maiale e la posizione nel calendario lunare segue il risultato della gara.
Si pensa che l’inizio di questa ricorrenza possa collocarsi nel periodo della dinastia Shang (1675 a.C. – ca. 1046 a.C.), seconda dinastia cinese storica, che regnò in Cina nella valle del Fiume Giallo. In quel periodo era abitudine, a inizio e fine anno, tenere cerimonie sacrificali per onorare antenati e divinità. Con lo scorrere del tempo passò dall’essere un modo particolare per benedire i raccolti ogni cambio di stagione, ad un’usanza popolare per consegnare torte, biglietti di auguri e soldi alla propria famiglia. Più volte il governo cinese tentò di sopprimere la tradizione ma furono sempre decisioni caratterizzate da vita molto breve. La prima fu nel 1928 quando il Kuomintang, partito politico di Taiwan che all’epoca aveva il controllo di tutta la Cina continentale, decise che il Capodanno sarebbe caduto il 1° gennaio del calendario gregoriano e la seconda nel 1967 quando, durante la Rivoluzione di Mao Zedong, le celebrazioni vennero vietate.
Tradizionalmente i festeggiamenti si verificano per circa due settimane consecutive ma l’inizio vero e proprio è marcato dalla sera dell’ultimo giorno dell’anno in cui, a mezzanotte, si accolgono le divinità del cielo e della Terra. Il banchetto della vigilia si svolge a casa del membro più anziano della famiglia dove, a seconda del Paese e della regione in cui ci si trova, si possono gustare pietanze differenti. Si passa dai piatti di pesce a quelli di carne (soprattutto pollo e maiale), dall’hot pot (varietà di stufato tipiche dell’Est asiatico) all’anatra, dai ravioli ai granchi, quest’ultimi piatti molto gettonati e apprezzati. Se è possibile assaporare cibo in abbondanza, anche le bevande alcoliche non vengono trascurate: in tavola non possono mancare l’acquavite baijiu nella Cina continentale e il liquore Kaoliang a Taiwan.
Il primo dell’anno è anche il giorno in cui si aprono le “hongbao”, buste rosse all’interno delle quali si trova il denaro che deve essere regalato per somme di 88 o 888 renminbi (valuta cinese) perché nella superstizione cinese il numero più fortunato è l’8. Queste buste, che al giorno d’oggi grazie alla tecnologia vengono inviate anche digitalmente, sono spedite dagli anziani ai più giovani e rappresentano la buona sorte e la felicità. Tratto distintivo della festività, oltre all’utilizzo del colore rosso ritenuto fortunato e per questo usato in tutti gli addobbi, è anche la danza del leone, una parata per le vie di villaggi e città considerata una pratica in grado di scacciare gli spiriti cattivi. Non possono non essere citate, nella patria della pirotecnica, le sfide tra famiglie con il lancio di fuochi d’artificio e di petardi: più forte è il boato, maggiore sarà la fortuna di quel nucleo familiare nell’anno in arrivo. È poi curioso come per i primi tre giorni sia ferma convinzione che fare le pulizie o lavarsi i capelli siano attività “pericolose” in quanto possono “spazzare via la buona sorte”. Dopo il Capodanno arriva l’“Epifania cinese” rappresentata dalla Festa delle Lanterne che cade tutti gli anni il 15esimo giorno del primo mese lunare corrispondente alla prima notte di luna piena del calendario cinese, simbolo di unione familiare. Come accade nella nostra tradizione questa segna la fine di ogni festeggiamento. La lanterna in Asia rappresenta luce e speranza: c’è chi la appende fuori da locali o dalle abitazioni e chi la fa volare grazie alla sospensione del fuoco all’interno di una struttura racchiusa in una piccola mongolfiera di carta. È usanza che nel corso di questa serata magica si esprimano desideri camminando sotto un cielo buio illuminato soltanto dalla luce di queste strutture.
La nascita del Capodanno cinese e delle tradizioni sopra citate è raccontata da una leggenda molto antica che ha come protagonista un mostro chiamato Nian. Questo abitava in Cina in una tana sulle montagne dalla quale usciva soltanto a Capodanno per nutrirsi di esseri umani: di conseguenza il popolo non aveva altra scelta che fuggire. Con il tempo si scoprì che l’animale era intimorito dal colore rosso e dai rumori forti e quindi i cittadini dei Paesi coinvolti iniziarono a mettere in atto le ricorrenze e le cerimonie che conosciamo oggi.
In questo periodo ricco di allegria e divertimento la maggior parte dei lavoratori ha dai 7 ai 12 giorni di ferie: il desiderio è quello di passare del tempo in famiglia e ricongiungersi per le festività. Per questo motivo si verificano ogni anno picchi elevatissimi di caos e affollamento che portano ad intasare stazioni ferroviarie, strade già di per sé trafficate e aeroporti: secondo i dati di qualche anno fa si tratta della migrazione annuale più grande al mondo. Il rientro a casa dalle festività, per il popolo asiatico, non deve essere affatto rilassante…