I sindacati del settore bancario e finanziario hanno indetto, per la prima volta nella sua storia, lo sciopero in Borsa Italiana
Per la prima volta nella sua storia Borsa Italiana incrocerà le braccia. I sindacati FABI, First CISL e Fisac CGIL, che tutelano i lavoratori del settore bancario e finanziario, hanno infatti indetto uno sciopero per il 27 giugno, nella nota congiunta si legge: «denunciamo il costante, sistematico e complessivo disinvestimento dall’Italia del Gruppo Euronext, e lo svuotamento dall’interno delle strutture italiane. Si tratta di una decisione, quella di avviare lo stato di agitazione, presa congiuntamente da tutte le sigle sindacali, lungamente meditata e sofferta, storica perché mai prima sperimentata».
Piazza Affari in sciopero è una novità assoluta, i lavoratori dovrebbero scioperare dalle 15:30 alle 17:30 di giovedì 27 giugno e limitare in diverse modalità l’attività fino al 14 luglio. Oltre alla delocalizzazione i lavoratori lamentano il perenne lavoro in straordinario e le sigle sindacali chiedono un aumento salariale tra i 400 e i 600 euro per i lavoratori. I sindacati, inoltre, contestano le scelte di Euronext, il gruppo che controlla anche le borse di Parigi, Amsterdam e Bruxelles, che sostengono rischiano di portare alla perdita di centralità per il mercato italiano a causa dello “spostamento dei ruoli apicali in altre aree geografiche del gruppo Euronext” nonostante “la rilevanza nazionale dell’infrastruttura di mercato”. L’azienda in una nota ha assicurato che “Euronext e il gruppo Borsa Italiana lavorano costruttivamente con i rappresentanti sindacali per raggiungere gli obiettivi di crescita delle aziende italiane e del gruppo”. Euronext sottolinea inoltre di aver creato oltre 100 posti di lavoro in Italia nell’ultimo anno e di aver investito nella formazione e nei bonus dei lavoratori, argomentazioni contestate dai sindacati che oltre alla preoccupazione per i “progetti di delocalizzazione e nearshoring di intere aree di attività fuori dall’Italia” dato che “l’azienda continua a rifiutarsi di fornire garanzie e intraprendere percorsi condivisi di tutela dei posti di lavoro”, si dichiarano amareggiati dall’esito delle trattative salariali in corso e per le ore di lavoro dato che “i turni notturni, nei weekend e nei giorni festivi” sarebbero diventati la norma. A far mettere i sindacati sul piede di guerra è poi la decisione del Gruppo Euronext di non corrispondere gli aumenti salariali previsti dal contratto collettivo del settore del credito “attraverso l’assorbimento degli ad personam” – Borsa Italiana ha deciso di corrispondere gli aumenti ai lavoratori che percepiscono la retribuzione di base mentre per i lavoratori che percepiscono uno stipendio superiore al minimo contrattuale gli aumenti sono stati “assorbiti” dalla somma aggiuntiva che già percepivano (gli “assegni ad personam”) -, una decisione che per i sindacati risulta “incomprensibile considerando i risultati record del Gruppo”. Euronext sostiene inoltre che “grazie all’impegno dei nostri colleghi e agli investimenti significativi del gruppo Euronext in Italia, obiettivi ambiziosi come lo sviluppo della Clearing House italiana a livello europeo e la migrazione dei mercati italiani sulla piattaforma Optiq sono diventati realtà”, oltre ai nuovi posti di lavoro Euronext replica di aver enfatizzato “la mutualizzazione delle operazioni e l’ottimizzazione dei processi esistenti per reinvestire nelle nuove aree di crescita e consolidare la presenza italiana in un gruppo paneuropeo più forte”.

Lo sciopero indetto dalle sigle sindacali potrebbe danneggiare il normale flusso del trading, i lavoratori della borsa lavorano con continuità seguendo i vari mercati finanziari (e di conseguenza seguendo i fusi orari delle diverse zone del mondo), per questo i giorni di chiusura della borsa non sono soggetti a modifiche ma sono solo il fine settimana e in occasioni delle festività previste dal calendario. Se lo sciopero dovesse essere molto partecipato le operazioni potrebbero essere rallentate o impossibili da fare e Piazza Affari potrebbe essere costretta a chiudere in anticipo.
I sindacati hanno puntualizzato che lo sciopero non abbia motivazioni politiche, spiega il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni: «è una vertenza sindacale aziendale a tutela di chi lavora in Borsa Italiana che non deve essere strumentalizzata politicamente», le sigle sindacali insomma “hanno preso una decisione storica ed estremamente forte, sul piano delle relazioni sindacali, ma necessaria e comunque assunta nell’esclusivo interesse delle lavoratori e dei lavoratori” e ogni altra lettura “corre il rischio di pregiudicarne il buon esito e, conseguentemente, di danneggiare chi lavora nelle varie società del gruppo, del quale non ci sfugge, ovviamente, il ruolo fondamentale per l’intera economia italiana”.
Intanto mentre il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha dichiarato di stare seguendo la vicenda il ministero delle Imprese e del Made in Italy, su indicazione del ministro Adolfo Urso, ha convocato il 3 luglio a Palazzo Piacentini i rappresentanti delle organizzazioni sindacali afferenti al personale di Borsa Italiana. La riunione con i sindacati “avrà come oggetto la mobilitazione sindacale annunciata sulle diverse articolazioni del gruppo, che prevede uno sciopero dei dipendenti il 27 giugno” e nella settimana successiva il ministero intende convocare i rappresentanti di Borsa Italiana.
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Castoldi: necessario ottenere reali garanzie
Abbiamo discusso dello sciopero con Sergio Castoldi, delegato della segreteria nazionale Federazione autonoma bancari italiani (Fabi) per Borsa Italiana.
Quali sono le motivazioni dello sciopero e quali gli obiettivi?
«Quattro le materie di rivendicazione sindacale. Profonda è innanzitutto la preoccupazione delle Organizzazioni Sindacali per la tenuta occupazionale sul territorio nazionale. Mentre si delineano progetti di delocalizzazione e nearshoring di intere aree di attività al di fuori dei confini nazionali, l’azienda continua a rifiutarsi di fornire garanzie e di intraprendere percorsi condivisi di tutela dei posti di lavoro e di valorizzazione delle professionalità esistenti. Secondo tema è quello legato alla questione salariale: a fronte delle recenti dinamiche inflazionistiche, la scelta della parte datoriale di non corrispondere gli aumenti salariali previsti dal rinnovato CCNL del settore del credito attraverso assorbimento degli ad personam, rappresenta l’ultimo di una serie di episodi che evidenziano la volontà del Gruppo di non voler proteggere il potere di acquisto dei lavoratori italiani. Una decisione, peraltro, ancora più incomprensibile considerando i risultati record registrati dalle stesse società italiane del Gruppo negli ultimi anni e soprattutto nel 2023. Terzo punto di profondo disagio e preoccupazione è legato all’organizzazione del lavoro. A seguito di strutture organizzative che nel corso del tempo sono divenute sempre più fragili, nel Gruppo Borsa Italiana è diventato sistematico e oramai strutturale il ricorso al lavoro straordinario, al lavoro di sabato, festivo e perfino notturno, unito ad una gestione insostenibile della reperibilità, mettendo a repentaglio la salute psicofisica dei lavoratori. Ultimo elemento di rivendicazione sindacale è legato al tema della governance e della progressiva perdita di autonomia direzionale e strategica delle società italiane del Gruppo Borsa Italiana. A fronte della rilevanza nazionale dell’infrastruttura di mercato, come volano per la crescita economica e la stabilità finanziaria del nostro paese notiamo un progressivo trasferimento al di fuori dell’Italia dell’indirizzo strategico del Gruppo, e di uno spostamento dei ruoli apicali in altre aree geografiche del gruppo Euronext.
Abbiamo i seguenti obiettivi: la necessità di ottenere reali garanzie che dovranno essere cardine della difesa delle professionalità che contraddistinguono i lavoratori e le lavoratrici e, non ultimo, la tenuta occupazionale sul territorio italiano, così come normare l’utilizzo degli straordinari, del lavoro festivo e delle reperibilità sia nella parte economica e ancor più importante, nel rispetto della qualità della vita dei dipendenti coinvolti. Dovrà inoltre trovare composizione il ripristino per tutti degli aumenti salariali così come previsti dal CCNL di riferimento di recente rinnovo».

Oltre alla mobilitazione del 27 giugno quali sono le altre iniziative in programma?
«In aggiunta ogni società coinvolta intraprenderà le iniziative di mobilitazione di seguito indicate: Borsa Italiana S.p.A. e Monte Titoli S.p.A.: astensione dal lavoro straordinario nelle giornate di sabato e domenica a partire dal 29 giugno al 14 luglio e sciopero della reperibilità nelle settimane dal 30 giugno al 12 luglio; Cassa di Compensazione e Garanzia S.p.A.: astensione dal lavoro di un’ora nelle giornate del 4 e dell’11 luglio a partire dalle 11:30; MTS S.p.A.: sciopero degli straordinari nelle giornate di sabato 6 e del 13 luglio».
Quali sono gli scenari futuri auspicabili?
«Come detto in precedenza per le Organizzazioni Sindacali è necessario ottenere reali garanzie che dovranno essere cardine della difesa delle professionalità che contraddistinguono i lavoratori e le lavoratrici e, non ultimo, la tenuta occupazionale sul territorio italiano, così come normare l’utilizzo degli straordinari, del lavoro festivo e delle reperibilità sia nella parte economica e ancor più importante, nel rispetto della qualità della vita dei dipendenti coinvolti. Dovrà inoltre trovare composizione il ripristino completo degli aumenti salariali così come previsti dal nostro CCNL. Per questo auspichiamo la ripresa di processi negoziali su basi diverse e di reale confronto, passo indispensabile per trovare soluzioni e chiudere le vertenze in atto».
Qual è lo stato di salute della borsa italiana?
«In una riga: registriamo risultati record ottenuti dalle società italiane del Gruppo Borsa negli ultimi anni e soprattutto nel 2023».
Il Gruppo Euronext
Nel 2020 la società che gestisce il mercato finanziario italiano, Borsa Italiana, è stata ceduta dal London Stock Exchange (che la possedeva dal 2007) a Euronext per oltre quattro miliardi di euro. Insieme a Euronext hanno presentato l’offerta il gruppo bancario Intesa Sanpaolo e Cassa Depositi e Prestiti (la controllata del ministero dell’Economia).

Borsa Italiana riunisce le borse locali del mercato finanziario italiano dal 1998 ed entra così a far parte del gruppo che controlla le borse di Parigi, Bruxelles, Amsterdam, Oslo, Dublino e Lisbona. La società britannica ha optato per cedere Borsa Italiana per acquisire la società che fornisce piattaforme informatiche e dati finanziari controllata da Blackston Group e Thomson Reuters, Refinitiv. Come spiegato all’epoca dei fatti dal CEO di London Stock Exchange, David Schwimmer, “la cessione di Borsa Italiana contribuirà significativamente a rassicurare la Commissione Europea sulle sue riserve per quanto riguarda la concorrenza”. Con l’aggregazione tra Euronext e Borsa Italiana nacque la prima piazza di quotazione azionaria in Europa, con oltre 1.800 società quotate. Cassa Depositi e Prestiti al termine della cessione di Borsa Italiana ha ricevuto il 7,31% e Intesa Sanpaolo l’1,3% e la possibilità di nominare due membri del Comitato di Sorveglianza di Euronext, tra cui il presidente.

Con l’acquisizione da parte di Euronext di Borsa Italiana è passato anche il controllo della società Mercato Telematico dei titoli di Stato, si tratta della piattaforma di trattazione borsistica su cui vengono scambiati i titoli di stato riservata agli operatori istituzionali come banche nazionali e governi.
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di: Flavia DELL’ERTOLE
FOTO: SHUTTERSTOCK