BAMBINI LAVORO MINORILE IRAQ

Soprattutto nelle zone devastate dal conflitto scoppiato dopo l’ascesa jihadista, la morte dei capo famiglia ha costretto a lavoro molto bambini

I Paesi che sono o sono stati teatri di conflitti e guerriglie devono fare i conti con diverse piaghe sociali, tra queste il lavoro minorile. È il caso dell’Iraq, devastato da 20 anni di presenza statunitense e dall’ascesa jihadista, come racconta il portale Asia News.

Tra i fattori che alimentano il fenomeno del lavoro minorile, in aumento di pari passo con l’abbandono scolastico, ci sono le guerre, le violenze confessionali, il potere dello Stato islamico e la povertà diffusa, ma anche le morti dei “capo famiglia” che hanno costretto molte madri a far lavorare i figli.

Secondo i dati delle Nazioni Unite, dei 42 milioni di abitanti che popolano il Paese, un terzo vive in condizioni di povertà. Come sottolinea anche il responsabile del dipartimento presso il ministero iracheno del Lavoro e degli affari sociali, Hassan Abdel Saheb, “il lavoro minorile è in costante aumento” a causa di “guerre, conflitti e sfollamenti“. Il fenomeno è diffuso soprattutto nelle zone un tempo controllate dallo Stato islamico, dove ancora oggi l’Isis è presente a livello ideologico e con piccole cellule o lupi solitari, come conferma anche Abdel Saheb. Tra queste le province settentrionali di Kirkuk e Ninive e la capitale Baghdad.

Tra i lavori più frequentemente svolti dai minori ci sono l’apprendista meccanico, il raccoglitore di rifiuti, l’impiegato nei caffè o nei negozi di parrucchieri, i lavatori di finestrini delle auto e i venditori di fazzoletti di carta ai bordi delle strade. Secondo uno studio di International Rescue Committee (Irc), alla fine del 2022 il 90% delle famiglie nell’area di Mosul (tra le più colpite dal conflitto) contava uno o più bambini lavoratori, 75% dei quale impegnati in “ruoli informali o pericolosi”. Il governo sta tentando di frenare il fenomeno stanziando degli aiuti alle famiglie più povere, con indennità mensili tra i 100 e i 250 euro.

Asia News riporta, tra le altre storie, quella di Haydar Karar, 13 anni, da quando ne ha 8 impegnato nella falegnameria di uno zio di Baghdad dove lavora 8 ore al giorno tutti i giorni per una paga settimanale che equivale a 20 euro. Tra i suoi compiti principali ci sono riordinare gli attrezzi da lavoro e trasportare travi di legno. All’Afp racconta che ha abbandonato la scuola perché è stato espulso a causa di una rissa e non più reintegrato, così la famiglia gli ha trovato un impiego per permettergli di costruirsi un futuro e potersi un giorno sposare.

Un’altra storia è quella del 14enne Mohanad Jabbar, impiegato presso un negozio della capitale che produce manufatti per l’edilizia per circa 6 euro al giorno. Mohanad sogna di studiare per poter diventare un ingegnere ma nel frattempo deve provvedere, insieme al fratello maggiore, ai bisogni della famiglia.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: SHUTTERSTOCK