Vuk Valcic/ZUMA Press Wire

Dopo 15 anni è arrivata la notizia della (attesissima) reunion degli Oasis. Tra meme e polemiche sulla vendita dei biglietti dei concerti, l’annuncio dei fratelli Gallagher si configura come un evento epocale

Eccoci, ci siamo. Dopo 15 anni è arrivata la notizia: gli Oasis tornano a suonare insieme. A fine agosto i fratelli Gallagher hanno annunciato le date dei concerti che terranno nell’estate 2025 nel Regno Unito e in Irlanda. Che la reunion della band di Manchester aprisse un vaso di Pandora di nostalgia, ricordi, meme ce lo potevamo aspettare. Ma non (forse) che venisse aperta un’indagine sulla vendita dei biglietti. Ma andiamo con ordine e raccontiamo questa storia dall’inizio.

“Rock ‘n’ Roll Star”: gli Oasis, il Britpop, la Cool Britannia, gli anni Novanta

«This is it, this is happening». È con questa frase che gli Oasis annunciano sui social l’Oasis Live ’25 Tour, una serie di date previste tra luglio e agosto 2025 (alle quali sono state, poi, aggiunte due date a settembre a Londra) a Cardiff, Manchester, Edimburgo e Dublino, oltre che nella Capitale britannica. La data dell’annuncio non è casuale: il 27 agosto, due giorni prima del 30esimo anniversario di Definitely Maybe, il primo storico album del gruppo. Ma non è tutto: gli Oasis si sono sciolti il 28 agosto 2009, durante il Dig Out Your Soul Tour. Il tour del 2025 segna il ricongiungimento di Noel e Liam Gallagher (qui Internet non si è risparmiato, basta vedere la quantità di meme) e il ritorno della band all’attività live dopo 16 anni. Subito dopo l’annuncio, oltre ai meme e ai commenti degli utenti – fan o meno – c’è stato un proliferare di articoli e di contenuti sui media, anche quelli tradizionali, sull’effetto nostalgia, sul presunto ritorno dello stile e dell’estetica degli Oasis, che hanno segnato gli anni Novanta e definito una parte della Cool Britannia che fu. In quel decennio gli Oasis sono all’apice del successo, insieme ad altre band come i Blur (veri o presunti “rivali”), i Pulp, i Suede – per citarne solo alcuneinserite in quel fenomeno di massa chiamato Britpop.

La storia degli Oasis inizia nella Manchester operaia nel 1991 quando Liam Gallagher viene chiamato a sostituire il cantante dei Rain (dal nome di una b-side dei Beatles, fondamentali per i nostri), band formata sul finire degli anni Ottanta nella quale suonano il chitarrista Paul Arthurs, detto Bonehead, il batterista Tony McCarroll e il bassista Paul McGuigan, detto Guigsy. È proprio lui a chiedere a Gallagher, suo compagno di scuola, di entrare nel gruppo. Con l’arrivo di Liam il gruppo cambia nome in Oasis: l’ispirazione si dice sia arrivata da un poster di un tour degli Inspiral Carpets appeso nella camera di uno dei fratelli maggiori, Noel. Liam e Noel Gallagher provengono da una famiglia di origine irlandese. La loro infanzia, come quella del fratello maggiore Paul, è segnata dalla presenza di un padre violento, dal quale la madre Peggy divorzierà. La loro adolescenza prosegue tra furti e risse, ma c’è anche la musica. Soprattutto per Noel Gallagher, che tra un lavoro e l’altro suona la chitarra e scrive canzoni. Sul finire degli anni Ottanta lascia Manchester perché viene ingaggiato come roadie per i tour degli Inspiral Carpets, esponenti della scena Madchester, sviluppatasi sul finire degli anni Ottanta proprio a Manchester e che ha il suo epicentro in un locale chiamato The Haçienda, frequentato da Noel. La corrente è caratterizzata dalla fusione tra alternative rock, dance, rock psichedelico, funk e hip hop, e annovera tra i nomi più noti gli Stone Roses e gli Happy Mondays.

Una volta tornato nella città natale, Noel Gallagher scopre che il fratello minore è entrato a far parte di una band. E decide di volere farne parte anche lui. Però, a una condizione: deve essere lui il leader, l’unico compositore e chitarrista principale. Il resto del gruppo, compreso Liam, accetta. Da qui gli Oasis cominciano a suonare ovunque, fino a quando non incontrano Alan McGee, produttore e fondatore della Creation Records, etichetta discografica che ha lanciato diverse band fondamentali per l’alternative rock come The Jesus and Mary Chain, My Bloody Valentine e Primal Scream. McGee convince gli Oasis a firmare un contratto e, così, la band inizia a lavorare sul primo album. Quel disco esce il 29 agosto 1994 e si chiama Definitely Maybe. Anticipato dai singoli Supersonic, Shakermaker e Live Forever, l’album ottiene fin da subito un enorme successo e arriva alla prima posizione delle classifiche di vendita del Regno Unito. Il mondo conosce, così, lo stile musicale ruvido, diretto, semplice ed efficace degli Oasis. Le loro canzoni, così viscerali e orecchiabili, sembrano fatte apposta per diventare degli inni, non a caso negli anni verranno utilizzate anche negli stadi inglesi.

Gli Oasis diventano immediatamente una colonna di quello che viene chiamato Britpop, nome coniato dalla stampa britannica per designare tutte quelle band nate nella scena underground del Regno Unito che negli anni Novanta conoscono le luci della ribalta. Sono realtà molto diverse tra loro musicalmente; il Britpop non può essere definito, infatti, come un genere musicale, piuttosto come un fenomeno culturale e di massa che si inscrive all’interno di un periodo storico chiamato Cool Britannia.

C’è ottimismo e voglia di rinascita nella metà degli anni Novanta in Gran Bretagna. Nel 1997, dopo quasi 20 anni di governi conservatori, si insedia un esecutivo laburista guidato da un giovane Tony Blair e la cultura britannica sembra vivere un vero e proprio Rinascimento, in modo simile a quanto avvenuto con la Swinging London negli anni Sessanta, con l’esplosione di musica pop, arte e moda. Negli anni Novanta ci sono le Spice Girls, i Take That, gli e le Young British Artists (YBAs, come Damien Hirst e Tracey Emin), c’è il rilancio dell’industria cinematografica con film diversissimi tra loro come Quattro matrimoni e un funerale (1994) e Trainspotting (1996), ci sono i e le nuove designer della moda, come John Galliano, Stella McCartney e Alexander McQueen. Per descrivere questo periodo è stato coniato un termine, Cool Britannia, un calembour sul titolo della canzone patriottica Rule, Britannia!, a rilanciare una nuova, frizzante immagine della Gran Bretagna, senza dimenticare i riferimenti tipicamente “british” del passato: l’unione tra “vecchio” e “nuovo” che descrive perfettamente lo Zeitgeist di quegli anni. Anche la Cool Britannia si schianterà rumorosamente e la storia non finirà bene come è iniziata, ma all’epoca c’era speranza. Anche i giovani, anche la working class sembravano poter finalmente respirare.

Le Spice Girls sulla copertina di “Rolling Stone” negli anni Novanta – SHUTTERSTOCK/RALF LIEBHOLD

E in tutto questo ci sono anche gli Oasis, che nel 1995 pubblicano quello che sarà il loro disco di maggior successo, (What’s the Story) Morning Glory. Quello di Wonderwall, Don’t Look Back in Anger, Some Might Say, Roll with It, Champagne Supernova. È lo stesso Noel Gallagher a descrivere la differenza tra il primo e il secondo album: «Mentre Definitely Maybe parla del divenire una rock star, What’s the Story parla dell’esserlo». Anche qui sta il carattere dei fratelli Gallagher, quel misto di genuinità e spavalderia (accentuata spavalderia) per il quale sono diventati famosi.

I fratelli Gallagher, però, sono diventati famosi anche per i loro litigi. Ci vorrebbe un articolo intero per approfondire le litigate storiche tra i due, ma a titolo esemplificativo citiamo uno dei più surreali. Durante un’intervista con il giornalista del New Musical Express (NME) John Harris i duefratelli iniziano a litigarein merito a un altro celeberrimo fatto, l’arresto della band (fatta eccezione per Noel) per aver scatenato il caos su un traghetto diretto ad Amsterdam. La lite durante l’intervista viene addirittura pubblicata come singolo con il titolo di Wibbling rivalry (un gioco di parole tra l’espressione “sibling rivalry”, “rivalità tra fratelli” e la parola “wibble”, “chiacchierata”).  

Nel 1997 gli Oasis pubblicano il terzo album Be Here Now, attorno al quale si crea un’attesa spasmodica molto prima dell’uscita, visto il successo clamoroso dei lavori precedenti.Proprio per questo all’inizio il disco segna un ottimo risultato in termini di vendite, ma non viene accolto nello stesso modo dalla critica, che lo ritiene iperprodotto, stanco e lontanissimo dai fasti del gruppo di Manchester. Negli anni la band perde per strada alcuni dei componenti: già nel 1995, poco prima delle session di (What’s the Story) Morning Glory, il batterista Tony McCarroll lascia il gruppo, venendo sostituito da Alan White; e così faranno anche Paul Arthurs e Paul McGuigan nel 1999.

Gli Oasis pubblicano altri album (Standing on the Shoulders of Giants nel 2000, Heathen Chemistry nel 2002, Don’t Believe the Truth nel 2005 e Dig Out Your Soul nel 2008) ma qualcosa, come si dice, sembra essersi rotto, E si rompe davvero. Il 28 agosto 2009, a tre date dalla conclusione del Dig Out Your Soul Tour, la loro esibizione al festival Rock en Seine di Parigi viene annullata in seguito a un violento litigio tra i fratelli Gallagher. Poco dopo Noel comunica di aver abbandonato la band.

I fratelli mancuniani proseguiranno la loro carriera con progetti differenti, Liam Gallagher con i Beady Eye (fino al 2014) e Noel con gli High Flying Birds.

I primi tre album degli Oasis: “Definitely Maybe” (1994), “(What’s the Story) Morning Glory” (1995) e “Be Here Now” (1997) – SHUTETRSTOCK/LENSCAP PHOTOGRAPHY

A quale costo?

Dopo 16 anni, e dopo diversi rumor, arriva la svolta epocale che molti e molte stavano aspettando, la reunion. Alla quale, però, si accompagnano le polemiche, soprattutto per la vendita dei biglietti dei concerti. Sabato 31 agosto 2024 vengono messi in vendita gli attesissimi ticket ma qualcosa va storto: file virtuali infinite, prezzi gonfiati all’inverosimile, sold out un minuto prima dell’acquisto, bot, siti in crash, qualcosa di simile a quanto accaduto con i biglietti dell’Eras Tour di Taylor Swift.

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I biglietti per gli Oasis erano stati messi in vendita su Ticketmaster.co.uk, Gigsandtour.com e Ticketmaster.ie. Migliaia di utenti si sono riversati sui siti con la speranza di comprare un biglietto ma moltissimi sono rimaste a mani vuote. Sui social si sono moltiplicate testimonianze di persone, anche personaggi famosi, che dopo una lunghissima trafila non sono riusciti ad acquistare nulla. Il sistema di acquisto delle piattaforme prevedeva una coda virtuale in cui, però, le persone in attesa erano – nella migliore delle ipotesi – qualche migliaio. C’è chi ha atteso a lungo e, poi, ha desistito, chi, verso la fine della transazione, ha visto apparire la scritta “sold out”. Biglietti finiti.

Chi ha portato a termine l’impresa ha visto i prezzi gonfiarsi in modo impressionante a causa dell’altissima richiesta. Questo si è verificato a causa del dynamic pricing, un algoritmo che modifica il prezzo dei prodotti in base alla domanda. Sono partite nuove critiche e accuse nei confronti di Ticketmaster, come già era accaduto in passato, che, però, ha cercato di difendersi, sostenendo che i prezzi sono stati decisi dagli organizzatori e che il dynamic pricing è conforme alle norme di tutela dei consumatori. Tuttavia, in tempi record i biglietti sono apparsi sui siti e sui canali di vendita non autorizzati, raggiungendo cifre astronomiche come 8mila sterline. Questo è il fenomeno del secondary ticketing, la rivendita di biglietti comprati dai canali ufficiali a un prezzo molto più alto.

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Sulla vicenda è intervenuto anche il governo britannico. La Segretaria di Stato per la Cultura, i Media e lo Sport Lisa Nandy ha definito “ingiusto” il sistema di vendita e ha promesso di lavorare per porre fine alle rivendite non autorizzate e garantire prezzi equi. Il premier Keir Starmer, che si è detto preoccupato e ha definito “deprimente” l’aumento esoso del costo dei biglietti. Ma non solo. L’ Autorità di controllo della concorrenza e dei mercati (Competition and Markets Authority, CMA) del Regno Unito ha avviato un’indagine per verificare con quali modalità Ticketmaster ha gestito la vendita dei biglietti, in particolare sul dynamic pricing. L’Autorità, nello specifico, dovrà verificare se sia stata violata la legge che tutela i consumatori, se siano state messe in atto pratiche commerciali sleali, se le persone abbiano ricevuto informazioni chiare sul fatto che i ticket potessero essere soggetti al dynamic pricing. CMA ha, però precisato che non è detto che Ticketmaster abbia commesso dei reati e che il dynamic pricing nel Regno Unito non è illegale, a patto che rispetti alcune condizioni.

Nel frattempo gli Oasis hanno dichiarato che non sapevano che sarebbe stato applicato il dynamic pricing .

Comunque andrà, qualsiasi sarà la fine, si tratta già da principio di un evento epocale, sintomo non solo dello stato di salute della musica live in questo momento storico, ma anche della capacità che questa ha di creare comunità, nonostante tutto.

Inizia ora un nuovo capitolo di questa storia. In attesa del prossimo possiamo solo sperare che i fratelli Gallagher non litighino di nuovo.

di: Francesca LASI

FOTO: ANSA/Vuk Valcic/ZUMA Press Wire