Il ministro aveva in agenda un incontro con il suo omologo. Secondo Kiev potrebbe essere stato avvelenato
Il ministro degli esteri russo Serghei Lavrov non andrà a Minsk, secondo quanto previsto per la visita che sarebbe dovuta avvenire oggi e domani, e che è stata rinviata in seguito alla morte del suo omologo bielorusso nella giornata di ieri. Lavrov ha inoltre inviato un telegramma di condoglianze alla moglie di Makei, ha reso noto il ministero.
Il ministro degli Esteri della Bielorussia, Vladimir Makei, è morto improvvisamente all’età di 65 anni. Lo ha diramato ieri 26 novembre con un lancio l’agenzia bielorussa Belta. «Il ministro degli Esteri Vladimir Makei è morto improvvisamente», ha detto il portavoce del dicastero Anatoly Glaz citato da Sputnik Bielorussia, ripresa dall’agenzia russa Ria Novosti.
Subito dopo la notizia sono cominciate a circolare ipotesi su un possibile avvelenamento, non ancora confermate o smentite. «Ci sono voci secondo cui potrebbe essere stato avvelenato – ha scritto su Twitter il consigliere del ministero dell’Interno ucraino Anton Gerashchenko – Makei era considerato un possibile successore di Lukashenko. Era uno dei pochi a non essere sotto l’influenza russa. Le voci dicono che questo potrebbe essere un avvertimento per Lukashenko».
Soltanto ieri il ministro di Minsk aveva incontrato il Nunzio Apostolico nella capitale, come riporta la pagina social ufficiale del Ministero degli affari esteri locali: “I temi principali della conversazione sono stati il 30° anniversario dell’instaurazione delle relazioni diplomatiche tra la Repubblica di Bielorussia e la Santa Sede, l’interazione tra il Vaticano e Minsk, nonché l’attuale posizione della Chiesa cattolica romana nella Repubblica di Bielorussia”, si legge sul profilo.
Makei sarebbe stato impegnato lunedì in un incontro con il suo omologo russo Serghei Lavrov;tra i temi sul tavolo dei due diplomatici anche le prossime mosse contro l’Ucraina di Zelensky e il ruolo bielorusso in appoggio all’invasione di Mosca.
di: Caterina MAGGI
FOTO: EPA/RUSSIAN FOREIGN MINISTRY