Si chiama “Romance scam”, è la frode amorosa che prosciuga il conto in banca
Tutto nasce da un click, da un atto minuscolo di fiducia che rimodella totalmente la realtà di chi, per curiosità o solitudine, accetta un complimento da uno sconosciuto per poi trasformarlo nell’uomo perfetto. All’inizio sembra amore, invece è un raggiro, una vera e propria truffa online architettata per estorcere denaro che lascia, non solo conti bancari spesso a secco, ma anche tormenti emotivi e ferite del cuore che non è facile rimarginare.
Si tratta delle “romance scam”, un fenomeno diffuso tanto in Italia quanto all’estero, che nel nostro Paese nel 2021 ha coinvolto più di 300 persone a cui sono stati sottratti ben 4,5 milioni di euro, oltre a mesi o anni di danni psicologici con cui fare i conti. L’aumento rispetto ai casi trattati nel 2020 è stato del 118% e 75 sono le persone identificate. Ma realisticamente i dati sono da raddoppiare, perché come ci ha spiegato Ivano Gabrielli, direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, spesso per la vergogna si preferisce tacere e non denunciare.
La disavventura del 64enne imprenditore veneto Claudio Formenton, sequestrato per tre giorni in Costa d’Avorio dove era volato per incontrare finalmente, dopo mesi di chat, la bella Olivia di cui si era invaghito è esattamente il prototipo di quello che avviene dietro le quinte delle romance scam. A dispetto di quello che si crede, ad agire non sono singoli “Arsenio Lupin” della rete ma vere e proprie organizzazioni criminali che lavorano in batteria e gestiscono più vittime. Gabrielli ci ha tracciato l’identikit della vittima: più donne che uomini, età media sulla cinquantina, benestanti, che sui social lasciano trasparire una certa solitudine o una necessità di nuovi stimoli magari dopo un matrimonio o una relazione finiti male. E a detta della psicoterapeuta Paola Pompei la casistica non è affatto casuale. «La romance scam ha una forte componente sentimentale ed emozionale, prima che sessuale o erotica, e le donne sono storicamente più attratte da queste componenti – ci ha spiegato. – Gli uomini che organizzano delle truffe amorose difficilmente si spostano sul piano sessuale perché si propongono, con più successo, come amori autentici, non come amanti occasionali, cercano di far credere alla vittima di volerla come compagna della vita, iniziando un dialogo intimo e amichevole che sarà la base di un legame forte con lei, tanto forte da poter far fronte alle successive richieste di denaro».
Secondo quanto riferito da Gabrielli gli uomini invece rimangono maggiormente vittime della cosiddetta sextortion che è una sorta di spin off della romance scam ma con finalità diverse. «Parliamo di un adescamento di tipo sessuale con la ripresa della vittima in atteggiamenti intimi durante un rapporto virtuale per arrivare poi alla minaccia della pubblicazione del video o dell’invio alla compagna/moglie, familiari, amici o figli, se non vengono assecondate le richieste economiche – sottolinea Gabrielli. – Queste due truffe hanno in comune lo studio delle potenziali vittime, l’adescamento vero e proprio e la richiesta di soldi, anche se per finalità diverse».
Lo schema della romance scam è ben collaudato. Basta un like ad una foto per iniziare i primi scambi di messaggi che si intensificano nel tempo arricchendosi di particolari sempre più intimi. Si viene a creare un legame sempre più forte con il truffatore e la vittima ha la sensazione di essere tornata a vivere, immersa in una nuova e travolgente storia d’amore proiettata nel futuro. Dopo aver instaurato questo falso ma intenso rapporto di “amicizia” virtuale, l’adescatore comincia a chiedere denaro, adducendo una serie di motivazioni fantasiose legate a gravi motivi di salute o alla voglia di acquistare i più svariati titoli di viaggio per raggiungere la vittima, incontrarla e, perché no, comprare una casa dove vivere insieme. La donna, che ormai dipende emotivamente da quel legame e da quei messaggi, pensa che il suo interlocutore provi un sincero sentimento nei suoi confronti, che si trovi veramente in difficoltà ed inizia ad assecondare le richieste con l’invio di denaro. «Non è detto che una donna venga adescata da un uomo – ci ha confessato Gabrielli. – Anzi è ricorrente che ci sia un autore femminile che si finge uomo e questo perché tra donne ci si capisce meglio ed è più facile così entrare nella testa e nel cuore della propria vittima se si ragiona come lei. Oppure si tratta di finti militari, professionisti, gente di potere che riescono per il proprio ruolo ad ammaliare la vittima. O soggetti che escono da situazioni difficili, nel caso in cui dall’altra parte ci sia una persona in crisi, in modo da trovare momenti di condivisione esperienziale che poi trascinano la vittima in un tunnel perverso. Gli adescatori utilizzano frasi ad effetto spesso ricorrenti ed hackerano profili social che ritengono interessanti, rubando la loro identità, il tutto con l’unico obiettivo di far breccia e conquistare la fiducia di chi si trova dall’altra parte. La virtualità della relazione facilita il raggiro e la parte social fornisce all’adescatore molte informazioni sulle sue vittime».
Le storie di chi purtroppo cade in queste trappole sono diverse ma allo stesso tempo simili: alcune vedono protagonisti personaggi famosi, come il caso clamoroso dell’ex azzurro della pallavolo Roberto Cazzaniga che si è visto sfilare dalla presunta fidanzata conosciuta online circa 700 mila euro. Una finta storia d’amore che gli ha tolto 13 anni di vita. Altre sono storie di persone comuni, ma non per questo meno degne di attenzione. Come quella di Roberta, una professoressa di liceo, bella ed avvenente ma sfortunata in amore. «Tutto è iniziato con una richiesta di amicizia su Facebook da parte di un bell’uomo che si era spacciato per imprenditore edile», ci racconta Roberta. Lei voleva incontrarlo, lui diceva che per lavoro era in giro per il mondo e rimandava sempre quel primo, atteso, incontro. «Dopo alcuni mesi di idillio in cui, pur non essendosi mai visti, fantasticavano su una vita insieme, è arrivata la prima richiesta di soldi. Mi parlava di problemi con alcune forniture per cantieri all’estero, di suoi conti correnti bloccati e alla fine per aiutarlo gli ho dato 30 mila euro in pochi mesi». Sarebbero stati molti di più se non fosse intervenuta la sorella di Roberta. Sapeva tutto di questa storia virtuale e non appena è arrivata la prima richiesta di denaro si è insospettita ed è andata alla Polizia a chiedere aiuto. C’è voluto un po’ di tempo prima che Roberta si accorgesse di essere finita in una truffa. Alla fine, è riuscita a recuperare i suoi soldi ma ancora oggi, dopo due anni, fa fatica a fidarsi di un altro uomo. «Realizzare di esser stati vittima di una romance scam ha ripercussioni pesanti sull’autostima e sull’accettazione di sé – ci spiega la Pompei. – Rendersi conto di quanto accaduto indebolisce la fiducia in sé stessi, vedendosi incapaci di riconoscere gli impostori e quindi dubitando della propria intelligenza e del proprio valore personale. Anche il giudizio degli altri è fortemente temuto e questo porta a rinchiudersi in sé stessi, evitando il contatto con gli altri. Tornare a credere nell’amore in questi casi non è facile, bisogna irrobustire la propria indipendenza e autonomia, imparare a stare bene da soli, mettendosi al centro delle proprie attenzioni».
Sarebbe meglio non ritrovarsi in situazioni dolorose ed adottare alcuni piccoli accorgimenti può mettere al riparo il portafogli, ma soprattutto il cuore. «Bisogna diffidare da approcci troppo invasivi e questo significa cercare da subito informazioni sul soggetto che cerca di avere un contatto con noi, digitando il nome, il numero di telefono, mettendo in rete la foto che ci ha inviato. Visto che i truffatori agiscono in batteria ed i loro comportamenti sono spesso ricorrenti, è possibile incappare in rete in testimonianze di persone che già ne sono rimaste vittime – conclude Gabrielli. – E se si riscontrano delle somiglianze con la situazione che si vive in quel momento, è il caso di dare l’allarme. Bisogna poi diffidare da chiunque ci chiede foto intime e naturalmente denaro nelle sue forme più disparate come aiuti personali o contributi per fondazioni ed associazioni. Può essere molto utile in questo caso fare delle ricerche sulle coordinate bancarie che ci vengono fornite per fare il bonifico. Anche qui possono esserci in rete delle testimonianze di persone che sono già cadute nel tranello. È importante provare da subito ad avere un rapporto diretto, anche tramite una telefonata, per capire chi c’è dall’altra parte. Un tipico campanello d’allarme è quando il soggetto si finge italiano ma ha un accento straniero. Già questo ci deve far venire qualche dubbio. Infine, se è un familiare o un amico ad accorgersi della truffa, invito a chiamare noi della Polizia postale, per trovare insieme quegli elementi di prova che convincano la vittima che quella che sta vivendo non è una relazione sentimentale ma una truffa del cuore. Prima si agisce e meglio è».
Le relazioni sentimentali non sono mai facili da gestire perché coinvolgono la parte più irrazionale e vulnerabile del nostro io. Non è neanche semplice capire se la persona che abbiamo accanto stia al nostro fianco per amore o per convenienza. Ma come dice un bellissimo romanzo di Fabio Volo, É una vita che ti aspetto, non dobbiamo andare alla ricerca di una relazione per forza per sopperire a qualche mancanza e l’altro non deve essere per noi la salvezza. “Più una persona sta bene da sola e più acquista valore la persona con cui decide di stare”… perché alla fine l’amore è questo: scegliersi consapevolmente per arricchire una vita già meravigliosa.
Box – La storia de Il Truffatore di Tinder sbarca su Netflix
Non si presentava come il principe azzurro ma come il principe dei diamanti. Shimon Hayut, israeliano 31enne, è noto come The Tinder Swindler, Il truffatore di Tinder, appellativo che è persino diventato il titolo del film documentario uscito su Netflix il 2 febbraio scorso, balzato sin da subito ai vertici dei programmi più visti. Si faceva chiamare Simon Leviev e fingeva di essere l’erede di un magnate dei diamanti. Così ha conquistato diverse giovani single in cerca di un sogno d’amore sulla famosa dating app. A loro ha venduto l’ideale di una vita romantica, piena di agi, tra viaggi, hotel, cene e macchine extralusso. Salvo poi inventarsi storie per farsi consegnare denaro e gettarle nell’abisso dei debiti. La vicenda risale al 2019. Per quei fatti era stato arrestato in Grecia ma poi, estradato in Israele, aveva scontato solo cinque dei 15 mesi a cui era stato condannato, per buona condotta. Ha sempre negato ogni addebito e non ha mai reso nulla. E così le tre donne che si raccontano in The Tinder Swindler, Cecilie Fjellhøy, Ayleen Koeleman e Pernilla Sjohol, raccolgono fondi per risarcirsi: gli avevano prestato rispettivamente 185 mila, 25 mila e 103 mila sterline. Ora Hayut è un uomo libero e si definisce un business man: ha lanciato una linea di t-shirt con frasi salienti del film, una serie di Nft e aperto un profilo su Cameo, il sito che permette di ricevere saluti personalizzati a pagamento da parte di celebrità varie. I suoi sono quotati a 199 dollari ciascuno.