La cerimonia d’apertura dei Giochi Paralimpici di Parigi è stata un evento atipico svoltosi fuori dalle mura di uno stadio tradizionale. Place de la Concorde è stata il cuore pulsante della celebrazione

Dal 1960 la chiusura delle Olimpiadi rappresenta un semplice break che fa spazio alle Paralimpiadi. Anche quest’anno il fuoco olimpico ha lasciato la sua torcia soltanto per un paio di settimane, per tornare poi a illuminarsi nuovamente. Un intervallo di tempo adatto alla sostituzione dei cinque cerchi con i tre “agitos”, simbolo paralimpico. Questa volta però ad incorniciare l’apertura, avvenuta nella serata di mercoledì 28 agosto, è stato un meraviglioso tramonto, uno spettacolo differente rispetto alla pioggia dell’apertura dei Giochi olimpici. Bandiere, colori, euforia, passione, dolore e sconforto sono tornati ad arricchire lo sport, un mondo che mette a confronto gli esseri umani attraverso una sana competizione. 

I fuochi d’artificio alla cerimonia inaugurale delle Paralimpiadi di Parigi 2024 (EZIO CAIROLI)

Alla cerimonia di apertura, partita dall’Arc de triomphe e terminata a Place de la Concorde, hanno partecipato circa 4.400 atleti di 180 delegazioni da tutto il mondo. La piazza, una delle più grandi del Paese, al calar del sole si è trasformata in una straordinaria scenografia ornata da pianoforti alla quale hanno assistito circa 65.000 persone. Prima della sfilata a dare spettacolo è stata la pattuglia acrobatica dell’aeronautica militare francese che ha tratteggiato nel cielo il percorso da fare per arrivare a Place de la Concorde. Dopo i saluti del presidente francese Emmanuel Macron e quelli del presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, e poi l’inizio dello spettacolo.

L’esibizione della pattuglia acrobatica dell’aeronautica militare francese (EZIO CAIROLI)

Lo show è stato segnato da un’originale esibizione di ballerini che hanno danzato sulle note della musica suonata dal pianista Chilly Gonzales. Nella coreografia i performer erano divisi in due categorie, il gruppo “creativo” che con vestiti colorati ha rappresentato la libertà e l’apertura mentale, e la “società rigida” che ha dipinto la resistenza al cambiamento. I due, che si differenziano per il loro modo di vivere e progredire, hanno approcciato alla coreografia in maniera diversa, ma alla fine, nel nome dell’inclusività, si sono uniti. Da un lato quindi la società che non conosce la disabilità e che si muove in maniera razionale e ordinata, dall’altro le persone con disabilità, travolgenti ed emotive. Tra loro è apparso il ballerino Musa Motha, originario del Sudafrica, al quale venne amputata una gamba per un osteosarcoma e che si è mosso tra gli altri utilizzando le stampelle. Ad esibirsi anche Christine and the Queens, cantante francese conosciuto anche come Chris o Redcar, che si è presentato sotto i riflettori con un completo rosso fuoco e che ha reinterpretato Non, je ne regrette rien di Edith Piaf, cantautrice del Novecento. Un look, quello del cantante Chris, ideato, come quello degli altri partecipanti, dallo stilista Louis Gabriel Nouchi che insieme alla direttrice dello styling e dei costumi, Daphné Bürki, ha realizzato abiti per oltre 200 artisti: nel corso della serata, infatti, ogni performer ha indossato da tre a quattro outfit. «Volevo creare degli abiti, non dei costumi, lavorare con gli artisti, capire cosa gli sarebbe piaciuto indossare», ha detto Nouchi. Poi è stata la volta anche dell’attore e cantante Luc Bruyère, anche noto come Lucky Love, che dalla nascita possiede un solo braccio.

La performance di Lucky Love alla cerimonia (Firas Abdullah/ABACAPRESS.COM)

Gli Champs-Élysées sono stati invasi da un’immensità di atleti appartenenti a diverse nazioni che si sono susseguite in ordine alfabetico, eccetto per il Paese ospitante, la Francia, che ha marciato per ultima. L’enorme quantità di campioni presenti ha creato un movimento che dall’alto del cielo di Parigi è risultato ancora più suggestivo, tra luci, musica e allegria. La delegazione italiana quest’anno ha messo a segno il record di partecipazione, 141 atleti totali, di cui 71 donne e 70 uomini. Ambra Sabatini e Luca Mazzone sono stati i portabandiera del nostro tricolore: la prima, una velocista, il secondo, un nuotatore e paraciclista. Una squadra quella italiana pronta a combattere, e arrivata nella capitale francese per gareggiare fino all’ultimo respiro e non solo per partecipare. 

La scelta dei luoghi per celebrare l’apertura dei Giochi è stata fatta dal direttore artistico Thomas Jolly e non è stata casuale. Il cuore della città, dove si è celebrata la cerimonia, infatti, è uno dei posti della capitale meno accessibili alle persone con disabilità proprio per l’insufficienza di impianti appositi. Simultaneamente alle Paralimpiadi, infatti, è stata comunicata l’intenzione di ristrutturare e sistemare le stazioni della metropolitana di Parigi in modo che queste possano essere raggiungibili e sfruttabili entro i prossimi 20 anni.  

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«Per garantire che i riflettori siano puntati sulle conquiste degli atleti Paralimpici, sui valori che incarnano e sulle emozioni che ispirano in noi, Parigi 2024 ha voluto offrire loro una vetrina innovativa organizzando la prima Cerimonia d’Apertura dei Giochi Paralimpici fuori dai confini di uno stadio. Guardando oltre questo scenario eccezionale offerto agli atleti e agli spettatori più importanti di tutto il mondo, questa cerimonia nel cuore della città è un simbolo forte che illustra la nostra ambizione di trarre vantaggio dal fatto che il nostro paese ospita i suoi primi Giochi Paralimpici per posizionare la questione dell’inclusione delle persone con disabilità al centro della nostra società», ha detto Tony Estanguet, il Presidente dei Giochi di Parigi 2024.

Tony Estanguet, Presidente dei Giochi di Parigi 2024, e Andrew Parsons, Presidente del Comitato Paralimpico Internazionale alla cerimonia iniziale delle Paralimpiadi 2024 (EPA/Teresa Suarez)

«I Giochi hanno un potere di trasformazione senza eguali. Scegliendo, per la prima volta, di organizzare la Cerimonia d’Apertura dei Giochi Paralimpici nel cuore della città, in Piazza della Concordia, questa piazza che simboleggia più di ogni altra l’unità della nostra Nazione, stiamo offrendo l’opportunità a tutti di vedere questi atleti le cui prestazioni suscitano ammirazione e sono davvero fonte di ispirazione. Permettendoci, tutti insieme, di sfruttare questa opportunità unica per cambiare il modo in cui vengono viste le disabilità», ha dichiarato invece Amélie Oudéa-Castéra, il Ministro dello Sport e dei Giochi Olimpici e Paralimpici.

Il sistema riguardante la fiamma non è lo stesso delle Olimpiadi, dove questa rimane una sola. Alle Paralimpiadi infatti si moltiplica dando vita ad altre fiamme simili che vengono fatte splendere una vicina all’altra. È stato Michaël Jérémiasz, campione di tennis, a dare inizio alla staffetta accendendo la torcia e passandola alla nostra schermitrice Bebe Vio (unica atleta ad aver partecipato sia alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi sia a quella delle Paralimpiadi), che l’ha portata al centro della piazza e l’ha consegnata a Oksana Masters, atleta americana. Il successivo in ordine è stato il campione di salto in lungo Markus Rehm. Poi è stato il turno dei cinque atleti francesi Charles-Antoine Kouakou, Nantenin Keita, Fabien Lamirault, Alexis Hanquinquant e Elodie Lorandi che hanno acceso il braciere situato alla base della mongolfiera la quale, con la Tour Eiffel come sfondo, proprio come nei film più romantici, è salita sempre di più verso il cielo dando ufficialmente inizio alla XVII edizione delle Paralimpiadi. 

Bebe Vio durante la staffetta della cerimonia paralimpica (Xing Guangli/Xinhua/ABACAPRESS.COM)

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Tra novità e terreni di gara

Per la prima volta nella storia le Paralimpiadi, come le Olimpiadi, hanno la mascotte. Anche il logo dell’evento coincide in parte con quello dei Giochi Olimpici, in segno di una maggiore inclusione tra le due competizioni. Il simbolo è una medaglia d’oro, una fiamma e la Marianna, simbolo della rivoluzione e della Francia come nazione: nel logo olimpico la Marianna sovrasta i cinque cerchi, mentre nel logo paralimpico ci sono i tre “agitos”, quello rosso, blu e verde a rappresentare mente, corpo e spirito.

Tra le novità anche due sport che non sono presenti alle Olimpiadi, il goalball e la boccia. Il primo è uno sport di squadra che si gioca su un campo dalle dimensioni di quello della pallavolo e che venne ideato per gli ipovedenti e i non vedenti. Ogni squadra ha tre giocatori e sul campo ci sono due porte che chiudono tutta la larghezza del terreno di gioco. Il team che si trova in attacco deve provare a fare goal facendo rotolare la palla, contenente campane interne, verso la porta opposta: il tiro è ritenuto valido solo se questa rimbalza almeno una volta nell’area di atterraggio del lanciatore. Chi difende si sdraia per coprire la porta. Per sentire il rumore della palla, gli spettatori devono rimanere in silenzio. Il secondo sport, invece, ovvero la boccia, è giocato da atleti che sono in carrozzina e che hanno disabilità che influiscono sulla funzione motoria. È una delle poche discipline a includere sia uomini sia donne nelle stesse sfide.

Anche alle Paralimpiadi i luoghi simbolo della capitale francese sono gli attori principali. Si passa dalla Reggia di Versailles per gli eventi equestri, al Grand Palais per la scherma in carrozzina e le gare di taekwondo, a Les Invalides per il tiro con l’arco, il Roland-Garros per il tennis e il sitting volley, arrivando fino alla Torre Eiffel sotto la quale si giocano le partite di calcio per non vedenti. 

La tribù della Phryge Paralimpica, la moscotte delle Paralimpiadi di Parigi 2024 (EZIO CAIROLI)

Indietro nel tempo…

La storia delle Paralimpiadi inizia un po’ di anni fa. Correva l’anno 1948 quando Sir Ludwig Guttmann, neurologo e dirigente sportivo tedesco, organizzò una sfida sportiva coinvolgendo 16 militari congedati della seconda guerra mondiale con lesioni del midollo spinale, a Stoke Mandeville, in Inghilterra. Nel 1952, anno in cui si unirono alla competizione anche concorrenti olandesi, nacque il Movimento Paralimpico. Lo stile delle Olimpiadi però venne ripreso per la prima volta 8 anni dopo a Roma, quando subito dopo la loro fine iniziarono a gareggiare tra loro 400 atleti invalidi provenienti da 23 Paesi. Le sfide avvennero in 8 sport. Dopo Tokyo 1964, i Giochi Paralimpici (compresi quelli invernali) vennero svolti in città diverse rispetto a quelli Olimpici e con il passare del tempo vennero aggiunti sempre più gruppi di disabili. La realizzazione delle Paralimpiadi avvenne in diverse città fino a Seul ‘88 e ad Albertville 1992 (giochi invernali) quando poi vennero riuniti, decidendo che si sarebbero svolti nelle stesse sedi subito dopo quelli olimpici. Nel 2001 venne siglato un accordo tra il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) e l’IPC (Comitato Paralimpico Internazionale) con lo scopo di salvaguardare l’organizzazione dei Giochi Paralimpici e di garantire la pratica: “una candidatura, una città”. Un’intesa diventata operativa a Pechino 2008 e a Vancouver 2010.

Inoltre, da quegli anni gli atleti olimpici e paralimpici vivono nello stesso villaggio e hanno gli stessi servizi. Negli anni le Paralimpiadi hanno acquisito un’importanza che le ha portate a diventare il terzo più grande evento sportivo al mondo a livello di vendita di biglietti, subito dopo Olimpiadi e Coppa del Mondo FIFA. A Rio 2016, infatti, gli atleti partecipanti avevano toccato quota 4.328, attraendo un pubblico tv di 4,1 miliardi di persone in più di 150 Paesi, e vendendo 2,15 milioni di ticket. Rio de Janeiro è stato un grande esempio per altre città del mondo: la seconda città del Brasile investì moltissimo per potenziare le infrastrutture in maniera tale che potessero essere usate anche per le Paralimpiadi. Tra i miglioramenti figurano la realizzazione di destinazioni turistiche, lo sviluppo del sistema di trasporto rapido in bus per spostarsi facilmente all’interno della città, un centro di addestramento paralimpico di livello mondiale per il Comitato Paralimpico brasiliano a San Paolo con strutture all’avanguardia per 15 sport diversi. Anche la Corea del Sud detiene un record, quello di aver allestito molto bene i Giochi Paralimpici Invernali nel 2018 con 567 atleti provenienti da 49 paesi, 2,02 miliardi di telespettatori e 343.000 spettatori.

Tenacia, determinazione e forza di volontà. Tre qualità che contraddistinguono questi atleti capaci di superare ostacoli che soltanto in apparenza sono inarrivabili. Sportivi che hanno passato la loro vita e il loro prezioso tempo a dedicarsi ad uno sport, la loro passione. E allora anche noi, proprio come accade durante i Giochi olimpici, siamo trasportati dalla loro eccitazione e dal loro amore: occhi incollati alla tv per tenere il tempo, per capire la misura della distanza, e fare il tifo. Quello che deve arrivare è un messaggio di inclusione che non può perdersi nel tempo. Per un breve periodo di tempo ogni quattro anni ci viene data l’opportunità di curiosare all’interno di un pianeta affascinante, e la parte più importante, e forse anche la più complessa, è riuscire a non chiudere la porta di quel mondo, che tanto ci insegna, non appena la fiamma della torcia si spegne definitivamente.

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di: Alice GEMMA

FOTO: Photo by Zhang Haofu/Xinhua/ABACAPRESS.COM