Nella sua requisitoria il pm: “voleva solo vivere, vittima di circuiti familiari viziati”
Nel processo per la morte di Saman prende la parola il procuratore di Reggio Emilia Gaetano Paci per la requisitoria dell’accusa. Parlando della “vicenda terribile, di una tragicità immane“, il pm ha precisato che “non c’è la prova regina, del momento in cui viene uccisa e seppellita, ma una pluralità di elementi di prova oggettivi, di varia fonte e provenienza” a sostegno della colpevolezza degli imputati.
Per la morte della 18enne, lo ricordiamo, sono imputati i genitori (il padre è stato estradato in Italia mentre la madre è ancora latitante in Pakistan), lo zio e due cugini. Il padre Shabbar Abbas potrebbe parlare nel tardo pomeriggio di oggi 17 novembre.
«Saman – tuona Paci – è come le donne vittime della mafia alla cui logiche avevano osato ribellarsi. È una figura universale per certi versi assimilabile a quella di tante persone che hanno osato sfidare la cappa opprimente all’interno di circuiti familiari viziati da sistemi pseudovaloriali». Paci pensa a “Rosalia Pipitone, uccisa a Palermo dal padre che organizzò una finta rapina da parte di due uomini di Cosa Nostra e a Francesca Bellocco che viene uccisa dal figlio perché ha una relazione extraconiugale“.
Il pm accende poi i riflettori sulla pala utilizzata per scavare la fossa in cui la giovane è stata ritrovata: «se lo scavo indiscutibilmente è stato fatto con quella pala e quella pala indiscutibilmente è stata trovata a casa dei tre imputati, questa è la firma dell’omicidio».
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/ DANIELE PETRONE