Si innestano in una società profondamente religiosa e animista
La storia del pastore che in Kenya ha spinto al digiuno e condotto alla morte decine di persone ha scioccato il mondo, ma in verità è solo la punta dell’iceberg di una situazione molto drammatica che riguarda tutto il continente africano.
Nel tessuto profondamente religioso e animista dell’Africa, infatti, stanno proliferando sette evangeliche e chiese che nascono dal nulla e hanno grande seguito, con grande danno della popolazione e arricchimento di coloro che si autoproclamano “pastori”.
Gli africani sono estremamente religiosi e questo sentimento popolare viene sfruttato per marginalizzare l’indesiderato o addirittura per scatenare conflitti.
Come riporta AGI, la prima religione tradizionale dell’Africa è l’animismo, che “attribuisce un’anima a tutti i fenomeni naturali, un’energia che pervade tutto l’esistente, causa di ogni fenomeno, della vita e della morte, intrinseca in ogni essere vivente, di ogni cosa”. Le credenze così forti si mescolano con feticismo, con quel complesso di riti e ritualità che hanno lo scopo di rendere visibile quel dio che essendo troppo potente per interessarsi dell’uomo lascia spazio agli intermediari, vale a dire gli stregoni o i pastori, che sono gli unici “mezzi” grazie ai quali l’uomo può parlare con Dio. Ed è anche una divinità da non scontentare.
Partendo da questo presupposto, considerando che la religione africana è tendenzialmente estremamente spirituale e prevede una fiducia incontrastata in queste figure “intermediarie” in grado di mettere in contatto con Dio, non è così impossibile comprendere come mai un uomo sia riuscito a far credere che il digiuno portato alle estreme conseguenze, avvicini maggiormente alla “conoscenza di Gesù”, come ha fatto il capo della “Chiesa internazionale della buona notizia” in Kenya.
di: Micaela FERRARO
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