Chi si sente solo è indotto a isolarsi sempre più, perché la solitudine cambia la percezione degli altri
Sulla rivista Scientific Reports è stato pubblicato uno studio in materia di solitudine condotto dall’Università Sapienza di Roma in collaborazione con l’Università di Bournemouth.
Anna Pecchinenda, docente di Psicologia delle emozioni che ha condotto il team di ricercatori dello studio, ha spiegato: «un alto livello di solitudine influenza la capacità di riconoscere e ricordare le persone non familiari che per la loro espressione sorridente inviano messaggi di apertura e quindi potrebbero essere importanti per instaurare nuove relazioni». E così più una persona si sente sola, più è portata a isolarsi in un circolo di solitudine che può provocare effetti anche molto importanti sulla psiche di una soggetto.
La solitudine, così, finisce per indurre un bias a livello cognitivo, cioè una distorsione del processo di giudizio che provoca un influenza il modo con cui vengono recepiti i segnali circostanti. Per questo chi si sente solo attenziona maggiormente i segnali di minaccia e tende a “proteggersi” non stabilendo legami e contatti con altre persone.
«Durante le lezioni a distanza noi docenti abbiamo notato che gli studenti avevano delle difficoltà e inoltre lamentavano varie frustrazioni, come avere a disposizione poco spazio oppure pochi contatti. Mentre facevo lezione da remoto riferivano una minor capacità di concentrazione dovuta all’isolamento, ma allo stesso tempo erano refrattari a trovare soluzioni alla loro condizione» ha spiegato Pecchinenda, raccontando da dove sia nata l’idea alla base dello studio.
«Abbiamo condotto lo studio su studenti universitari. Abbiamo mostrato loro volti da memorizzare e alla fine chiesto di indicare quelli che avevano visto o non visto. Abbiamo notato che gli studenti che riferivano livelli alti di solitudine erano meno bravi a riconoscere volti sorridenti visti in precedenza» la docente ha inoltre sottolineato: «la solitudine è un’emozione, uno stato d’animo, anche doloroso, attiva infatti dei circuiti neuronali che producono un effetto a livello fisico, e deriva dalla valutazione dei propri contatti come soddisfacenti o meno».
La solitudine, dunque, è indipendente dal numero si contatti che una persona ha, ma dal modo in cui una persona valuta i contatti di cui si circonda.
di: Flavia DELL’ERTOLE
FOTO: PIXABAY