La sorella del magistrato commenta la prescrizione e l’assoluzione dei tre imputati. Il legale della famiglia: Paese più interessato a separazione di Totti che al depistaggio
Ieri il Tribunale di Caltanissetta ha emesso la sentenza del processo sul depistaggio delle indagini sulla strage di via d’Amelio. Una sentenza discussa che ha portato alla prescrizione delle accuse contestate a due dei tre poliziotti imputati (Mario Bo e Fabrizio Mattei) e all’assoluzione del terzo (Michele Ribaudo). La prescrizione è derivata dal venir meno dell’aggravante del favoreggiamento mafioso.
«Premesso che tutte le sentenze vanno rispettate e che, soprattutto in casi così complessi, è fondamentale leggere le motivazioni, come sorella di Giovanni Falcone e come cittadina italiana, provo una forte amarezza perché ancora una volta ci è stata negata la verità piena su uno dei fatti più inquietanti della storia della Repubblica». Così Maria Falcone, sorella del giudice morto nella strage di Capaci, ha commentato la sentenza.
«La prescrizione è sempre una sconfitta per la giustizia che, specie in processi tanto delicati, evidentemente non è riuscita ad agire con la celerità che avrebbe dovuto avere» prosegue Falcone che ricorda come in realtà sia stato confermato l’impianto della Procura di Caltanissetta “che asserisce l’esistenza del depistaggio e la responsabilità di due dei tre imputati“.
Poche ore dopo la sentenza arriva anche il commento dell’avvocato Fabio Trizzino, legale di parte civile della famiglia Borsellino nonché marito della figlia del magistrato Lucia. «Questa sentenza interpella, a mio giudizio, la collettività e l’opinione pubblica – dichiara. – Mi rendo conto che questo è un paese anestetizzato che dedica più spazio alla separazione di Totti piuttosto che al depistaggio di via D’Amelio, però la collettività deve essere informata e deve cominciare a pretendere comportanti diversi e soprattutto la verità». Verità che “non sarà più processuale“: la “verità storica si pone al di fuori di ogni alto condizionamento“.
«Io ho 80 anni e un’aspettativa di vita breve, non mi aspetto più di poter vedere la verità sulle stragi. Per arrivarci, però, bisognerebbe indagare sulla sparizione dell’agenda rossa: è la scatola nera della strage, eppure su quella sparizione non sono mai state condotte vere indagini. Se si arrivasse a chi ha sottratto l’agenda rossa dalla borsa di Paolo si arriverebbe agli assassini di mio fratello – è stato l’intervento di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo. – Paolo prima di morire diceva: “Quando mi uccideranno, sarà la stata la mafia a farlo, ma saranno stati altri a volerlo”. La prescrizione sancisce la sconfitta della giustizia, significa che c’è voluto troppo tempo per portare avanti il processo. Ma le cose non possono che andare peggio. Oggi addirittura non si parla più di prescrizione, ma improcedibilità. Lo Stato rinuncia a rendere giustizia a chi è vittima del reato e anche a chi è accusato e non potrà più né essere dichiarato colpevole né innocente. E’ la rinuncia dello Stato a essere uno Stato di diritto e questa è sicuramente una sconfitta».
di: Marianna MANCINI