OCEANO

Secondo il Wwf ogni anno finisco negli oceani dai 4,8 ai 12,7 milioni di tonnellate di rifiuti plastici. Ma la plastica non è l’unico fattore di inquinamento delle acque

Negli ultimi anni il tema dell’inquinamento degli oceani ha acquisito maggiore rilevanza, anche grazie a una maggiore attenzione alle conseguenze dei cambiamenti climatici. Le acque degli oceani sono circa il 70% della Terra e, secondo il Wwf, ogni anno vi finiscono dalle 4,8 ai 12,7 milioni di tonnellate di rifiuti plastici. Il World Wildlife Fund stima che negli oceani ci siano 86 milioni di tonnellate di plastica, di cui buona parte già sui fondali. Quello dovuto alla plastica non è, però, l’unico tipo di inquinamento che infesta le acque del nostro pianeta.

Fino agli anni Settanta del Novecento le acque sono state contaminate con rifiuti di ogni tipo, con gravi conseguenze sulla flora, la fauna e gli esseri umani. Proprio in questo decennio arriva il primo accordo internazionale sul clima, la Convenzione di Londra (1972) – ratificata nel 1975 – che vietava lo smaltimento di rifiuti pericolosi in mare. Il Protocollo di Londra, aggiornamento di questa prima intesa, è entrato in vigore nel 2006: con il documento si proibisce lo smaltimento di qualsiasi rifiuto, con poche eccezioni.

Recentemente, il 5 marzo 2023, è stato ratificato all’Onu lo storico accordo sulla protezione dell’alto mare, ossia quello a 200 miglia nautiche dalle coste, al di fuori delle giurisdizioni nazionali, che rappresenta i due terzi degli oceani.

Plastica

Dallo studio condotto da un gruppo di ricerca internazionale guidato da Marcus Eriksen, co-fondatore dell’organizzazione no-profit Gyres Institute, è emerso che dal 2005 la plastica negli oceani è cresciuta a ritmo spropositato negli ultimi 40 anni. Sono più di 170 miliardi i frammenti di plastica che galleggiano in superficie, per un peso complessivo di 2,3 milioni di tonnellate. La plastica è molto pericolosa per gli animali: una volta ingeriti possono riportare ostruzione delle vie respiratorie.

Sostanze chimiche

Nelle acque del pianeta terra si trovano molte sostanze chimiche come detersivi, pesticidi, erbicidi, concimi, petrolio, senza contare i prodotti chimici industriali e le acque reflue. Tra le conseguenze vi è la crescita esorbitante delle alghe, dovuta alla concimazione, che consumano l’ossigeno dell’acqua, provocando la morte di molti animali.

Inquinamento acustico

Per inquinamento acustico degli oceani si intendono i suoni prodotti dalle piattaforme petrolifere, dalle navi o dai sonar, che interferiscono con la comunicazione sottomarina non visiva di molti animali, causando cambiamenti nel proccacciamento del cibo, nella migrazione e nella riproduzione.

Inquinamento luminoso

Non è da sottovalutare anche l’inquinamento luminoso dovuto alla luce artificiale. La luce, infatti, può alterare i ritmi circadiani in base ai quali i pesci hanno fatto evolvere i loro cicli di migrazione. La luce artificiale notturna, invece, rende più facile per i predatori trovare i pesci più piccoli.

di: Francesca LASI

FOTO: PIXABAY