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Sfuma la vittoria del presidente tunisino alle urne, ora si chiedono dimissioni

La mobilitazione di massa voluta dalle opposizioni – tra cui lo storico partito moderatamente islamico Ennahda – ha funzionato: alle urne tunisine si è presentato meno del 9% della platea degli aventi diritti, decretando il fallimento del voto voluto dal presidente Kais Saied. La principale coalizione di opposizione in Tunisia ne ha chiesto ora le dimissioni del presidente.

Il leader della coalizione Fronte di salvezza nazionale, Nejib Chebbi, ha definito un “fiasco” la consultazione di ieri e ha chiesto proteste di massa per ottenere elezioni presidenziali anticipate, come riporta la Bbc. Le urne erano state volute dallo stesso presidente dopo un lungo processo di riforme istituzionali, ma anche di censura delle opposizioni e della società civile con arresti di esponenti politici e giornalisti invisi a Saied. Da qui le accuse, mosse trasversalmente dall’opposizione, di voler ribaltare e dissolvere i risultati della Rivoluzione dei gelsomini del 2011 per imprimere una svolta autoritaria. Nella cornice delle Primavere arabe, la svolta della Rivoluzione tunisina è considerata l’unico esperimento effettivamente riuscito; da qui l’importanza attribuita dai tunisini, con una lunga storia di battaglie democratiche alle spalle, ai lasciti delle sollevazioni.

La situazione prima del voto

Sono stati oltre 9 milioni gli elettori che sono chiamati alle urne in Tunisia nei seggi aperti dalle 8 alle 18 per eleggere il nuovo parlamento, che è però privo di reali poteri. Per questo motivo le elezioni sono state boicottate da opposizioni e partiti tradizionali. I deputati eletti saranno 161 con un un sistema di scrutinio uninominale a uno o due turni in 151 collegi uninominali nel Paese e 10 all’estero. Queste elezioni sono parte del “processo politico” del presidente Kais Saied iniziato il 25 luglio 2021. Un processo che ha visto la sospensione del parlamento, la rimozione del governo, un referendum che ha approvato la nuova Costituzione con una svolta iper-presidenzialista e la nuova legge elettorale, contestata da gran parte del Paese.

A causa della nuova Costituzione il parlamento avrà dei poteri limitatissimi, anche il leader islamico Ennahdha, parlamentare di spicco per oltre 10 anni, ha boicottato le elezioni parlando di un “golpe contro la Rivoluzione”.

Affluenza a metà giornata

Il presidente della Alta Autorità Superiore Indipendente per le Elezioni ha reso noto che alle 15 si erano recati alle urne 656.915 votanti, circa il 7,19% degli aventi diritto.

Sembra dunque caduto nel vuoto l’appello del presidente Saied che si è recato alle urne questa mattina, invitando la popolazione ad approfittare di questa “opportunità storica per riconquistare i vostri diritti” e a “sbarrare la strada a chi ha rovinato il Paese“.

Il portavoce dell’Autorità ha anche reso noto che il secondo turno delle elezioni parlamentari si terrà a inizio febbraio. I collegi uninominali nei quali nessun candidato ha ottenuto la maggioranza assoluta si terranno quindi due settimane dopo l’annunci dei risultati odierni, che sarà fatto il 19 gennaio.

di: Flavia DELL’ERTOLE

aggiornamento di: Marianna MANCINI e Caterina MAGGI

FOTO: ANSA/EPA/TUNISIAN PRESIDENCY PRESS