Il Pontefice dedica anche questa omelia domenicale alla riconciliazione: “chi fomenta rancore, incita all’odio, scavalca gli altri, non lavora per Gesù”
«Il cristiano è portatore di pace, perché Cristo è la pace. Da questo si riconosce se siamo suoi»: così Papa Francesco dedica la sua omelia domenicale di San Pietro alla pace, invocando anche la “riconciliazione nella Repubblica Democratica del Congo, tanto ferita e sfruttata“.
«Se invece diffondiamo chiacchiere e sospetti, creiamo divisioni, ostacoliamo la comunione, mettiamo la nostra appartenenza davanti a tutto, non agiamo in nome di Gesù – prosegue Bergoglio. – Chi fomenta rancore, incita all’odio, scavalca gli altri, non lavora per Gesù, non porta la sua pace».
«Preghiamo perché i cristiani siano testimoni di pace, capaci di superare ogni sentimento di astio e ogni sentimento di vendetta, superare la tentazione che la riconciliazione non sia possibile, ogni attaccamento malsano al proprio gruppo che porta a disprezzare gli altri» continua l’appello del Pontefice.
Durante l’Angelus il Pontefice fa riferimento alla guerra in Ucraina: «il mondo ha bisogno di pace: non una pace basata sull’equilibrio degli armamenti, sulla paura reciproca, no, questo non va. Questo vuol dire far tornare indietro la storia di 70 anni».
«La crisi ucraina avrebbe dovuto essere, ma se lo si vuole può ancora diventare, una sfida per statisti saggi capaci di costruire nel dialogo un mondo migliore per le nuove generazioni» prosegue il Papa, ricordando che “bisogna passare dalle strategie di potere politico, economico e militare a un progetto di pace globale. No ad un mondo diviso tra potenze in conflitto, sì a un mondo unito tra popoli e civiltà che si rispettano“.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/GIUSEPPE LAMI