La Gen Z spinge verso l’acquisto di telefonini mobili “basici”. La voglia di disconnessione e un’astuta operazione di marketing danno vita ai dumb phones
La Generazione Z, quella che tutti individuano come ossessionata da internet e dalla tecnologia, quella che non riesce a stare offline per più di un’ora, quella che condivide nei minimi dettagli la quotidianità sui social e ancora, quella che è riuscita a monetizzare attraverso l’uso della rete. Ebbene, è la stessa che dall’altro lato ha dimostrato una crescente richiesta di allontanamento da questo mondo iperconnesso. Di recente, infatti, si sarebbe registrata l’esigenza di avere i dumb phones (letteralmente “telefoni stupidi”), cellulari con meno funzionalità di quelli odierni, insomma i modelli di telefoni usati negli anni ‘90. La richiesta, che al momento sembra essere bassa, non è passata inosservata dagli esperti del settore che evidenziano come i giovani di oggi abbiano bisogno di contrastare l’abuso degli smartphones.

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Mente libera e light phones
Un fenomeno, quello dei dumb phones, che si identifica come un’inversione di marcia la quale, in una società capitalistica come quella in cui viviamo, potrebbe indicare non soltanto un fattore economico (prezzi sempre più alti dei dispositivi) ma soprattutto motivi riguardanti la salute delle persone: il mondo che ci offre internet, quello in cui il confine è lo schermo del telefono, potrebbe essere comodo sì, ma anche molto stressante. Si va quindi alla ricerca di un oggetto concreto che contribuisca a staccare la mente, che non porti ad avere l’ansia di perdersi qualcosa, e si approda al vecchio stile, al vintage, ai trend della generazione precedente: SMS e chiamate, niente di più. I social media sembrano essere, soprattutto per i più giovani, una realtà tossica, e una minaccia per la salute fisica e mentale, un mondo dove tutto sembra apparire bello, tra cui ciò che mostrano le cosiddette influencer. Da tenere poi in considerazione c’è anche la distrazione e la perdita di tempo che questi comportano, un insensato scroll infinito sulle pagine web che porta la Gen Z ad essere sempre più intrappolata e soffocata dalla tecnologia. Secondo un’indagine condotta su oltre 40mila partecipanti da Real Research, applicazione di sondaggi online, infatti, gli under 19 spenderebbero circa più di 7 ore al giorno sulle piattaforme social. Ma quella dei dumb phones è una richiesta sulla quale si può investire? Dal punto di vista economico la risposta è no, le aziende high-tech più importanti, infatti, ricaverebbero ben poco da prodotti come questi rispetto a dispositivi più all’avanguardia perché più costosi. Sembra che però non sia solo un fattore economico perché i colossi del settore nutrono forti dubbi sull’utilizzo di dispositivi come questi, il rischio sembrerebbe riguardare lo stop del funzionamento di una tecnologia ormai così arretrata rispetto all’epoca in cui viviamo oggi. Questo però non ha fermato il mercato della telefonia statunitense che ha deciso di dedicare ai cosiddetti dumb phones il 2% del totale: le vendite di questi telefoni sono aumentate nel 2022 per HMD Global, produttore di Nokia, con migliaia e migliaia di pezzi venduti ogni mese. «Vediamo che il mercato dei flip phone è in crescita del 5% – ha detto Lars Silberbauer, Chief Marketing Officer di Nokia Phones e HMD Global – nell’ ultimo anno abbiamo raddoppiato la nostra quota di mercato di questi telefoni». Nonostante non sembri un prodotto redditizio, ci sono moltissime startup pronte a investire su questo progetto, tra queste la newyorkese Light, che con i suoi cellulari cancella quasi totalmente l’accesso ad internet. Il piano della startup non prevede un abbandono radicale della tecnologia, ma la progettazione di un cellulare che abbia funzionalità utili e che non rinunci all’estetica. Il suo nome è “light phone”, apparecchio che utilizza un unico electronic paper screen, lo schermo tipico degli e-reader che non emette luce blu. Le funzionalità sono poche ma essenziali: invia SMS, consente di telefonare, permette l’accesso ad alcune applicazioni grazie alla modalità e-reader, di ascoltare musica, podcast, di utilizzare la calcolatrice, la sveglia e un’app per le indicazioni stradali. Niente di più.

«Tuttavia, esiste un’intera gamma di dumb phones. Alcuni dei miglioramenti contemporanei includono la copertura di rete 4G, fotocamere potenziate e colori aggiornati, ma nel complesso è più o meno la stessa cosa. I dumb phones Nokia sono venduti con diversi sistemi operativi, tra cui KaiOS, che consente una versione leggera di WhatsApp, di cui alcune persone hanno bisogno – ha spiegato Silberbauer – È possibile scegliere le funzionalità che si desiderano e avere un telefono con una batteria che dura 31 giorni, in modo da poter ricaricare il dispositivo 12 volte all’anno. Gli smartphone non sono però destinati a scomparire: semplicemente soddisfano un mercato diverso. Nokia continua a venderli e a gennaio di quest’anno ha introdotto un’innovazione unica, i telefoni riparabili. È possibile riparare il telefono da soli con un piccolo cacciavite cambiando lo schermo, le prese di ricarica e la batteria in un paio di minuti». Lo scopo della multinazionale finlandese è quello di fare in modo che i suoi clienti non debbano comprare un nuovo telefono ogni anno. Al giorno d’oggi, infatti, i dispositivi gettati via producono 35 milioni di tonnellate di rifiuti e 261 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 ogni anno in Europa.
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Nostalgia degli anni Novanta?
Mentre i Millennial sembrano essere nostalgici degli anni ‘90 che hanno vissuto, la generazione Z, nata e cresciuta online, sembra essere attratta da un passato, non troppo lontano, che però non ha vissuto. Le macchine fotografiche analogiche sono tornate di moda insieme ai videogiochi retrò con grafica pixelata e gameplay semplice: si ha la malinconia di un’epoca in cui vivere sembrava più facile e meno stressante. «La gente vuole tornare ai primi anni 2000 o agli anni ’90, penso che sia un ricordo di un’epoca più felice, un’epoca in cui le cose erano un po’ più semplici», ha continuato Silberbauer.
La maggior parte del fascino nei confronti di questi oggetti old-tech è collegato al minimal design e al Y2K streetwear, lo stile che era in voga nei primi anni 2000. A certificare questa tendenza, come sempre avviene con tutti i trend, sono stati i media americani: non molto tempo fa una giornalista esperta di tecnologia, ha scritto un pezzo sul New York Times parlando della sua esperienza con il flip phone (in Italia conosciuto come il telefono a conchiglia) e raccontando del mese trascorso usando un telefono con il T9 e con le caratteristiche tipiche dell’epoca precedente.
La disconnessione
Digital detox o disintossicazione digitale, è questa la parola esatta per descrivere un determinato lasso di tempo in cui si decide di scollegarsi completamente da tutti i dispositivi tecnologici: pc, tablet, cellulari, e anche social media. Il fine è uguale per tutti, ristabilire un equilibrio tra il mondo digitale e la vita reale, ma la formula per arrivarci può essere differente. Può avvenire un distacco parziale o totale, che riguarda alcune applicazioni nello specifico o alcuni momenti della giornata, non sempre la modalità con cui la si fa è uguale per tutti.
E se, come già spiegato, alcune aziende del settore hanno puntato il loro mirino verso le richieste recenti, anche brand che apparentemente sono estranei alla questione, hanno voluto cogliere l’occasione al balzo per mostrare la loro partecipazione al tema della condivisione e socialità. Tra queste c’è Heineken, la quale in occasione della Design Week di Milano, ha presentato in anteprima mondiale e in collaborazione con Bodega, brand curator di streetwear e controcultura americano, un nuovo-vecchio flip phone, The Boring Phone, prodotto da HMD e progettato per incentivare i giovani a capire che la loro vita sociale può essere condotta in maniera più genuina quando si hanno meno distrazioni. Bodega ha organizzato e allestito una bottega pop-up nel centro della città grazie alla quale, passando attraverso un frigo gate firmato Heineken, era possibile accedere a uno spazio dove venivano mostrati i “boring phones” in un contesto totalmente amarcord. Molto presto 5.000 di questi dispositivi potranno essere acquistati e l’azienda lancerà un’app per rendere “dumb” qualsiasi smartphone di ultima generazione. Il nostro Paese si è reso protagonista di questa campagna con grande orgoglio: «La cornice della Design Week è stata l’occasione perfetta per trasmettere il messaggio irriverente ma profondo che è alla base della campagna», ha dichiarato il Marketing Director di Heineken Italia, Jan Bosselaers.
L’azienda olandese produttrice di birra ha poi condotto una ricerca svelando come il 90% dei giovani e degli ultra giovani statunitensi e dei britannici confessi di usare il proprio telefono quando è in compagnia, e che lo “scrolli” almeno 7 volte nel corso della stessa serata. «È evidente che i giovani desiderano liberarsi dagli effetti negativi della tecnologia», ha detto Nabil Nasser, Direttore globale di Heineken. «Il Boring Phone è il nostro modo per ricordare alle persone che possono godersi di più la loro vita sociale senza distrazioni indesiderate. Non vediamo l’ora di sapere quale sarà la risposta al lancio del Boring Phone, perché crediamo che contribuirà a soddisfare il bisogno delle nuove generazioni a riscoprire il valore dei reali momenti di condivisione», ha invece dichiarato Oliver Mak, co-fondatore di Bodega.
Occhio però, se dopo aver letto questo articolo state rovistando nei vostri cassetti per riesumare i vostri vecchi dispositivi, sappiate che non è la stessa cosa perché a sostituire gli smartphones sono nuove versioni potenziate e aggiornate dei reperti storici che tutti quanti abbiamo. Secondo quindi una convinzione sociale, i dumb phones potrebbero rappresentare il futuro della telefonia mobile, offrendo la possibilità agli utenti di scegliere in che modo e quando essere online. Potrebbe essere l’unico modo per ritrovare la pace, migliorare la nostra concentrazione e fortificare le relazioni sociali? A dirlo sarà soltanto il tempo e chi effettivamente sceglierà questa soluzione.
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di: Alice GEMMA
FOTO: SHUTTERSTOCK