Sono moltissimi i tesori terrestri e subacquei del nostro pianeta che sono protetti dall’UNESCO a beneficio della comunità mondiale
Ci sono posti e monumenti nel mondo caratterizzati da un eccezionale valore storico, paesaggistico e culturale, sono i siti del Patrimonio mondiale UNESCO. Questi si trovano in tutti i continenti, eccetto l’Antartide. I luoghi che li ospitano sono meravigliosi: paesaggi strabilianti, ecosistemi preziosi e una lunga storia alle spalle. Secondo l’ultimo aggiornamento effettuato nel luglio del 2024, in tutto il mondo ci sarebbero 1.223 siti, di cui 952 beni culturali, 231 naturali e 40 misti, presenti in 168 Stati. Oggi l’Italia è il Paese con più siti UNESCO al mondo, 60. Seguono la Cina (59), la Germania (54) e la Francia (53).
L’UNESCO, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, venne fondata il 16 novembre 1945 a Londra. È un’agenzia esperta delle Nazioni Unite nata con l’obiettivo di promuovere la pace e la comprensione tra le nazioni per sostenere “il rispetto universale per la giustizia, per lo stato di diritto e per i diritti umani e le libertà fondamentali” che sono delineate dalla Dichiarazione universale dei diritti umani. Attualmente i Paesi membri sono 195 ma alla sua nascita ne contava soltanto 20, tra questi mancava l’Italia che entrò a farvi parte soltanto nel 1947. Dopo l’entrata della Palestina all’interno dell’Organizzazione, nel 2018 gli Stati Uniti e Israele dichiararono la loro uscita, accusando l’UNESCO di aver assunto “persistenti pregiudizi anti-Israele”. L’Organizzazione ha la sua sede a Parigi ed è costituita da un’Assemblea generale all’interno della quale sono presenti tutti gli stati membri che ogni due anni raccolgono un Consiglio esecutivo (costituito da 58 rappresentanti) e una segreteria. A far parte della segreteria c’è il direttore generale, attualmente l’ex ministro francese Audrey Azoulay, e la sua equipe.

Ma cosa significa essere un patrimonio dell’umanità? Un patrimonio dell’umanità è un sito registrato nella lista del patrimonio mondiale della Convenzione sul patrimonio dell’umanità. Quest’ultima, che venne adottata dalla Conferenza generale dell’UNESCO il 16 novembre 1972, ha l’obiettivo di individuare e conservare la lista dei siti che indicano eccellenze naturali e culturali. A decidere chi entra a far parte della lista sono quindi i Paesi della Convenzione, i quali presentano la candidatura di quelli che secondo loro possono diventare nuovi beni. La decisione finale spetta al Comitato Intergovernativo per il Patrimonio Mondiale che si raccoglie una volta all’anno per ispezionare tutte le candidature e che, con l’aiuto di tre organi, arriva alla decisione finale. Ci sono però dei criteri da seguire affinché il bene possa essere ritenuto di “eccezionale valore universale”, tra cui le condizioni di integrità e autenticità, e il possesso di un sistema di tutela e gestione. Qual è il beneficio di essere iscritti alla lista? Tutti i beni che ne fanno parte sono protetti da norme che mirano alla gestione e alla conservazione di quest’ultimo per assicurarne la sopravvivenza.
Il concetto della protezione dei monumenti non è antica, è abbastanza recente, ed infatti risale al 1959 quando avvenne il più grande salvataggio della storia dell’archeologia. Quell’anno infatti l’Egitto e il Sudan si appellarono alle Nazioni Unite per tutelare alcuni monumenti della Nubia risalenti a oltre 3.000 anni prima e che rischiavano di essere sommersi dalla costruzione della diga di Assuan. Da quel momento sono molti i Paesi che chiedono aiuto ai vari dipartimenti dell’UNESCO. Quello del ‘59 però fu un soccorso piuttosto eccezionale perché all’epoca non c’erano dei criteri che definivano le varie norme da rispettare.
Dato che, come abbiamo detto, i siti patrimonio UNESCO sono davvero tanti, ve ne elenchiamo soltanto alcuni, potrebbero essere degli ottimi spunti per i prossimi viaggi. Andiamo alla scoperta!
- Bagan, Myanmar: si tratta di uno dei siti sacri più conosciuti di tutto il pianeta. È una pianura verde di soli 40 km quadrati, in cui sono presenti circa 13.000 templi di diverse dimensioni. Bagan possiede però anche affreschi e sculture. La Pagoda Shwesandaw è uno dei più famosi santuari da cui poter ammirare il tramonto. È patrimonio UNESCO dal 2019.

- Huanglong Scenic Area, Cina: è una zona di interesse storico e paesaggistico situata nella parte sud della catena montuosa Minshan. La sua area panoramica offre viste incantevoli sulle cime innevate che spiccano tra cascate, foreste, e sorgenti termali. È molto nota per i laghetti blu formati da depositi di calcite, e ospita diverse specie in via di estinzione, tra queste il panda gigante. Fa parte del patrimonio UNESCO dal 1992.
- Namib Sand Sea, Namibia: è un’eco regione desertica della Namibia con un piccolo tratto anche in Angola e nella Repubblica Sudafricana, ed è affacciata sull’Oceano Atlantico. La sua caratteristica è quella di mutare di continuo il suo aspetto, un dettaglio che lo rende un “paesaggio di eccezionale bellezza”. Spesso in questa regione costiera, arida da oltre 80 milioni di anni, nascono fiumi effimeri creando dune meravigliose e un ecosistema unico per i mammiferi. È stato dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 2013.
- Dolomiti, Italia: sono un insieme di gruppi montuosi delle Alpi Orientali italiane, quasi totalmente comprese nelle regioni di Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia. 250 milioni di anni fa le Dolomiti erano un insieme di conchiglie, coralli e alghe immerse in un mare tropicale. Oggi, soprattutto all’alba e al tramonto, la dolomia prende un colore che va dal rosato al rosso intenso: si tratta di un fenomeno prodotto dalla diversa posizione del sole durante l’anno e anche dalle condizioni dell’atmosfera. Tra alcuni gioielli da visitare menzioniamo Cortina d’Ampezzo, Corvara, Ortisei, Tre Cime di Lavaredo, Lago di Braies, Lago di Carezza. Rientrano nei patrimoni UNESCO dal 2009.

- Barriera corallina, Belize: è un habitat significativo per le numerose specie marine minacciate tra cui il lamantino, le tartarughe marine, gli uccelli endemici e migratori. È considerato uno dei luoghi più emozionanti per le immersioni ed è la più grande barriera corallina dell’emisfero boreale. È patrimonio UNESCO dal 1996.
- Aree storiche di Istanbul, Turchia: Istanbul è l’unica città del pianeta che si trova a cavallo tra due continenti. Le sue aree storiche sono costituite da quattro settori principali: il Parco Archeologico (Piazza Sultanahmet e l’area circostante), la Moschea di Solimano, la Moschea del quartiere di Zeyrek (in precedenza Chiesa di Cristo Pantocratore) e l’area vicina. Si tratta di uno skyline unico, costituito da invenzioni di architetti ottomani e bizantini. Tra queste mosaici colorati, minareti, cupole giganti e la calligrafia islamica. Sono patrimonio UNESCO dal 1985.
- Lago Nakuru, Kenya: il lago si trova nel sud del Paese ed è situato ad una latitudine di 1.754 metri sopra al livello del mare. È uno dei più famosi parchi nazionali africani e uno dei più visitati del Kenya. Inoltre, è conosciuto per attirare leopardi, leoni e fenicotteri ed essere il più significativo santuario dei rinoceronti della nazione. La vegetazione, invece, è contraddistinta da acacie, euforbie, ed olivi. Le colline nei dintorni sono chiamate “Out of Africa” e regalano una vista incredibile sul Baboon Cliff, luogo preferito dai fotografi per scattare foto mozzafiato ai tramonti. Fa parte del patrimonio UNESCO dal 2011.
- Machu Picchu, Perù: le pietre di questa meraviglia del mondo sono state create nel XV secolo dai sovrani Inca. La fortezza sorge sulla cima delle Ande, a un’altitudine di 2.430 metri, sopra la valle del fiume Urubamba, ed è famosa per le mura a secco che sono tenute insieme senza l’utilizzo della malta. Gli edifici sono disposti secondo gli allineamenti astronomici e le viste panoramiche. Rientra nel patrimonio UNESCO dal 1983.

- Canadian Rocky Mountain Parks, Canada: sono famosi nel mondo per la bellezza incredibile del paesaggio ma anche per la rilevanza ecologica. I parchi nazionali, che si estendono per 180.000 kmq attraverso la Columbia Britannica e l’Alberta, offrono paesaggi costituiti da laghi blu, ghiacciai, cascate, grotte e cime montuose che attirano sciatori, escursionisti, appassionati di sport acquatici e scalatori. I nomi dei parchi sono Banff, Jasper, Kootenay e Yoho. Sono stati dichiarati Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1984.
- Mont Saint-Michel, Francia: l’isola rocciosa sorge tra maree e banchi di sabbia, regalando a chi la osserva un aspetto veramente particolare, e quasi ultraterreno, al largo della costa nord-ovest della Francia, nella regione della Normandia. Sull’isolotto si trova un piccolo villaggio che risale ai tempi del medioevo che passa in secondo piano rispetto all’Abbazia di Mont Saint-Michel, costruita nel 708 d.C. Fa parte del patrimonio UNESCO dal 1979.
- Tongariro National Park, Nuova Zelanda: il parco è situato nell’isola a nord della Nuova Zelanda ed è patrimonio dell’Umanità sia geologico che ecologico dal 1990. È il parco nazionale più antico del Paese e al suo interno si trova il Tongariro Alpine Crossing, percorso escursionistico di 22 km che porta ai laghi smeraldo che prendono il colore dai minerali vulcanici disciolti nell’acqua.

- Chichen-Itza, Messico: è uno dei maggiori siti archeologici della penisola dello Yucatan, in Messico. Era e rimane ancora oggi una città sacra e un centro di pellegrinaggio Maya fondato dagli Itza, gli stregoni dell’acqua, nel V secolo d.C. Oggi, i siti archeologici di Chichén Itzá sono sottoposti a continui scavi che mostrano nuove particolarità sull’affascinante storia e architettura. È patrimonio UNESCO dal 1988.
- Petra, Giordania: famosissimo sito archeologico collocato nel deserto sudoccidentale del Paese, risale al 300 a.C e fu la capitale del Regno nabateo. Si può accedere da una gola molto stretta chiamata Al Siq: questa contiene tombe e templi scavati nelle pareti di arenaria rosa, da cui proviene il suo nome “Città rosa”. Il monumento più famoso è Al Khazneh, tempio di 45 metri di altezza, conosciuto come Il Tesoro. È stato dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1985.
- Rock Islands Southern Lagoon, Palau, Micronesia: si estende su una superficie di 100.200 ettari e comprende 445 isole disabitate di origine vulcanica. Il sito ingloba un sistema di barriere con più di 385 specie di coralli e diversi habitat naturali con una grande varietà di uccelli, animali marini e piante. I laghi marini, distese d’acqua separate dal mare da barriere di terra, sono la specialità del posto. Fa parte del patrimonio UNESCO dal 2012.

- Città del Vaticano, Santa Sede: si tratta di una città stato che si trova nel cuore di Roma, la capitale italiana. È il cuore della Chiesa cattolica, e oltre ad essere la sede del Papa, è anche casa di una serie di straordinarie collezioni di opere d’arte e architettoniche. I Musei Vaticani ospitano infatti sculture romane tra cui il famoso Gruppo del Laocoonte, gli affreschi rinascimentali delle Stanze di Raffaello e della Cappella Sistina, famosa per gli affreschi di Michelangelo. È stata dichiarata Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1984.
Ci sono viaggiatori che sono dei veri e propri cacciatori di patrimoni UNESCO, a farli conoscere ed interagire tra loro è Els Slots, informatica olandese che un po’ di anni fa ha lasciato il suo lavoro per aprire un sito web indirizzato alle persone accomunate da questa grande passione. L’abbiamo intervistata.
Quand’è che hai mollato tutto e hai deciso di aprire un sito web dedicato ai patrimoni UNESCO? Perché lo hai fatto?
«Ho aperto il mio sito web nel 1997 come semplice sito personale nella mia lingua madre, l’olandese. Fin da bambina mi sono sempre interessata ai viaggi, alla storia e alle diverse culture, trovando una grande raccolta di informazioni da leggere sui siti del patrimonio UNESCO che aspiravo a visitare. Nel 2000 ho acquistato il nome di dominio www.worldheritagesite.org, ho iniziato a scrivere in lingua inglese e ho invitato altre persone a pubblicare le loro storie. Nel corso degli anni attorno al sito si è sviluppata una forte comunità di persone unite dallo stesso interesse, e l’interazione con loro è stata per me una grande motivazione per continuare a portare avanti la mia pagina. In tutto il mondo ci sono molte persone appassionate di questo argomento che vogliono dedicare tempo e/o denaro per viaggiare e vedere questi siti, e per discuterne con altre persone».
Ho letto che vorresti visitare tutti i patrimoni dell’Umanità, cosa ti spinge a farlo? Qual è la tua relazione con l’UNESCO?
«All’inizio sembrava un obiettivo irraggiungibile, ma ora che mi ci sono avvicinata, l’intero “progetto” sembra adattarsi alla mia personalità: sono brava a pianificare (questa è una delle cose essenziali da fare) e sono altamente motivata a raggiungere gli obiettivi. E il fatto di poter viaggiare così tanto, naturalmente, è ancora la mia forza principale. Non ho alcun rapporto con l’UNESCO ed infatti anche il sito web è indipendente, per cui possiamo anche essere critici nei confronti di ciò che accade all’agenzia o nei suoi siti protetti».
Quanti patrimoni hai visitato fino ad adesso? Qual è stato il primo sito UNESCO che hai visitato? E l’ultimo nell’ordine?
«Attualmente sono a quota 919 su 1223, quindi oltre il 75%. Il primo sito che ho visitato è stato Westminster a Londra, nel 1987, durante una gita scolastica. L’ultimo, invece, è stato Vegaoyan, a giugno 2024. Si tratta di un arcipelago remoto della Norvegia, dove la popolazione locale ha reso le isole che erano sterili e fredde adatte alla vita umana».
Qual è stato tuo preferito? E quello che ti ha impressionato meno?
«Ti dico sia il mio sito preferito del Patrimonio mondiale culturale che di quello naturale. Per quanto riguarda la cultura, Angkor e Machu Picchu sono ovviamente ai primi posti, ma a questi sceglierei sempre la Valle di Kathmandu in Nepal, che conserva ancora siti religiosi attivi e un’architettura storica particolare. Per quanto riguarda la natura, vorrei puntare i riflettori sull’Ennedi in Ciad. Si tratta di un paesaggio desertico eccezionale, con formazioni rocciose dalle forme strane, canyon scoscesi, e un’intrigante vita nomade. Ci sono poi alcune categorie di siti che mi piacciono meno, come le miniere sotterranee, le grotte di pietra a goccia e i siti archeologici dove non è più visibile nulla di rilevante».
Quali saranno i tuoi viaggi futuri e i tuoi obiettivi in questo senso?
«Al momento viaggio a tempo pieno, quindi i viaggi sono sempre in programma. Il mio primo viaggio previsto per agosto/settembre è in Corea del Sud e Giappone, comprese alcune isole remote, una delle quali non è raggiungibile in aereo e richiede un viaggio in traghetto di 24 ore. Il mio prossimo obiettivo sarà naturalmente la visita della pietra miliare numero 1.000 e spero di raggiungerlo nel dicembre 2025. Non rivelerò quale sia il sito, ma è molto remoto e visitato da pochissime persone. Con il passare del tempo sto iniziando ad apprezzare sempre di più i siti naturali e quelli meno conosciuti, e il mio obiettivo numero 1.000 è sicuramente uno di questi».
E sott’acqua?
Tra i siti precedentemente elencati due sono tesori subacquei. Il 2 novembre 2001, infatti, venne adottata dalla Conferenza generale dell’UNESCO la Convenzione sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo inteso come tutte le testimonianze storiche, culturali, o archeologiche dell’esistenza umana che sono state in parte o completamente sommerse, periodicamente o ininterrottamente, per almeno 100 anni. Il patrimonio culturale subacqueo può essere piuttosto variegato: edifici manufatti, strutture, resti umani, insieme al loro contesto archeologico e naturale; aerei, navi, altri veicoli o parte di questi, insieme al loro contesto archeologico e naturale; oggetti di carattere preistorico.
Nonostante i patrimoni collocati sui fondali di bacini acquatici godano da ormai diverso tempo di protezione nazionale e internazionale, le attività di sciacallaggio sono in forte aumento anche a causa, o forse per merito, della tecnologia. Mercanti, collezionisti e cacciatori di tesori stanno infatti accrescendo sempre di più il loro interesse verso questi oggetti. Uno sviluppo decisamente preoccupante. I dati indicano la presenza di più di tre milioni di relitti non ancora scoperti sparsi sul fondo dell’oceano, e la sparizione di diversi resti di civiltà remote, come le rovine del Faro di Alessandria in Egitto, e di città, come il Port Royal giamaicano, che in passato sono stati ingoiati dalle onde.

Gli stati che sottoscrivono la Convenzione hanno il dovere di custodire il patrimonio culturale subacqueo per il bene di tutta l’umanità, seguendo alcuni fondamentali principi. Il primo sottolinea il divieto di sfruttamento commerciale per scambi economici o speculazione ma non deve essere considerato come un intralcio all’attività archeologica professionale, all’introduzione del patrimonio in progetti di ricerca o alle attività precauzionali di salvaguardia effettuate dagli scopritori se i requisiti sono rispettati. Il secondo principio, invece, è rappresentato dalla predilezione della tutela in loco del patrimonio culturale subacqueo. Altre attività possono comunque essere autorizzate se inevitabili. Questo requisito evidenza la rilevanza del contesto storico del bene archeologico e del suo significato scientifico, riconoscendo il fatto che, il patrimonio si conserva meglio sott’acqua proprio per la bassa percentuale di deterioramento e per la mancanza di ossigeno.
Ricordiamo sempre che per “bellezza” non si intende soltanto il senso estetico e artistico di un bene, ma anche i valori e i significati della sua storia: un fascino interno ed esterno che stimola a non smettere mai di viaggiare, almeno fino a quando non si sono visti una buona parte dei siti patrimonio UNESCO.
di: Alice GEMMA
FOTO: SHUTTERSTOCK