Dalla morte del marito – il dissidente russo Navalny – Yulia Navalnaya ha scelto di raccoglierne l’eredità politica. Una scelta coraggiosa e in salita
«Qualcun altro dovrebbe essere al mio posto, ma quella persona è stata uccisa da Vladimir Putin. Uccidendo Alexei, Putin ha ucciso metà di me, metà del mio cuore e della mia anima. Ma ho ancora la parte restante e mi dice che non ho il diritto di arrendermi». Con queste parole pronunciate in un video pubblicato su YouTube il 19 febbraio 2024 – tre giorni dopo la morte del marito, il dissidente russo Alexei Navalny, avvenuta durante la sua detenzione nel carcere di massima sicurezza IK-3 a Kharp – Yulia Navalnaya ha annunciato il suo impegno politico.
Yulia Borisovna Abrosimova, nonostante sia stata un passo indietro rispetto al marito durante la sua attività politica, da anni è un volto noto dell’opposizione a Putin, non solo in Russia. Uno dei momenti di massima esposizione mediatica è avvenuto nell’agosto del 2020 quando Navalny, avvelenato con l’agente nervino Novichok, solo grazie alle pressioni della moglie, degli avvocati e dei collaboratori, ha ottenuto la possibilità di sottoporsi alle terapie a Berlino. Dall’inizio della detenzione del marito, avvenuta a seguito del suo rientro in Russia dalla Germania, Navalnaya sempre più spesso ha parlato in pubblico, per lo più diffondendo messaggi del marito.
Laureata presso la Facoltà di Relazioni economiche internazionali dell’Università di Plechanov, ha incontrato Navalny per la prima volta in Turchia nel 1998, mentre entrambi erano in vacanza. I due si sono sposati nel 2000 e la coppia ha avuto due figli, dopo la nascita del primogenito nel 2001 Navalnaya ha lasciato il lavoro in banca. Nello stesso anno del matrimonio la coppia ha aderito al partito liberale e nazionalista Jabloko da cui Navalnaya è uscita nel 2010 (a seguito dell’espulsione del marito) in contrasto alla linea del segretario Grigorij Javlinskij. Durante l’attività politica e di blogger del marito Navalnaya è restata a suo fianco, ma in ombra, come ha spiegato alla rivista statunitense Harper’s Bazaar: «il mio compito principale è che la nostra famiglia rimanga la stessa, nonostante tutto». Questo spiega anche il diniego alla richiesta di scendere in campo che nel 2020 è arrivata a Navalnaya da Svetlana Tikhanovskaya, moglie del dissidente bielorusso Sergei Tikhanovsky, candidata alle elezioni presidenziali bielorusse alla guida di un grande movimento di protesta contro Alexander Lukashenko (elezioni che sono state vinte da Lukashenko e che sono costate una condanna a 15 anni di prigione per cospirazione per Tikhanovskaya che da allora si trova in esilio in Lituania).
Tutto questo, alla morte di Navalny, inevitabilmente è mutato.
“La sensazione principale che provavo era che non dovevo rilassarmi, mostrare debolezza”, ha dichiarato Navalnaya in un’intervista al giornalista russo Yury Dud, sostenendo che “se crollo io, cadranno tutti”. Così, raccogliendo tutta la sua forza, ha deciso di scendere in campo e a poche ora dalla notizia della morte del marito ha attaccato frontalmente il presidente russo Putin tenendo comunque il suo discorso alla conferenza di Monaco sulla sicurezza, spiegando di aver riflettuto “se rimanere qua o andare dai miei figli, poi ho pensato a cosa avrebbe fatto Navalny e sono sicura che sarebbe rimasto”.
Nel video dove ha annunciato l’intenzione di portare avanti il lavoro del marito Navalnaya ha dichiarato: «la cosa più importante che possiamo fare per Alexei e per noi stessi è continuare a lottare. Continuerò il lavoro di Alexei Navalny. Continuerò a lottare per il nostro Paese, e vi chiedo di stare al mio fianco». Sin da subito la stampa russa più vicina al presidente ha iniziato a screditare la figura di Navalnaya sostenendo fosse manovrata dall’Occidente – sottolineando come lei e i figli vivano da anni all’estero – e proprio il fatto che Navalnaya non viva in Russia è la maggiore differenza tra lei e il marito. La vedova dell’oppositore, che con la secondogenita vive in Germania da anni, rischia l’incarcerazione in caso di suo ritorno in Russia – come era stato sottolineato in occasione di un’udienza di Navalny nel giugno 2023 dal sito di proprietà statale Russia Today – per “sostegno a un’organizzazione estremista”.
Così, mentre ad aprile 2024 Time inserisce la nuova leader dell’opposizione russa tra le 100 persone più influenti dell’anno, Navalnaya si trova di fronte alla complicata sfida di prendere le redini del lavoro del marito e riorganizzare l’opposizione nel Paese dove, a seguito della repressione portata avanti dal presidente Putin, gli oppositori più noti si trovano o in prigione, come il giornalista, attivista e vicepresidente di Russia Aperta Vladimir Kara-Murza o il politico Ilya Yashin (entrambi alleati di Navalny), arrestati nel 2022 il primo è stato condannato a 25 anni di carcere, il secondo a più di 8 anni; oppure in esilio, come il campione di scacchi Garry Kasparov (vive negli Stati Uniti) e l’ex oligarca Mikhail Khodorkovsky (vive in Inghilterra dopo aver passato quasi 10 anni in carcere); o sono morti, come Boris Nemtsov ucciso in circostanze misteriose nel 2015.
Navalnaya, che si trova dunque a dismettere i panni di first lady dell’opposizione per incarnarne il volto, da un lato rischia di essere dipinta dal Cremlino come politica demagogica lontana da quel popolo russo che dice di voler aiutare, impegnata in vertici e cerimonie in Occidente; dall’altro potrebbe usare a proprio vantaggio questa libertà di muoversi nel mondo democratico e puntare l’attenzione sulla situazione in Russia facendo pressioni sui leader più influenti. Un altro fattore a favore di Navalnaya, sostiene la giornalista Yevgenia Markovna Albats, è che “il suo potere è il suo movente”, ovvero che la sua fame di giustizia nel vendicare politicamente il marito le conferisce un’autorità morale molto potente nel cuore dei russi; Navalnaya indica come missione rimanere in contatto con i sostenitori dell’opposizione russa e soprattutto mandare un chiaro messaggio a Putin e alla classe dirigente: “se hanno ucciso Alexei, allora mi farò avanti. Se mi fanno qualcosa, un’altra persona arriverà”, sicura che in Russia il sentimento anti-Putin sia forte, come hanno dimostrato tutti i cittadini scesi in piazza alla notizia della morte di Navalny e in occasione dei suoi funerali, ma anche i molti che hanno manifestato contro la guerra in Ucraina, ribadendo in un’intervista a Time che in molti in Russia si oppongono alle politiche del presidente anche se si limitano a resistere perché “non tutti sono pronti ad essere un eroe”. Data la repressione perpetrata da oltre 20 anni nel Paese ogni minima espressione di dissenso in pubblico è un atto eroico che comporta seri rischi per chi la compie, così, oltre che per non rendere vana la morte del marito, anche per tutti questi piccoli eroi Navalnaya si dice pronte a combattere. Navalnaya si trova davanti alla possibilità di costruire un’alternativa reale e concreta a Putin, cogliendo l’eredità del marito e portandola a un livello superiore, facendo rete con le altre realtà dissidenti, lasciando da parte il nazionalismo, che è stato uno dei centri della politica di Navalny, ma potrebbe essere un limite.