L’ex primo ministro è stato nuovamente condannato, questa volta per corruzione. L’ex campione di cricket e i suoi sostenitori parlano di accuse politicamente motivate
L’ex premier pakistano Imran Khan e la moglie Bushra Bibi sono stati condannati a 14 anni di reclusione per corruzione nell’ambito del cosiddetto “caso Toshakhana”. Il tribunale, inoltre, ha interdetto Khan dalla possibilità di ricoprire qualsiasi carica pubblica. Una decisione che arriva a pochi giorni dalle elezioni parlamentari in Pakistan, previste l’8 febbraio, per le quali Khan era già ineleggibile.
Khan e Bibi sono stati ritenuti colpevoli di aver venduto illegalmente doni statali ricevuti mentre l’ex premier era in carica, dal 2018 al 2022. La denuncia contro di loro era stata presentata dal National Accountability Bureau, l’organismo anti-corruzione del Pakistan, per presunte irregolarità sul deposito dei doni di Stato.
Il legale di Khan, Babar Awan ha affermato che impugnerà la sentenza e ha sostenuto che al suo assistito siano stati negati i diritti fondamentali, visto che, nell’emettere il verdetto, il giudice non ha aspettato l’arrivo del suo team legale. «Sembra che il giudice avesse fretta di annunciare il verdetto» ha dichiarato Awan.
Si tratta della terza condanna per l’ex primo ministro da quando è stato destituito nel 2022. Solo il giorno prima Khan era stato condannato a 10 anni di carcere per aver divulgato segreti di Stato, mentre nell’agosto 2023 è stato condannato a tre anni per corruzione. Stando a quanto riferito dalla CNN, le condanne saranno scontate contemporaneamente.
Secondo Khan e i suoi sostenitori le accuse sarebbero infondate e politicamente motivate: sostengono che l’esercito, che ha una grandissima influenza sul Pakistan, vorrebbe impedirgli di accedere alla vita politica. L’ex premier è stato estromesso con un voto di sfiducia del Parlamento nell’aprile 2022, al quale hanno fatto seguito oltre 150 accuse. Tra queste anche quella di terrorismo per aver promesso, durante un comizio, di denunciare i poliziotti e una magistrata: sosteneva, infatti, che un suo collaboratore fosse stato torturato dopo l’arresto.
Nel maggio 2023 la Corte Suprema del Pakistan aveva dichiarato illegale l’arresto ex premier per corruzione e l’Alta Corte di Islamabad aveva deciso per due settimane di libertà su cauzione, poi prorogate. Nel frattempo i sostenitor dell’ex premier erano scesi in piazza ma le proteste erano state represse duramente dall’esercito. Nell’agosto 2023 il 71enne Khan era stato nuovamente arrestato ma la pena era stata sospesa da un tribunale di Islamabad. L’ex primo ministro era stato, poi, nuovamente arrestato e posto in custodia cautelare perché accusato di aver diffuso segreti di Stato.
Da tempo il partito di Khan, il Pakistan Tehreek-e-Insaf (PTI; Movimento per la Giustizia del Pakistan) denuncia gravi irregolarità. La Corte Suprema del Pakistan ha negato alla formazione l’uso del simbolo della mazza da cricket. Ai canali televisivi è stato vietata la trasmissione dei discorsi dell’ex premier.
Proprio nel giorno in cui è stata emessa la condanna a 10 anni, una bomba è esplosa a un raduno del partito nel Belucistan, causando quattro morti e diversi feriti.
Caso Toshakhana
Il cosiddetto “caso Toshakhana” riguarda presunte irregolarità sull’archivio delle donazioni statali (Toshakhana, appunto). Secondo le accuse il leader del PTI avrebbe tenuto o venduto per profitto personale i regali ricevuti mentre era alla guida del Paese.
Khan, secondo le accuse, non avrebbe registrato i doni ricevuti da personalità straniere, come orologi e gemelli molto costosi.

L’accusa di divulgazione di segreti di Stato
Khan è stato ritenuto colpevole di aver diffuso una comunicazione diplomatica segreta inviata a Islamabad dall’ambasciatore pakistano a Washington. Il leader del PTI aveva svelato il contenuto del documento durante un comizio e in questo modo, secondo l’accusa, avrebbe messo in pericolo la sicurezza nazionale. Nello stesso processo è stato condannato anche l’ex ministro degli Esteri del Pakistan Shah Mahmood Kureshi.
Secondo l’ex premier pakistano il documento riportava le presunte pressioni fatte dagli Stati Uniti sull’esercito e gli oppositori politici per destituirlo. Accuse negate sia da Washington, sia dai militari. Poco dopo, però, secondo The Intercept, sarebbe emerso un cablogramma che confermerebbe la versione di Khan. Il motivo sarebbe, secondo la testata, la posizione neutrale dell’ex premier sull’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.
Chi è Imran Khan
Imran Khan è considerato uno dei politici più influenti e popolare del Pakistan, tanto che i suoi sostenitori hanno più volte manifestato per impedirne l’arresto. Nato nel 1952, è stato campione di cricket. Dal 1971 al 1992 ha giocato per la Nazionale di cricket del Pakistan, di cui è stato capitano a fasi alterne tra il 1982 e il 1992. Nello stesso anno ha portato il Paese alla vittoria della Coppa del Mondo.
Nel 1996 scende in campo, ma questa volta si tratta di politica: fonda, infatti, il Movimento per la Giustizia del Pakistan (PTI), partito nazionalista e populista, con il quale ottiene il primo seggio in Parlamento nel 2002.Nel 2008 decide di boicottare le elezioni politiche perché, a suo dire, si erano verificati dei brogli.Accusa che riporterà anche nel 2013, questa volta sostenuta anche dalla maggioranza degli altri partiti.In quell’anno vince Nawaz Sharif, che ricopre, così, la carica di primo ministro per la terza volta. Allora Khan nell’agosto 2014 dà il via a una protesta chiamata Azadi March (Marcia per la libertà), alla quale parteciparono oltre un milione di persone. Già nel 2012 aveva organizzato una delle proteste contro gli attacchi dei droni statunitensi in Pakistan, diventando così il simbolo del cosiddetto “movimento anti-droni”.
Nel 2018 Khan diventa primo ministro del Pakistan. A contribuire alla vittoria era stato, anche se ora appare strano, proprio l’esercito. Nell’aprile 2022 viene deposto con una mozione di sfiducia in Parlamento: è la prima volta che accade in Pakistan. Nel maggio dello stesso anno viene arrestato.
Il suo programma politico si è sempre concentrato sulla lotta alla corruzione, al favoritismo e allo sviluppo dei servizi pubblici. È stato, però, criticato anche dalla sinistra per la sua politica economica di stampo neoliberista.
di: Francesca LASI
FOTO: ANSA/EPA/RAHAT DAR