È iniziata la fase dibattimentale del processo sulla tragedia in cui persero la vita 29 persone
Ha preso il via a Pescara la fase dibattimentale del processo in tribunale sulla tragedia di Rigopiano. Il sostituto procuratore Anna Benigni ha aperto la seduta: «il dolore che tutti hanno provato di fronte a questa tragedia è stato il motore di questo ufficio, e a questo dolore vogliamo dare una risposta» spiega durante la requisitoria.
Il pm ha anche ricordato le 29 vittime e le loro storie, omaggiandole proiettando in aula le foto dei loro volti. La tragedia risale al 18 gennaio 2017 quando una valanga travolse il resort Rigopiano di Farindola, in provincia di Pescara. Solo 11 persone si salvarono.
«Non sempre gli enti hanno a cura l’incolumità o l’interesse collettivo – prosegue il pm che cita anche le vicende di Sarno (137 morti) e Genova (43 morti) – Comune o Prefettura, per esempio, avrebbero dovuto fare il loro dovere o impedendo la costruzione dell’hotel o evacuando la struttura, così come l’unica strada disponibile avrebbe dovuto essere pulita e questa era l’ultima possibilità di salvare le persone dell’hotel di Rigopiano».
Richieste di condanna
La procura ha chiesto la condanna a 12 anni per l’ex Prefetto di Pescara, a 6 anni per l’ex presidente della Provincia Antonio di Marco e a 11 anni e quattro mesi per il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta. Condanne a 11 e 4 mesi anche per il tecnico comunale Enrico Colangeli, 10 anni per i dirigenti della Provincia Paolo D’Incecco, e Mauro Di Blasio, 9 anni per i dirigenti della Prefettura Ida De Cesaris e 8 anni per Leonardo Bianco.
Nello specifico, alla provincia si contesta di non aver sgomberato dalla neve la strada provinciale 8 per permettere agli ospiti di andare via dal resort.
Il sindaco invece dovrà rispondere della mancata attuazione del Piano d’emergenza, di non aver evacuato l’albergo, di non aver convocato la commissione valanghe.
di: Marianna MANICNI
FOTO: ANSA/EMANUELE VALERI