Quella degli attentati ai danni di esponenti politici è una lunga e drammatica storia che, alla luce degli ultimi avvenimenti, sembra molto lontana dal concludersi presto
Con l’attentato del 15 maggio scorso ai danni di Robert Fico dopo anni si è tornato a parlare di attacchi ai danni di esponenti politici. L’attentatore, Juraj Cintula, ha sparato tre colpi al primo ministro slovacco mentre si trovava in visita nella cittadina di Handlová, Fico ferito all’addome e al braccio sinistro ha subìto diversi interventi ed è sopravvissuto.
Fuori dal Vecchio Continente l’ultimo gravissimo attacco a un esponente politico è stato quello dell’8 luglio 2022 che è costato la vita a Shinzo Abe. L’ex primo ministro, a Nara per un comizio elettorale, venne raggiunto da due colpi di proiettile sparati da un ex-militare della Marina, la Kaijō Jieitai, il 41enne Tetsuya Yamagami. L’attentatore dopo di essersi dichiarato insoddisfatto dalle politiche dell’ex premier spiegò alla polizia che a motivare il suo gesto fosse stato il rancore provato verso la chiesa dell’unificazione – collegata secondo Tetsuya Yamagami a Shinzo Abe – la religione del gruppo religioso che avrebbe condizionato la madre dell’attentatore portandola alla rovina finanziaria, secondo Yamagami sarebbe stata diffusa in Giappone da Shinzo Abe.

Nello stesso anno, a novembre, anche in Pakistan un attentato coinvolse un ex premier, Imran Khan. Nell’attentato, avvenuto durante una marcia di protesta contro il governo, è morta una persona e 13 sono rimaste ferite oltre allo stesso ex premier, colpito a una gamba. L’aggressore ha sparato diversi colpi di pistola verso il convoglio che trasportava Khan e i suoi sostenitori, spiegando poi alla polizia di aver sparato contro l’ex premier perché non riusciva a sopportare le bugie che Khan stava raccontando alle persone durante le proteste.
A luglio del 2021 il presidente di Haiti, Jovenel Moïse, è stato ucciso da un commando che ha fatto irruzione nella residenza privata del presidente. Secondo la polizia locale gli assalitori sarebbero stati stranieri (8 colombiani e due statunitensi di origine haitiana naturalizzati americani).
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Nell’ottobre dello stesso anno torna a scorrere il sangue anche nel Vecchio Continente, mentre incontrava i suoi elettori in una chiesa metodista di Leigh-on-Sea, nell’Essex, il parlamentare conservatore britannico Sir David Amess è stato ucciso a coltellate. Il politico conservatore britannico fervido sostenitore della Brexit, antiabortista, contrario ai diritti della comunità LGBT+ e pro pena di morte (e fortemente animalista) è stato assassinato da Ali Harbi Ali, 25enne britannico di origini somale, noto all’antiterrorismo e sostenitore dello Stato Islamico.

Nel 2019 l’Europa fu scossa dall’attentato ai danni di Paweł Bogdan Adamowicz, sindaco di Danzica. Adamowicz Venne assassinato a colpi di pugnale da un 27enne, Stefan Wilmont, durante un evento benefico e morì in ospedale il giorno dopo l’aggressione.
L’anno precedente invece arriva dal Sud America la notizia di un attacco all’allora presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, colpito da una coltellata all’addome durante un evento pubblico. L’aggressore, Adelio Bispo de Oliveira, venne bloccato dai supporter di Bolsonaro rischiando il linciaggio. Il presidente dopo complesse operazioni per bloccare l’emorragia al fegato e all’intestino riuscì a riprendersi.
Nel 2016 in Inghilterra, a Birstall, venne assassinata a colpi di coltello e arma da fuoco la deputata britannica del Partito Laburista Jo Cox. A uccidere Cox durante la campagna elettorale a proposito della fuorisucita della Gran Bretagna dall’Unione Europea (Cox stava promuovendo il “remain”) fu Thomas Mair un nazista che, secondo diversi testimoni, mentre si accaniva sulla deputata urlava “Britain first”.

Rimanendo in Inghilterra nel 2010 venne accoltellato un altro deputato del Partito Laburista, Stephen Timms, durante un intervento pubblico da Roshonara Choudhry, una 21enne estremista islamica simpatizzante di Al-Qaeda.
Nel 2007 fu il sindaco della città di Nagasaki, Iccho Ito, a morire colpito alla schiena da due colpi di pistola esplosi da Tetsuya Shiroo, membro del gruppo yakuza locale Suishin-kai affiliato con la Yamaguchi-gumi, la più grande organizzazione criminale del Giappone. L’attentatore motivò il gesto per rancori personali a causa di alcuni appalti non concessi.
Nel marzo del 2003 un cecchino, Zvezdan Jovanović, sparò a distanza e uccise il primo ministro serbo Zoran Djindjic mentre stava entrando nell’edificio del governo. Secondo quanto emerse dalle indagini a commissionare l’omicidio fu Milorad Ulemek, un ex ufficiale delle forze speciali di Milosevic – di cui due anni prima dell’attentato Djindjic approvò l’estradizione all’Aia, dove fu messo sotto processo dalle Nazioni Unite – poi diventato un capo della criminalità organizzata.

Nello stesso anno, a settembre, in un grande magazzino del centro di Stoccolma venne uccisa a coltellate la ministra degli Esteri svedese e leader politica socialdemocratica Anna Lindh. L’aggressione avvenne tre giorni prima del referendum sull’introduzione dell’euro in Svezia.
Nel 2002, a 9 giorni dalle elezioni politiche nei Paesi Bassi, venne ucciso Pim Fortuyn, politico olandese controverso anti immigrazione e islamofobico. A sparargli i 6 colpi mortali fu l’attivista ambientalista e animalista Volkert van der Graaf.
Negli anni Novanta furono due i principali attentati ai danni dei politici. Nel 1995 il primo ministro di Israele dal 1974 al 1977 e poi dal 1992, Yitzhak Rabin, venne ucciso da Yigal Amir, studente di giurisprudenza israeliano di estrema destra, durante una manifestazione a Tel Aviv.
Nel 1990 in Germania Dieter Kaufmann, un uomo con problemi di salute mentale, sparò tre colpi di pistola contro l’allora ministro dell’Interno, Wolfgang Schäuble. Il ministro sopravvisse con la spina dorsale danneggiata, perdendo l’uso delle gambe.
Nel 1986 il primo ministro svedese Olof Palme venne ucciso con un colpo di pistola all’uscita di un cinema di Stoccolma, per decenni l’identità del killer rimase ignota, nel 2020 le indagini conclusero individuando in Stig Engström, un uomo con ideologie di destra, l’autore dell’omicidio. Engström era morto da 20 anni e l’inchiesta venne archiviata.

Nel 1984 i maggiori attacchi riguardarono due donne e avvennero entrambi a ottobre. Il 12 ottobre l’organizzazione terroristica per l’indipendenza dell’Irlanda del Nord, l’IRA, mise una bomba al Grand Hotel di Brighton, nei giorni del congresso del Partito Conservatore. La prima ministra britannica Margaret Thatcher, obiettivo dell’attentato, si salvò mentre morirono cinque altri membri del Partito.
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Il 31 di ottobre, invece, due delle sue guardie del corpo sikh, Beant Singh e Satwant Singh, uccisero la premier indiana Indira Gandhi. Almeno 7 colpi di pistola la colpirono all’addome, circa 10 al petto.
Nel 1981 ebbe luogo uno degli attentati più celebri, quello ai danni del pontefice Giovanni Paolo II in piazza San Pietro. Due colpi di pistola sparati da Ali Agca, un cittadino turco membro dell’organizzazione terroristica nazionalista Lupi Grigi, il papa dopo un intervento delicato si salvò.
Del 1978 è una delle pagine della storia italiana, quella dell’omicidio di Aldo Moro, il presidente della Democrazia Cristiana assassinato dal gruppo terroristico Brigate Rosse dopo 55 giorni di sequestro.

Nel 1973 l’organizzazione terroristica basca ETA in un attentato uccise il primo ministro designato alcuni mesi prima a capo del governo del dittatore spagnolo Francisco Franco, Luis Carrero Blanco. Nell’esplosione dell’auto su cui viaggiavano morirono Carrero Blanco, l’autista e un uomo della scorta.
Il 1968 fu un anno difficile per gli Stati Uniti, in aprile a Memphis il leader del movimento per i diritti civili degli afroamericani Martin Luther King venne ucciso da un uomo poi riconosciuto in James Earl Ray.
Il 5 giugno dello stesso anno quando a Los Angeles Sirhan Sirhan uccise, sparando 8 colpi di pistola, il senatore Robert F. Kennedy. L’attentatore, giordano di origine palestinese, motivò il gesto per il sostengo di Kennedy allo stato di Israele nella guerra iniziata un anno e un giorno prima dell’attenato.
Nel 1965 a essere ucciso fu Malcolm X, esattamente una settimana prima della sua uccisione insieme alla famiglia si salvò da un attentato dinamitardo compiuto contro la loro abitazione. Malcolm X venne raggiunto da 7 colpi di pistola durante un discorso pubblico ad Harlem, le indagini individuarono in Talmadge Hayer, Norman 3X Butler e Thomas 15X Johnson, tre membri della Nation of Islam, i responsabili dell’omicidio.
Il 1963 è invece l’anno dell’assassinio del presidente statunitense John Fitzgerald Kennedy avvenuto a Dallas mentre si trovava all’interno della limousine presidenziale insieme alla moglie Jacqueline Kennedy, il governatore John Connally, anche lui ferito dai colpi di fucile sparati dal magazziniere, attivista castrista ed ex marine Lee Harvey Oswald, e alla moglie del governatore Nellie Connally.

di: Flavia DELL’ERTOLE
FOTO: ANSA/EPA/MARTIN DIVISEK