La strage avvenuta nella centrale idroelettrica di Bargi è l’ultimo, ennesimo episodio di incidenti mortali sul lavoro. Italia all’8° posto dei Paesi europei in cui si rischia di più
Alle 14 e 30 del 9 aprile, nella centrale elettrica Enel Green Power del lago di Suviana, nel Bolognese, c’è stata un’esplosione al piano -8, che ha causato prima un incendio e poi l’allagamento del -9, con il crollo di un solaio. Sono stati travolti almeno 12 tecnici, tutti di ditte esterne, che lavoravano alla messa in opera di adeguamenti della centrale. Le vittime sono 7 (di cui, al momento, due ancora disperse) mentre altri 5 lavoratori sono gravemente feriti.
La procura di Bologna ha aperto un fascicolo con le ipotesi di reato disastro e omicidio colposo. Il procuratore capo Giuseppe Amato e il pm Flavio Lazzarini hanno disposto alcune perizie per stabilire le cause dell’esplosione e del rogo.
Subappalti

Da un anno nell’impianto c’erano lavori di manutenzione straordinaria. Enel Green Power aveva contrattualizzato con tre aziende primarie: Siemens, Abb e Voith.
Il collaudo del primo gruppo di generazione era già terminato nei giorni scorsi e, al momento in cui è avvenuto l’incidente, era in corso quello del secondo gruppo. Oltre a dinamica e cause, gli investigatori dovranno ricostruire anche l’intricata catena dei subappalti e verificare competenze e regolarità delle aziende, visto che le ditte indicate sul cartello dei lavori all’ingresso dell’impianto sono nove.
«Per fare questi lavori di aggiornamento tecnologico di fornitura, montaggio e collaudo, avevamo scelto tra le migliori ditte, le migliori società nel campo dell’elettrico e dell’idroelettrico» ha spiegato l’ad di Enel Green Power, Salvatore Bernabei. «Quando mi rivolgo a un contractor, il contractor è sinonimo di prestigio e serietà», ha affermato il manager, che, incalzato sull’affidamento dei subappalti ha replicato: «Questa domanda la deve rivolgere ai contractor, che a loro volta possono rivolgersi ad altri specialisti, perché i lavori che stavamo facendo qua sono lavori che si possono fare solo da parte di specialisti».
La criticità è stata sintetizzata, ancora una volta, da Pasquale Tridico, economista ed ex presidente Inps, in una intervista a La7: «Ci sono tre argomenti da considerare quando si parla di sicurezza sul lavoro: creare una procura speciale per punire in modo severo, considerando anche omicidi le morti sul lavoro; limitare la catena del subappalto visto che le condizioni di responsabilità si scaricano in egual modo anche quando c’è il pubblico di mezzo, e lo abbiamo visto quando era coinvolta Ferrovie dello Stato, poi con un’azienda privata come Esselunga che aveva al suo interno sessantatré subappalti. Una regolamentazione eviterebbe le morti sul lavoro. Infine il lavoro nero: quando c’è evasione contributiva c’è sempre anche scarsa sicurezza».
I dati

I morti sul lavoro nel 2023 in Italia sono stati complessivamente almeno 1.485 (1.484 nel 2022 calcolati con gli stessi parametri) equivalenti a quasi 30 a settimana e poco meno di 4 al giorno di media, in base a dati Inail e dell’Osservatorio nazionale morti sul lavoro. I settori lavorativi in cui più alto è il rischio per i lavoratori rimangono quelli dell’agricoltura, dei trasporti e dell’edilizia: 162 gli schiacciati dal trattore 117 morti gli autotrasportatori, altrettanti morti tra gli automobilisti e i passeggeri (ma non inseriti tra i morti sul lavoro).
Maglia nera è la Lombardia (185 morti), seguita da Veneto (142), Campania (123), Sicilia (109), Emilia-Romagna (112), Piemonte (101), Lazio (97), Puglia (95), Toscana (87), Calabria (86), Marche (48), Abruzzo (48), Friuli (39), Sardegna (42), Trentino Alto Adige (33), Liguria (32), Umbria (27), Basilicata (14), Molise (10), Valle d’Aosta (5).
Secondo le ultime statistiche diffuse da Eurostat sugli incidenti mortali sul lavoro, nell’ottobre del 2023, relative al 2021, l’Italia è l’ottavo paese con l’incidenza più alta (2,66 ogni 100mila occupati), dopo Lettonia (4,29 ogni 100mila lavoratori), Lituania (3,75), Malta (3,34), Francia (3,32), Romania (3,11), Austria (2,86) e Bulgaria (2,85). Più sicuri i lavoratori spagnoli (1,93), quelli tedeschi (0,84) e soprattutto quelli olandesi (0,33%).
Problemi irrisolti

Subappalti nel mirino, ma non solo. Anche i controlli. Nel corso degli ultimi anni, soprattutto per merito del ministro del Lavoro Andrea Orlando, vi è stato un piano di assunzioni all’Ispettorato del Lavoro che ha rimpolpato l’organico del 65%. Ma il numero di ispettori non basta, come spiega Bruno Giordano, ex direttore dell’Ispettorato nazionale del lavoro in un’intervista a Il Fatto Quotidiano: «L’Europa raccomanda un ispettore ogni diecimila lavoratori, ma in Italia questo è in mano alle Regioni e quindi vi è un’elevata variabilità, tanto che in alcune Regioni si arriva a un ispettore ogni 39mila lavoratori. Una situazione di particolare difficoltà è stata riscontrata in Sicilia, dove gli ispettori sono 63 per 400 mila aziende. È inoltre necessario sottolineare che l’Ispettorato, dopo il decreto del 2021, ai sopralluoghi affianca il lavoro di ufficio per controllare, ad esempio, l’applicazione dei contratti o il versamento dei contributi».
E prosegue: «Nonostante questi impegni, oltre a una carenza di personale, i lavoratori dell’Ispettorato del Lavoro sono sottoposti a paghe basse che scoraggiano la partecipazione ai bandi e incitano i controllori a cambiare ufficio. Proprio per questo motivo i sindacati hanno recentemente chiesto un colloquio con la ministra del Lavoro Calderone, lamentando proprio queste problematicità che andrebbero a intaccare la capacità dell’Istituto di vigilare e garantire condizioni di lavoro ottimali per i lavoratori».
E persistono anche delle perplessità sull’efficacia stessa dell’Ispettorato del Lavoro, la cui struttura, come hanno fatto notare gli economisti Tito Boeri ed Edoardo di Porto su La Voce, è alquanto bizantina: tra le altre cose, l’Ispettorato è privo di banche di dati che avrebbero permesso una maggior efficacia dei controlli e delle ispezioni.
Il governo

La ministra Marina Calderone aveva proposto l’introduzione di una patente a punti per le imprese già mesi fa (con il massimo che cala ad ogni incidente accaduto), e sembra che, proprio poche ore prima della tragedia, la proposta abbia fatto qualche passo in avanti. Restano nel cassetto, invece, le assunzioni e le paghe dei lavoratori dell’ispettorato, che dopo il decreto fiscale sono incaricati anche di controllare i cantieri e le imprese.
La riforma degli appalti voluta dal ministro Matteo Salvini gioca un ruolo in negativo. Il fatto che si possano fare subappalti a cascata, in virtù di una presunta efficienza, non permette di controllare se le aziende coinvolte stiano verificando i requisiti di sicurezza, e anche il coordinamento tra le varie aziende sub-appaltatrici rischia di creare situazioni disastrose.
L’attuale governo non è certo il solo a far passare la questione della sicurezza sul lavoro in secondo, terzo o quarto piano: salvo poche eccezioni, come nel caso del governo Draghi, si è fatto poco o nulla per contrastare il fenomeno. Ma non mancano mai le profusioni di parole di cordoglio, come in quest’ultimo, ennesimo, caso.
di Giulia Guidi
foto ANSA