Almeno 9 morti in palestina, 7 le vittime di Gerusalemme

Mentre la violenza torna a dilaniare Gerusalemme, è morto oggi il 24enne Omar Tarek al-Saadi, ricoverato all’ospedale di Jenin dopo essere rimasto ferito giovedì negli scontri tra gli abitanti della città e i reparti dell’Idf che aveva chiuso la località in una “operazione anti-terrorismo”.

In quei combattimenti erano stati uccisi 9 palestinesi, fra cui una donna anziana. Secondo quanto ha riferito il ministro palestinese della sanità – citato dalla radio pubblica israeliana Kan – al-Saadi «è stato colpito da spari al petto durante un confronto armato con le forze occupanti». Secondo i media israeliani sarebbe coinvolto nell’organizzazione Jihad islamica. L’Anp in seguito agli scontri di Jenin ha annunciato la fine della collaborazione con Israele.

La vendetta di Ben Gvir

La Palestina trattiene il fiato e si prepara all’inesorabile escalation di violenza e sangue che colpirà i suoi territori, dopo che i doppi attentati di ieri a Gerusalemme hanno ucciso 7 persone e provocato cinque feriti, di cui due in gravi condizioni. Dopo che ieri sera il gabinetto di sicurezza, convocato d’urgenza dal primo ministro, Benjamin Netanyahu, ha deciso di mettere i sigilli alle case dei due autori dell’attentato prima di raderle al suolo, nonché di cancellare le già scarse misure di welfare di cui erano beneficiarie le famiglie di chi è coinvolto negli attentati, il governo di estrema destra a guida “di facciata” di Likud ma la cui linea politica è direzionata da Otzma Yehudit di Itamar Ben Gvir, ha anche deciso un’altra sanzione: un disegno di legge che revocherà la “carta di identità israeliana” ai familiari dei terroristi.

E suonano sinistre anche le parole di Itamar Ben Gvir, che ha proposto di accelerare e semplificare il processo per ottenere i permessi di porto d’armi per i cittadini israeliani, inclusi i coloni. Già negli avamposti e nelle colonie illegali, condannati dal diritto internazionale e spesso focolaio di violenza contro le popolazioni palestinesi della Cisgiordania, non è insolito che i coloni girino armati anche senza una regolare licenza. Questo però sembra non impensierire il ministro della Sicurezza nazionale, che ha dichiarato: «quando i civili hanno armi, possono difendersi».

Oltre a questo, domenica 29 gennaio il premier Netanyahu ha invocato ulteriori provvedimenti di “deterrenza nei confronti delle famiglie dei terroristi che esprimono sostegno al terrorismo“, fra cui “la revoca della residenza e della cittadinanza” e il loro “trasferimento nel territorio dell’Autorità palestinese“. Si parla anche del “licenziamento immediato dei lavoratori che hanno sostenuto il terrorismo, senza bisogno di un’udienza“.

Benzina sul fuoco

Mentre le forze di sicurezza continuano a mantenere uno stato di massima allerta e nel mondo si moltiplicano gli inviti alla distensione, il governo ha anche concordato “passi per rafforzare gli insediamenti che saranno presentati questa settimana”, senza fornire ulteriori dettagli. Una decisione che non può far altro, come denunciano diversi critici e personalità dell’opposizione israeliana, il clima già tesissimo che si respirava ancora prima degli attentati. Gli assalti sono avvenuti infatti dopo che nove palestinesi sono stati uccisi giovedì in quella che Israele ha descritto come un’operazione di “antiterrorismo” nel campo profughi di Jenin. È stato uno dei più letali raid dell’esercito israeliano in Cisgiordania dalla seconda intifada del 2000-2005, ed è stato condotto proprio in una delle città considerate “martiri” dai palestinesi, storicamente crogiuolo dei movimenti irredentisti, sia secolaristi che islamisti, della resistenza palestinese.

L’Autorità palestinese guidata dal presidente Mahmud Abbas si è astenuta dal condannare gli attacchi, insistendo nel dire che Israele è “pienamente responsabile della pericolosa escalation” in corso. Intanto, una prima reazione è piovuta su Gaza. Nella notte missili sono stati lanciati da Israele nell’enclave per colpire, secondo il governo di Tel Aviv, gli agenti della Jihad islamica, la costola oltranzista di Hamas che ha salutato con giubilo gli attacchi. E che ha reagito insieme ad Hamas con il successivo lancio di diversi razzi contro il territorio israeliano, di cui la maggior parte dei razzi è stata intercettata dalle difese aeree israeliane coadiuvate dall’Iron Dome. Non sono state per ora segnalate vittime da entrambe le parti, ma i gruppi armati di Gaza hanno promesso ulteriori azioni.

di: Caterina MAGGI

aggiornamento di: Marianna MANCINI

FOTO: EPA/ALAA BADARNEH