PROTESTE GERMANIA CONTRO ESTREMA DESTRA AFD

Le manifestazioni contro l’AfD hanno attraversato il Paese nei giorni scorsi. Ma il dibattito continua: è davvero possibile mettere al bando il partito?

Nel weekend tra sabato 20 e domenica 21 gennaio in oltre cento città della Germania si sono svolte manifestazioni contro il partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD). Le proteste si sono sollevate in seguito a un’inchiesta del sito Correctiv, secondo cui a novembre 2023 alcuni esponenti di Afd avrebbero partecipato a un incontro con membri di altre formazioni dell’estrema destra per discutere di un presunto piano segreto di espulsione forzata di massa e di deportazione di persone richiedenti asilo, persone migranti con permesso di soggiorno e cittadini tedeschi di origine straniera, in un’operazione chiamata “remigrazione”.

L’AfD ha preso le distanze dall’incontro, affermando di non aver alcun legame con l’evento e che i membri che vi hanno partecipato lo hanno fatto a titolo personale. Il partito ha, inoltre, negato il fatto che la presunta “remigrazione” faccia parte del proprio programma.

Le proteste, però, non si sono fermate e anzi, sono state molto partecipate. Da Berlino ad Amburgo fino a Colonia, Dortmund, Kassel, Lipsia, Hannover, Wuppertal e Karlsruhe, centinaia di migliaia di persone si sono riversate nelle strade contro l’estrema destra e le formazioni xenofobe e neonaziste. Anche il cancelliere tedesco Olaf Scholz e la ministra degli Esteri Annalena Baerbock si sono uniti a un raduno a Potsdam, con lo slogan “Insieme contro l’estrema destra”. Scholz ha dichiarato che i piani di espulsione rappresentano “un attacco contro la nostra democrazia e, di conseguenza, contro tutti noi” e ha esortato i cittadini e le cittadine a “prendere posizione in modo chiaro e netto”.

Secondo le stime lo scorso weekend è sceso in piazza quasi un milione e mezzo di persone. A Monaco di Baviera la manifestazione del 21 gennaio è stata interrotta perché sono accorse molte più persone del previsto: secondo la polizia erano almeno 80mila i partecipanti, secondo gli organizzatori 250mila. Le proteste, però, erano già iniziate nei giorni precedenti. Anche ad Amburgo è stato interrotto il corteo di venerdì 19 gennaio vista l’altissima affluenza e l’impossibilità di garantire la sicurezza ai partecipanti: le stime oscillano tra le 50mila e le 80mila persone. A Francoforte oltre 35mila persone hanno partecipato alla manifestazione, tra cui il sindaco Mike Josef.

In un videomessaggio il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier ha ringraziato i manifestanti affermando: «Queste persone danno coraggio a tutti noi, stanno difendendo la nostra repubblica e la nostra costituzione contro tutti i suoi nemici, stanno difendendo la nostra umanità».

Persone di formazione e idee differenti si sono unite per dire no all’avanzata dell’estrema destra, in proteste fiume che hanno ottenuto il plauso anche dei vescovi e degli allenatori e dirigenti della Bundesliga, il principale campionato di calcio tedesco.

Manifestazione contro AfD davanti alla Porta di Brandeburgo a Berlino – ANSA/EPA/FILIP SINGER

L’inchiesta di Correctiv

Secondo il sito di giornalismo investigativo tedesco Correctiv, lo scorso 25 novembre alcuni esponenti di Afd, del Movimento Identitario austriaco, seguaci dei gruppi neonazisti, ma anche imprenditori, medici e altri professionisti si sarebbero incontrati in un hotel a Potsdam, una città appena fuori Berlino, per discutere sulla possibilità di proporre delle leggi per espellere cittadini dalla Germania indipendentemente dal fatto che, afferma il sito, abbiano o meno la cittadinanza tedesca.

All’incontro ha partecipato anche Martin Sellner, leader del Movimento Identitario austriaco (Identitare Bewegung Österreichs, IBO), figura nota all’interno dell’estrema destra austriaca e tedesca. Sarebbe stato proprio lui a proporre il piano: secondo Correctiv, infatti, Sellner avrebbe illustrato la sua idea di “remigrazione”: individuare uno “Stato modello” in Nord Africa in cui espellere fino a due milioni di persone. Sellner, ha riferito il sito, avrebbe identificato tre gruppi di persone da espellere: le persone richiedenti asilo, le persone straniere residenti in Germania e cittadini tedeschi che ha definito “non assimilati”.

Tra gli esponenti di AfD presenti all’incontro Correctiv ha identificato l’ex deputato Roland Hartwig, consigliere della presidente del partito Alice Weidel, e Ulrich Siegmund, a capo dei deputati di AfD nella Sassonia-Anhalt. Proprio qui Alternative für Deutschland è stato classificato come “gruppo estremista di destra” e “contrario all’ordine democratico” dai servizi segreti tedeschi.

AfD ha, però, dichiarato di non sostenere il concetto di “remigrazione”. La presidente Weidel ha commentato così l’inchiesta: «L’AfD non cambierà la sua posizione sulla politica dell’immigrazione, che si può leggere nel programma del partito e che è pienamente in linea con la legge fondamentale».

L’AfD tra i sondaggi e l’ipotesi di messa al bando

Nel Paese si discute da tempo sulla possibilità di bandire AfD. Una prospettiva che, però, secondo alcuni analisti, al momento non sembra realizzabile, se non addirittura controproducente per diversi motivi.

Secondo l’articolo 21 della Costituzione tedesca possono essere banditi, quindi decretati come incostituzionali, i partiti che “cercano di indebolire o abolire l’ordine fondamentale democratico” o che mettono in pericolo “l’esistenza della Repubblica federale tedesca”. Recentemente alcuni esponenti del Partito Socialdemocratico (SPD) hanno presentato una petizione per mettere al bando l’AfD. Non è, però, così semplice.

Nonostante il no deciso emerso dalle proteste e il sentimento diffuso che il partito possa rappresentare una minaccia per la democrazia, l’AfD continua a riscuotere un ampio consenso. Ad oggi si attesta al 22% delle preferenze a livello nazionale, secondo dopo la CDU (Unione Cristiano-Democratica, il principale partito conservatore). In alcuni länder, però, la percentuale supera il 30%: in Sassonia e Turingia arriva al 35%, nel Brandeburgo al 33%. Un dato cruciale, se si pensa che a settembre le tre Regioni andranno al voto. Per alcuni osservatori, quindi, mettere fuori legge un partito che gode di tale consenso potrebbe scatenare l’effetto contrario, ovvero suscitare simpatia negli elettori.

Sciogliere un partito, poi, è complicato anche dal punto di vista legale. Ci sono pochi precedenti in Germania. Nel 1952 la Corte Costituzionale tedesca ha messo al bando il Partito socialista del Reich, derivato dal Partito nazista, mentre nel 1956 ha decretato fuori legge il Partito Comunista tedesco. Nel 2017, invece, la Corte non ha messo al bando il Partito nazionaldemocratico tedesco, un partito neonazista, perché, nonostante potesse essere vietato dal punto di vista ideologico, non è stato ritenuto così influente da rappresentare un effettivo pericolo per la democrazia.

C’è, poi, un altro fatto che desta preoccupazione. La leader Weidel ha ventilato l’ipotesi di proporre un referendum per la “Dexit”, ovvero l’uscita della Germania dall’Unione europea, sul modello della Brexit. In un’intervista al Financial Times la presidente dell’AfD ha definito la Brexit “giusta”, “un modello” per la Germania. «Se una riforma non è possibile, se non riusciamo a ricostruire la sovranità degli Stati membri dell’Ue – ha dichiarato Weidel – dovremmo lasciare che sia il popolo a decidere, proprio come ha fatto la Gran Bretagna. E potremmo indire un referendum sulla ‘Dexit’, ovvero l’uscita della Germania dall’Ue». Non c’è nulla di certo al momento, ma sembra comunque un’idea rischiosa: secondo un sondaggio della Konrad Adenauer Stiftung, think thank politico molto vicino alla CDU, l’87% dei cittadini tedeschi è contrario all’uscita dall’Unione europea. La questione sembra spaccare anche i sostenitori dell’AfD: il 52% vorrebbe rimanere, mentre il 42% vorrebbe lasciare l’Unione europea.

Insomma, è un dibattito complesso, anche alla luce del passato nazista della Germania, che ha visto la rapida ascesa del Partito nazionalsocialista e di Adolf Hitler, e che non vuole più attraversare quell’orrore e quel buio.

di: Francesca LASI

FOTO: ANSA/EPA/FILIP SINGER