I Paesi economicamente avanzati fanno segnare un calo delle iscrizioni universitarie, mentre è boom in Africa, India e Cina. Ma i migliori atenei restano i “soliti”
Il XXI secolo sta vivendo una crescita accelerata e un’espansione dell’istruzione accademica. Secondo gli ultimi dati dell’UNESCO Institute for Statistics, le iscrizioni globali all’università sono a quota 236,8 milioni. E le donne sono diventate la maggioranza, rappresentando il 52% del totale.
Le iscrizioni nel Sud del mondo sono aumentate del 91%. I Paesi dell’Africa subsahariana hanno registrato l’aumento più elevato, pari al 125% tra il 2000 e il 2018. Prosegue la crescita anche in Cina e in India, con il +40% nell’ultimo decennio. È interessante notare che alcuni dei sistemi più avanzati di istruzione superiore hanno registrato una stagnazione o un calo delle iscrizioni: quelli di Giappone, Corea del Sud, Russia e Stati Uniti, ad esempio, anche a causa della crisi demografica. Per quanto riguarda l’Italia, le statistiche del Miur mostrano una (lieve) crescita della popolazione universitaria, dai 307.818 dell’anno accademico 2022-2023 ai 315.550 del 2023-2024. Confermata la tendenza mondiale sulle iscrizioni femminili, che sono superiori a quelle maschili e in crescita (177.976 contro le 173.345 del 2022-2023, +2,6%).
Questi dati sono speculari a quelli sulla qualità dell’istruzione, perché le università migliori restano negli Stati Uniti e in Inghilterra. Esistono diverse classifiche: la QS World University Rankings, l’Academic Ranking of World Universities e la Times Higher Education World University Rankings sono le più importanti, ma, salvo qualche gradino in più o in meno, dovuto a parametri diversi di valutazione, la top ten è sostanzialmente invariata.
L’Harvard University primeggia in due classifiche su tre. È un ateneo privato situato a Cambridge, nell’area metropolitana della città di Boston, nel Massachusetts, ed è stato fondato con contributi privati nel 1636 da John Harvard. È la più antica istituzione universitaria americana e la prima corporazione registrata (ufficialmente The President and Fellows of Harvard College). Vanta il maggior numero di Premi Nobel e tra i suoi studenti più celebri ci sono Henry Kissinger, John Fitzgerald Kennedy, Barack Obama e Bill Gates, che, però, non ha concluso gli studi per dedicarsi alla sua Microsoft.

A Cambridge si trova anche il Massachusetts Institute of Technology, meglio conosciuto come MIT, che si contende con i vicini di casa il posto più alto del podio. Aperto a Boston nel 1861 dal geologo William Barton Rogers, che ne fu il primo rettore, il MIT sorse come istituto dedito alla ricerca applicata all’industria. Negli anni Sessanta vi fu un notevole fermento culturale che portò alla nascita e allo sviluppo della cultura hacker. Secondo The Guardian, gli ex studenti del MIT hanno formato 25.800 aziende, impiegando più di tre milioni di persone, tra cui un quarto della forza lavoro della Silicon Valley. Queste aziende generano un fatturato globale di circa 1,9 trilioni di dollari all’anno: se fossero un Paese, avrebbero l’undicesimo PIL più alto al mondo.
Notevoli piazzamenti anche per la californiana Stanford, dove è stato partorito il progetto “Internet”; vanta il titolo di università “più selettiva” degli States, annovera tra i suoi ex studenti l’attuale primo ministro inglese Rishi Sunak e il fondatore di Google Larry Page, ma ha anche uno dei tassi più alti di denunce di stupro.
Nelle top five non possono mancare le tanto inglesi quanto iconiche Oxford e Cambridge, con sede nelle omonime cittadine. Della prima esistono testimonianze già nel 1096, rendendolo il secondo ateneo più antico, dopo Bologna; annovera una lunga lista di ex alunni importanti, tra cui 30 primi ministri del Regno Unito e molti capi di Stato e di governo in tutto il mondo. La seconda è stata fondata nel 1209 ed è la terza università più antica del mondo in attività continua. Tra gli alumni, ci sono nomi del calibro di Francis Bacon, Lord Byron, Oliver Cromwell, Charles Darwin, Isaac Newton, Sylvia Plath, Bertrand Russell, Alan Turing e Ludwig Wittgenstein.
Completano la top ten altri nomi che evocano atmosfere di celluloide, come le università di Princeton (scenario del film A beautiful mind sul matematico John Nash), Berkeley (quella di J. Robert Oppenheimer), Columbia (a Manhattan, compare in almeno 30 film), Chicago (quella di Harry, ti presento Sally) e il California Institute of Technology (dove sono ambientati la serie X-files e Mission: impossibile).
Per trovare la prima università non anglofona bisogna scendere al 13° posto, dove si trova l’Università di Tokyo e per la prima europea bisogna scendere in fondo alla top 20, dove si trova l’ateneo di Parigi. Decisamente male l’Italia (ma il miglior risultato di sempre), con La Sapienza di Roma al 123° posto, seguita dalle università di Padova (173°) e di Milano (186°).

Vale ancora una laurea? Un sondaggio pubblicato dal Wall Street Journal nel marzo 2023 ha evidenziato una crisi di fiducia: il 56% degli americani ora crede che il titolo non valga più il tempo e il denaro spesi per ottenerlo. Nell’agosto scorso, The Economist ha riportato un tasso di rendimento in calo per una laurea, negli ultimi decenni. Viceversa, si assiste a un’espansione accelerata e a una massificazione dell’istruzione accademica nei Paesi meno sviluppati, alimentata da una crescente domanda sociale derivante da una correlazione negativa tra il tasso di disoccupazione e i livelli di istruzione.
La massificazione del settore ha attirato studenti provenienti da contesti non tradizionali, aumentando l’eterogeneità nei campus di queste nazioni. La prossima sfida sarà gestire la diversità e, soprattutto, migliorare la qualità dell’istruzione in questi nuovi contesti accademici.