Tra questi anche un salvataggio passato alla storia
Ormai qualche giorno fa è imploso il Titan, il mini sommergibile che si trovava in fondo all’oceano nel corso di una spedizione volta ad ammirare i resti del Titanic. A bordo c’erano cinque persone.
Questo è l’ultimo caso di scomparsa di sottomarini e sommergibili ma non l’unico.
Nel 1963 il sottomarino americano a propulsione nucleare Thresher, con circa 129 persone a bordo, sprofonda durante un’esercitazione a Sud-Est di Cape Cod, nel Massachusetts. Il motivo ritenuto più probabile sarebbe un problema elettrico che avrebbe ostacolato l’arresto immediato dell’immersione che stava eseguendo.
Nel 1968 invece il sottomarino d’attacco statunitense Scorpion scomparve nell’Oceano Atlantico con a bordo 99 persone. La reliquia verrà ritrovata soltanto qualche mese dopo nelle Azzorre ma le cause della tragedia restano un mistero.
Nel 2000 il sommergibile K-141 Kursk sprofonda dopo due esplosioni durante un’esercitazione nel Mare di Barents. Viene ritenuto il più grande incidente della storia navale russa: muoiono 118 uomini.
L’ultima, la più recente prima del Titan, avviene nel novembre del 2017 quando il sottomarino argentino ARA San Juan scompare con 44 persone a bordo. Il relitto sarà ritrovato l’anno dopo a una profondità di 900 metri, al largo della penisola in Patagonia, grazie all’utilizzo di un sommergibile telecomandato dalla nave americana Ocean Infinity.
Citate le tragedie, uno dei casi di salvataggio in profondità è quello dei due ex piloti della Marina Usa, nel settembre 1973. I due uomini utilizzavano un piccolo sommergibile, il Pisces III, per posare i cavi telefonici sui fondali, ma ad un tratto il batiscafo sprofondò a quasi 500 metri sott’acqua. Per due giorni le squadre di soccorso cercarono il sottomarino e quando i due furono salvati mancavano appena 12 minuti all’esaurimento dell’ossigeno.
di: Alice GEMMA
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