La sentenza del Tribunale di Ancona sulla strage di Corinaldo ha dichiarato non colpevoli i nove imputati; rigettate anche le richieste di risarcimento alle famiglie delle 6 vittime
Tutti assolti. È stata questa la decisione del giudice monocratico del Tribunale di Ancona, Francesca Pizii, riguardo al processo bis sulla strage avvenuta nella discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo la notte dell’8 dicembre 2018 quando persero la vita 6 persone, cinque minorenni e una madre di 39 anni. L’udienza della strage, iniziata due anni fa e che con quasi 50 udienze sarebbe avvenuta per carenze relative alla sicurezza del locale e alle procedure per le autorizzazioni, ha visto tutti gli imputati sciolti dall’accusa di omicidio colposo plurimo, disastro colposo, e dai reati più gravi: il proscioglimento sarebbe arrivato perchè “il fatto non sussiste”. Le condanne nei confronti dei responsabili della sicurezza e degli amministratori sono giunte solo ed esclusivamente per falso: da un anno a un anno e due mesi di reclusione, ma tutte sospese per i benefici di legge; nessun risarcimento invece alle famiglie delle vittime che dichiarano: «È una sentenza vergognosa».
Le condanne sospese
Ad essere imputati nel processo bis sono sia i 6 membri della commissione di pubblico spettacolo, sia altre figure: Matteo Principi, ex sindaco della cittadina, un anno; Massimo Manna, responsabile del Suap, un anno; Rodolfo Milani, vigile del fuoco che avrebbe garantito falsamente il rispetto delle prescrizioni annunciate dalla normativa antincendio, un anno e due mesi; Francesco Gallo dell’Asur, un anno; Massimiliano Bruni, perito esperto di elettronica, un anno; Stefano Martelli, polizia locale, un anno; Francesco Tarsi, ingegnere ingaggiato dalla Magic che aveva in gestione la discoteca, condannato per falso ideologico per alcune certificazioni sui parametri microclimatici determinanti per la capienza di pubblico, quattro mesi; Quinto Cecchini, socio della Magic, assolto in egual maniera anche per l’apertura abusiva del locale; Maurizio Magnani, tecnico della famiglia Micci, proprietaria dell’immobile.
La società Magic Srl ha invece ricevuto una sanzione di 90.300 euro. I due pm Valentina Bavai e Paolo Gubinelli avevano chiesto condanne per circa 50 anni di reclusione totali per tutti gli imputati: 6 anni e 6 mesi per Principi, che oltre a essere ex sindaco presiedeva anche la commissione di pubblico spettacolo; 6 anni e 6 mesi per Manna; 6 anni e 8 mesi per Milani; 6 anni per Magnani; cinque anni e 6 mesi per Gallo, Bruni e per Martelli; cinque anni per Cecchini; due anni e 6 mesi per Tarsi.

La rabbia delle famiglie
«Che siano stati ritenuti non colpevoli è una nefandezza, è stata un’ulteriore uccisione dei nostri figli, lo Stato si deve vergognare. Oggi dopo quasi 6 anni il risultato è che gli imputati sono stati ritenuti non colpevoli per la maggior parte dei reati più complessi. Tutto ciò che è successo è solo per una piccola inesattezza perché, per il resto, ognuno ha compiuto il proprio dovere? Allora io vi dico che non voglio più sentire un politico, un rappresentante dello Stato a cui io appartengo, che abbia il coraggio di dire che questa sarà l’ultima volta. Nessun altro funzionario dello Stato e amministratore nel futuro farà il dovere che dovrebbe fare una persona a cui affidiamo la vita dei nostri figli», ha detto con grande delusione Fazio Fabini che ha perso la figlia Emma nella calca della discoteca. L’uomo ha poi voluto scrivere una lunga lettera indirizzata al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di cui prendiamo una sola parte: “Nel nostro Paese ci sono sempre meno persone che si sentono colpevoli, anche dopo la condanna. Nessuno si assume le proprie responsabilità. Tutti si dichiarano ingiustamente condannati. E noi glielo lasciamo pensare. Spero che lei diventi portavoce della sofferenza delle vittime della tragedia della Lanterna Azzurra di Corinaldo e di tutte le altre stragi compiute nel nome del menefreghismo, della superficialità, dell’avidità”.

Poi Francesco Vitali, fratello di Benedetta, un’altra giovane vittima: «Tirare fuori le parole oggi è più difficile rispetto a quando se ne è andata mia sorella perché l’hanno uccisa un’altra volta, speravo che tutto quello che ho sentito durante le udienze fosse terminato invece oggi è stata la ciliegina sulla torta». E il marito Eleonora: «È scomodo condannare certe persone, ci hanno lasciati soli. È un contentino, per una cosa del genere non servivano due anni. Io sono rimasto da solo con quattro figli, mi hanno cambiato la vita, loro se la cavano così. Alla fine le persone più deboli ci rimettono sempre».

Indietro di cinque anni
Quella notte la Lanterna Azzurra, discoteca di Corinaldo (Ancona), era piena di adolescenti che aspettavano che iniziasse l’esibizione del cantante Sfera Ebbasta. In quella che doveva quindi essere una serata all’insegna del divertimento, persero la vita cinque giovani minorenni, Emma Fabini (14), Asia Nasoni (14), Mattia Orlandi (15), Daniele Pongetti (16), Benedetta Vitali (15) e Eleonora Girolimini, mamma di 39 anni che aveva accompagnato sua figlia Gemma al concerto. Un gruppo di ragazzi aveva spruzzato all’interno del locale uno spray al peperoncino, con molta probabilità per ultimare un furto, provocando così un fuggi fuggi generale verso l’uscita di sicurezza la cui balaustra aveva ceduto e 6 persone erano morte schiacciate dal peso delle altre. I ragazzini sopravvissuti descrissero una scena agghiacciante: «Li ho visti cadere, arrotolarsi, accartocciarsi uno sopra l’altro».
La banda, che era composta da 7 ragazzi tra i 19 e i 22 anni, avrebbe dato inizio all’operazione seguendo uno schema già messo in atto prima della tragedia: spruzzare lo spray urticante in locali affollati per rubare oro e altri oggetti preziosi ai clienti. Un modo di agire che gli investigatori hanno ritrovato in un episodio simile avvenuto in una discoteca di Fabriano, sempre in provincia di Ancona. È stato proprio grazie all’analisi dei due eventi che i militari sono riusciti ad individuare i due giovani modenesi, presenti ad entrambe le “rapine”, i complici e il ricettatore. Quell’anno la banda aveva preso di mira discoteche, locali notturni, e un’area di servizio, in 7 regioni diverse (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche). 6 di loro hanno già ricevuto una condanna in via definitiva in Cassazione con pene tra i 10 e i 12 anni, il settimo, invece, ha una condanna di primo grado pari a 10 anni e cinque mesi. Parte della banda erano: Ugo Di Puorto, principale accusato perché fu trovato il suo dna sopra al tasto della bomboletta spray e quindi fu lui a disperdere la sostanza in quella circostanza, Raffaele Mormone, Andrea Cavallari, Moez Akari, Haddada Souhaib, Badr Amouiyah, Riccardo Marchi.
Le indagini, però, nel corso degli anni si sono concentrate anche sulla parte riguardante la sicurezza della discoteca. Per quella serata, infatti, i biglietti venduti sarebbero stati decisamente di più rispetto al numero di persone che il locale poteva contenere. La procura ha indicato un numero di circa 1200 persone quando il massimo che il locale poteva ospitare era di 871; inoltre, quella sera una sala non era agibile e quindi la capienza effettiva era di 459 persone. I pm che sono riusciti ad ottenere i permessi per il sequestro del locale, hanno comunicato come questo non fosse assicurato e con “gravi carenze della struttura, che lo rendevano non idoneo alla destinazione a locale di pubblico spettacolo”.
Testimoni e soccorritori
Quella sera, sul posto era presente anche una coppia di soccorritori volontari, Riccardo Cardinali e Orietta Mencaroni, che avevano accompagnato al locale il figlio 17enne. È stato proprio Riccardo a recuperare il corpo della giovane mamma Eleonora e a provare a rianimarla mentre suo marito vicino urlava: «Salvala ti prego, ha quattro bambini». «È stato un inferno, la vita di tutta la mia famiglia è cambiata da quella notte. Per noi nulla sarà come prima», ha raccontato Orietta.

Poi il racconto: «Io e Riccardo siamo soccorritori volontari e quella sera smontavamo da un servizio, avevamo ancora addosso la divisa. Abbiamo accompagnato nostro figlio Nicholas alla Lanterna Azzurra e siccome conoscevamo i gestori perché ci capita a volte di prestare servizio nelle discoteche della zona, siamo entrati nel locale. Era pieno di ragazzini accompagnati dai genitori. Siamo arrivati verso le 22, il locale ancora non era pieno, ma c’erano tantissimi ragazzini fuori in fila. Erano così tanti che mi sono preoccupata. Riccardo per rassicurarmi mi ha accompagnato per mostrarmi che c’era anche un’altra sala, ma quando siamo arrivati, era chiusa. Alle 23 il locale era pienissimo, non si riusciva a respirare».
«A un certo punto, siccome era pienissimo, mi sono spostata in una stanza adiacente alla sala, una stanza che di solito usa solo il personale. È lì che ho visto arrivare i primi ragazzi intossicati, a un certo punto è entrata una ragazza sporca di sangue con gli occhi sbarrati. Le ho chiesto cosa fosse successo, ma non rispondeva, allora sono uscita e mi sono trovata davanti a una sala vuota. C’era un odore molto forte, mi sono coperta la bocca e sono corsa fuori dove ho visto l’inferno. Davanti ai miei occhi uno scenario di guerra: sentivo urla, gente che chiedeva aiuto, ho visto Riccardo già all’opera intento a recuperare le persone che erano rimaste schiacciate dalla caduta della balaustra. Ho cercato gli adulti, non c’era nessuno, nemmeno quelli della sicurezza. Ho iniziato a soccorrere i feriti. In particolare mi ricordo di un ragazzo disteso a terra, incosciente, attorno a lui gli amici piangevano. Ho iniziato a rianimarlo. Poi sono corsa verso la strada in cerca di aiuto, nel frattempo ho chiamato mio figlio. Ho provato a chiamarlo mentre correvo verso la strada. Il mio cuore era a pezzi, poi è passato un suo amico che mi ha assicurato stesse bene, ho ricominciato a respirare e ho continuato i soccorsi. Poi ho saputo da lui che era uscito da un’altra porta. Si è salvato così».
«Dopo quello che ha visto e vissuto mio figlio è rimasto traumatizzato, all’inizio faceva fatica a concentrarsi a scuola, faceva fatica a dormire. Ora sta meglio, ma vedo che ci sta ancora male soprattutto in questi giorni a ridosso dell’anniversario. Anche Riccardo non si è più ripreso. Quella sera quando sono arrivati i soccorsi, noi abbiamo continuato a dare una mano, mi ricordo che erano circa le tre quando ho visto Riccardo seduto con le mani in testa che piangeva. Lui è stato il primo che ha tirato fuori le vittime. Ha davvero visto l’inferno. E mentre li tirava fuori aveva il terrore di trovare anche me o Nicholas lì sotto. Il nostro più grande rimorso è di non essere riusciti a salvarli tutti».
E poi sulla banda dello spray: «Quelli sono criminali. Sono degli assassini. Hanno causato una tragedia e hanno continuato imperterriti. Non li paragono a mio figlio. Hanno l’età di mio figlio, ma non meritano nulla, devono solo pagare».
di: Alice GEMMA
FOTO: ANSA / Marina Verdenelli