influenza aviaria

Crescono le preoccupazioni per la diffusione del virus H5N1 e si alzano i livelli di sicurezza per scongiurare la trasmissione dalle specie avicole ai mammiferi

L’allarme per la diffusione dell’influenza aviaria torna prepotentemente all’ordine del giorno. Dopo la dichiarazione dello stato d’emergenza in Argentina che rispecchia l’aumento dei casi riscontrati in tutto il Sudamerica, per il quale anche l’Oms ha espresso preoccupazione, sembra che il virus H5N1 sia in aumento anche in Italia fra gli uccelli selvatici.

A confermare i timori per una nuova diffusione del ceppo virale sono i dati diffusi dal Centro di referenza nazionale ed europeo per l’influenza aviaria, istituito presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie. Pochi giorni fa anche il Ministero della Salute aveva diffuso una nota in cui ricordava la necessità di rafforzare la sorveglianza dei volatili selvatici e le misure di biosicurezza negli allevamenti avicoli.

Preoccupazioni che guardano al futuro e cercano di scongiurare la diffusione del virus anche ai mammiferi, attraverso gli uccelli selvatici. Emblematico fu in tal senso lo spillover del virus dagli uccelli ai visoni allevati (ricordiamo l’abbattimento di 17 milioni di esemplari in Danimarca nel 2020, in quel caso per rallentare la diffusione del Covid).

La comunità scientifica internazionale guarda dunque con apprensione a questa nuova ondata di influenza aviaria, in particolare dopo alcuni casi confermati di trasmissione del virus H5N1 dagli uccelli ad alcune specie di mammiferi.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/EPA/ADAM VAUGHAN