L’impiego circolare degli scarti cerealicoli consentirebbe di bonificare i terreni contaminati risparmiando consumi energetici ed emissioni
È tutto italiano il progetto di recupero che potrebbe portare una piccola ma importante rivoluzione nel mondo dell’agricoltura. L’idea, promossa dall’Università degli studi di Brescia in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e diverse realtà locali, è quella di sfruttare gli scarti della trasformazione di cereali e legumi per bonificare i terreni contaminati.
Nello specifico, dalla trasformazione dei rifiuti cerealicoli si produrrebbero microrganismi in grado di biodegradare le sostanze inquinanti di cui sono intrisi i terreni. Il progetto ha trovato dei primi riscontri positivi in laboratorio, dove questi scarti produttori di biosurfattanti e biotensioattivi sono riusciti a neutralizzare gocce di petrolio.
Una volta applicata a larga scala, questa scoperta consentirebbe di sostituire i tradizionali reagenti sintetici impiegati per la bonifica dei terreni con un meccanismo di riuso circolare, riducendo anche i consumi energetici e le emissioni di gas serra. Questo processo biochimico consentirebbe infatti di tagliare anche i costi, economici e ambientali, del trasporto e dello smaltimento in discarica dei rifiuti generati dalle operazioni di bonifica.
di: Marianna MANCINI
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