L’ex premier e l’ex ministro della Salute sono indagati per epidemia colposa e omicidio colposo plurimo
Sono stati sentiti oggi, 10 maggio, dal Tribunale dei ministri di Brescia l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conta e l’ex ministro della Salute Roberto Speranza, nell’ambito dell’indagine dei pm di Bergamo sulla gestione dell’emergenza Covid in Val Seriana. Il leader del Movimento si era detto, nei giorni scorsi, “pronto a rispondere alla comunità nazionale in piena trasparenza“ e a “riferire ai giudici tutto quello che so“.
Per Speranza si è trattato del secondo interrogatorio, dopo la testimonianza resa davanti ai magistrati bergamaschi in cui aveva ribadito che, nonostante un “piano datato e non costruito specificamente su un coronavirus ma su un virus influenzale“, il Governo ha sempre “mantenuto la bussola.” A tal proposito l’ex ministro ha puntato il dito contro l’ex dg della Prevenzione del Ministero, Claudio D’Amario (anch’esso indagato), cui sarebbe spettato il compito di applicare il piano.
Conte è indagato per non aver istituito la zona rossa che avrebbe isolato i Comuni di Nembro e Alzano Lombardo; Speranza deve invece rispondere della mancata attuazione del piano pandemico. Sulle teste di entrambi pesa l’accusa di epidemia colposa e omicidio colposo plurimo.
Al termine dell’interrogatorio, l’avvocata di Conte Caterina Malavenda ha riferito che l’ex premier “ha risposto a tutte le domande, ha chiarito, ha ricostruito tutto quello che è accaduto a partire dal 26 febbraio al 6 marzo, e stato esauriente“. Il collegio “ha ascoltato attentamente, noi ci fidiamo dei giudici e confido che tutto finisca presto e bene“.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/ANGELO CARCONI