AVATAR

Fin dall’uscita del primo capitolo della saga cinematografica nel 2009 spettatori e spettatrici hanno sviluppato sentimenti di profonda tristezza e insoddisfazione

Fin dalla sua uscita nelle sale, il 14 dicembre 2022, Avatar – La via dell’acqua è stato un grandissimo successo. Con il sequel del celebre film del 2009, però, si è tornato a parlare della Post-Avatar Depression, una condizione che ha colpito molti fan dopo la visione della pellicola. Ma di cosa si tratta?

Dopo aver visto il primo Avatar molte persone hanno iniziato a sentirsi particolarmente tristi, insoddisfatte della propria vita. Spettatori e spettatrici hanno iniziato ad esprimere il proprio malessere su Avatar Forums, portale dedicato al film. «Da quando sono andato a vedere Avatar sono caduto in depressione. Guardare il meraviglioso mondo di Pandora e tutti i Na’vi mi ha fatto desiderare di essere uno di loro» uno dei tanti messaggi degli utenti. In alcuni casi si sono manifestati anche pensieri suicidi.

Questo stato d’animo venne poi definito come sindrome da depressione post-Avtar (PADS) che, però, non è una condizione clinica riconosciuta. La maggior parte delle persone che ha ammesso di sentirsi infelici dopo la visione della pellicola sono giovani uomini, preoccupati di essere disconnessi dalla natura, per il futuro della Terra e insoddisfatti della vita moderna.

A dare una spiegazione al fenomeno è stato lo psichiatra Stephan Quentzel, che nel 2010 alla CNN ha spiegato: «Ci è voluto il meglio della nostra tecnologia per creare questo mondo virtuale e la vita reale non sarà mai così utopica come sembra sullo schermo. Fa sembrare la vita reale più imperfetta».

Ci sono, però, dei rimedi. La Ancient Forest Alliance, organizzazione no-profit canadese dedicata alla protezione delle foreste secolari, ha sviluppato una “cura” in tre fasi per la PADS: «Esci e vivi la natura, agisci per difendere la natura e fai in modo che gli altri facciano lo stesso». Per questo i fan di Avatar spesso condividono consigli su come ridurre il consumismo e come interagire il mondo naturale.

di: Francesca LASI

FOTO: SHUTTERSTOCK