Molte cose sono successe in Rai negli ultimi mesi, dall’addio di Amadeus all’annuncio della direzione artistica di Sanremo a Carlo Conti. Ma anche altri addii e monologhi cancellati
Dopo rumors e indiscrezioni è arrivata la notizia: Carlo Conti sarà il nuovo conduttore e direttore artistico di Sanremo. L’annuncio è arrivato nella mattina del 22 maggio attraverso il TG1. Il presentatore sarà alla guida della kermesse musicale italiana per eccellenza per i prossimi due anni. Stando a quanto riferito, si è trattato di una decisione unanime dei vertici della Rai, l’amministratore delegato Roberto Sergio e il direttore generale Giampaolo Rossi insieme al direttore Intrattenimento Prime Time Marcello Ciannamea. Conti aveva già condotto il Festival per tre edizioni, dal 2015 al 2017 e ritorna con un contratto biennale per le edizioni 2025 e 2026.
«Per il conduttore – ha precisato Viale Mazzini – non si tratta di un semplice ritorno al Festival ma di una nuova sfida che, come obiettivo, ha quello di continuare a promuovere e valorizzare le nuove tendenze, cosi come fece nelle tre edizioni di successo, dal 2015 al 2017, che vide lanciare artisti oggi protagonisti della musica italiana. Il Direttore artistico è già al lavoro per un Festival con tante sorprese e novità».
Il conduttore fiorentino succederà, così, ad Amadeus. «I Conti tornano – ha dichiarato il presentatore – Ritorno a Sanremo dopo sette anni, cercherò di riprendere quel lavoro fatto, portato avanti alla grande dalle due edizioni di Baglioni e delle cinque alla grandissima da Amadeus. La musica come sempre sarà protagonista, sarà al centro, la musica attuale che piace. Speriamo di fare un bel lavoro e di continuare questa meravigliosa tradizione per questo evento che unisce tutti davanti alla tv».
Una delle prime incognite è quella relativa ai co-conduttori e alle co-conduttrici. Già prima dell’annuncio ufficiale c’era chi ipotizzava che all’Ariston insieme a Conti prendessero posto gli inseparabili Leonardo Pieraccioni e Giorgio Panariello. Alla domanda sull’eventuale presenza dei due sodali il conduttore ha risposto: «Credo di no, almeno non in presenza fissa, penso di andare avanti con l’idea di alternare tutte le sere qualcosa di diverso, e poi facciamo troppe cose insieme, non li sopporto quasi più quei due».
Insomma, al momento non ci sono certezze su chi condividerà il palco insieme a Conti e su come sarà strutturato questo nuovo Sanremo. Quesiti che, appunto, si pongono dopo le edizioni guidate da Claudio Baglioni (nel 2018 e nel 2019), che hanno aperto le porte del Festival anche a generi musicali diversi dal canone della musica leggera italiana e da quello che è poi diventato, non a caso, il “canone sanremese”: pensiamo a Motta, agli Zen Circus, agli Ex-Otago, a Ghemon. E pensiamo, soprattutto che l’edizione del 2019 è stata vinta da Mahmood con Soldi. Ma soprattutto pensiamo alle cinque edizioni record condotte da Amadeus, che hanno aperto a una nuova era per Sanremo: non solo ascolti incredibili, ma anche una capacità di aprirsi alle nuove sfaccettature della musica italiana – soprattutto quella più mainstream – e di capire cosa creasse “hype”, sui social e fuori dai social, facendo esplodere il potenziale memetico del Festival.
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Cosa è successo in Rai fino a oggi
La notizia della direzione artistica e conduzione di Carlo Conti arriva dopo diversi scossoni che hanno coinvolto non solo il Festival di Sanremo ma l’intera Rai.
L’ultima notizia in ordine cronologico è quella dell’addio alla Rai di Amadeus. Lo scorso aprile il conduttore ha comunicato che non rinnoverà il contratto con l’emittente, in scadenza il 31 agosto. Nel video pubblicato sui social il presentatore di Affari Tuoi e Soliti Ignoti ha ringraziato l’azienda, affermando che quest’ultima ha fatto diversi sforzi per trattenerlo, ma ha anche smentito le voci secondo le quali per rimanere avrebbe posto tra le condizioni un programma per la moglie Giovanna Civitillo e l’allontanamento dell’ex manager Lucio Presta. Una rottura, questa, che ha creato a sua volta non poche polemiche.
Poco dopo è arrivata un’altra notizia: il passaggio di Amadeus al Nove, canale generalista di Warner Bros. Discovery. Come si legge sul sito Nove.tv, il conduttore ha firmato un contratto quadriennale e “collaborerà attivamente con il senior management nello sviluppo di nuovi formati di intrattenimento per tutte le piattaforme del gruppo”. Sul Nove, viene riferito, Amadeus condurrà un programma di Access Prime Time (fascia successiva a quella preserale) e due di Prime Time (prima serata).
Non si tratta del primo passaggio dalla Rai al Nove. Nel 2023, dopo quasi 40 anni, Fabio Fazio ha deciso di lasciare Viale Mazzini per approdare a Warner Bros. Discovery. Insieme a lui ha traslocato Che tempo che fa. Luciana Littizzetto, Filippa Lagerbäck, Nino Frassica, il Tavolo: l’intero programma è rimasto identico, così come il suo successo (con una media del 10,5 % di share). «Dopo quaranta anni di Rai non sentirete mai una parola contro, perché fa parte della mia vita. Poi credo sia molto difficile paragonare la tv di una volta con quella di adesso – ha dichiarato Fazio poco prima del suo debutto sul Nove – Non ho mai detto che mi hanno cacciato o che c’è stata una epurazione, ma diciamo che se con un contratto in scadenza nulla accade uno pensa di continuare altrove». Anche all’annuncio della rottura tra il conduttore e la Rai si è fatto tanto rumore, ma una cosa certa: Che tempo che fa – così come i programmi condotti da Amadeus – hanno dato molto all’emittente pubblica, sia in termini economici, sia di immagine.

Ma sono stati diversi gli strappi nei mesi scorsi. Nel luglio 2023, dopo 34 anni, Bianca Berlinguer ha dato il suo addio per approdare a Mediaset. La giornalista, direttrice del TG3 dal 2009 al 2016, ha portato su Rete4 È sempre Cartabianca, successore del celebre Cartabianca, e ha preso il timone del nuovo talk show Prima di domani. Dopo 63 anni, invece, ha lasciato Corrado Augias: il giornalista è passato a LA7, dove conduceil programma di approfondimento La Torre di Babele. È approdato a LA7 anche Massimo Gramellini, dove insieme al cantautore Roberto Vecchioni conduce In altre parole.
Lucia Annunziata si è dimessa nel maggio 2023, poco dopo l’approvazione delle nuove nomine da parte del consiglio di amministrazione della Rai. La giornalista è stata presidente della Rai dal 2003 al 2004, direttrice del TG3 dal 1996 al 1998 e conduttrice del talk show In mezz’ora (diventato Mezz’ora in più nel 2017) su Rai3. Annunziata ha inviato le sue dimissioni tramite e-mail ai vertici Rai, nella quale ha scritto di non condividere nulla dell’operato del governo Meloni “né sui contenuti, né sui metodi”. «In particolare non condivido le modalità dell’intervento sulla Rai – ha scritto la giornalista – Riconoscere questa distanza è da parte mia un atto di serietà nei confronti dell’azienda che vi apprestare a governare. Non ci sono le condizioni per una collaborazione dunque». Annunziata non è passata ad altre reti televisive: nel 2024 è stata annunciata la sua candidatura alle Elezioni europee con il PD come capolista nella circoscrizione Italia meridionale.
In casa Rai sono continuati gli scossoni, come il comunicato dell’ad Sergio letto da Mara Venier in diretta a Domenica In dopo le parole di Ghali sul massacro in corso nella Striscia di Gaza (comunicato seguito alle parole dell’ambasciatore israeliano Alon Bar). «Stop al genocidio» aveva detto il rapper durante la finale del Festival di Sanremo, a richiamare quanto subìto dalla popolazione palestinese.
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Da qui sono è cominciato ad aleggiare lo spettro della censura sulla Rai, fino ad arrivare alla cancellazione del monologo di Antonio Scurati, scritto in occasione del 25 aprile, e previsto nella trasmissione Chesarà…. A dare notizia della cancellazione del monologo, in cui Scurati si mostrava critico nei confronti del governo Meloni, è stata la conduttrice del programma, la giornalista Serena Bortone, la quale ha affermato di non aver ricevuto alcuna spiegazione. La stessa Bortone ha, poi, letto il testo durante il talk show. A criticare l’accaduto la stessa Bortone, ma anche i partiti all’opposizione, il sindacato dei giornalisti Rai UsigRai, e gran parte dell’opinione pubblica. Il direttore dell’Approfondimento della Rai Paolo Corsini e la premier Giorgia Meloni hanno negato le accuse di censura, affermando che la decisione era dovuta alle divergenze sul compenso economico di Scurati che, però, ha smentito questa versione. Il monologo è stato, poi, pubblicato integralmente da diversi giornali e testate online, è stato letto da altri giornalisti, personaggi della cultura e dello spettacolo italiano, e anche ripostato dalla stessa presidente del Consiglio sul suo profilo Facebook dopo le polemiche. Nel monologo Scurati fa riferimento all’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti, ucciso il 10 giugno 1924 per mano di una squadra fascista, e ad alcune stragi nazifasciste come quella delle Fosse Ardeatine, di Sant’Anna di Stazzema e di Marzabotto.
Il 6 maggio, poi, è arrivato lo sciopero dei giornalisti Usigrai, le cui motivazioni sono state spiegate con un comunicato letto durante le principali edizioni dei telegiornali. «Scioperiamo perché nel piano industriale Rai l’informazione è la grande assente – hanno spiegato i giornalisti – il ricambio tra giornalisti pensionati e nuovi assunti è bloccato dall’azienda che non bandisce una selezione pubblica per il reclutamento trasparente dei giornalisti e preferisce le chiamate dirette a partita Iva, alimentando nuovo precariato senza stabilizzare l’esistente. Inoltre gli strumenti per consentire il nostro lavoro quotidiano subiscono continui tagli, il premio aziendale di risultato è stato disdettato ai giornalisti, ma di fatto non viene equiparato a quello degli altri lavoratori. Scioperiamo per difendere l’autonomia e l’indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo dal controllo pervasivo degli spazi di informazione da parte della politica. Continueremo a batterci per assicurare ai voi telespettatori il diritto a essere informati in modo equilibrato, affidabile e plurale. Saremo sempre dalla parte dei cittadini a cui appartiene la Rai».
Grandi scossoni e cambiamenti hanno attraversato la Rai e il servizio pubblico nell’ultimo anno. E in questa incertezza possiamo dire solo una cosa: speriamo che il futuro non sia già scritto. E che sia libero e plurale. Sempre.
di: Francesca LASI
FOTO: ANSA/FABIO FRUSTACI