omicidio ziliani

Mentre Silvia si è detta sicura che la madre le volesse uccidere, Paola ha espresso tutto il suo dispiacere “per tutto” e tenta di scagionare il fidanzato

È il giorno delle testimonianze nell’ambito del processo per la morte di Laura Ziliani, la vigilessa morta a Temù nel bresciano. Le figlie, ree confesse insieme al fidanzato di una delle due Mirto Milani, sono state chiamate al banco per rendere la loro versione dei fatti e confermare quanto precedentemente affermato.

Stesso esito ma diverso approccio per le due figlie della donna, Paola e Silvia Zani. La prima, in lacrime, ha voluto chiedere scusa “a tutti: a mia madre che ho ucciso, ai miei zii, a mia sorella, a mia nonna, a tutte le persone di Temù. Mi rendo conto di aver ferito tutti. Mi dispiace per tutto. In assoluto mi dispiace più di tutti per mia mamma“. Poi parla di Mirto Milani, il fidanzato anch’esso imputato per l’omicidio di Ziliani.

«Quando è intervenuto in camera dove io soffocavo mamma e mia sorella la teneva ferma, credo che mia mamma fosse già morta. È quanto ho rielaborato dopo mesi di carcere» ha dichiarato infatti, tentando di scagionare il fidanzato.

Tutt’altro approccio quello della sorella Silvia Zani, che ha invece continuato a sostenere la tesi che la madre avesse intenzione di avvelenarle. «Quando ho ucciso mia madre – spiega ai giudici di Brescia – ero convinta al 300 per cento che lei volesse avvelenarci. Ci avrei messo la mano sul fuoco. Ora dopo tanti mesi in carcere, non sono più così sicura».

«Eravamo spaventatissimi – aggiunge. – Non so perché volesse ucciderci, forse perché ero una rompiscatole o perché volevo gestire gli immobili che abbiamo ereditato dopo la morte di mio padre in modo diverso».

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/RICCARDO BORTOLOTTI