Dalla e Battisti. Due giganti, nati a nemmeno 24 ore di distanza, hanno lasciato un segno incancellabile nella musica italiana. Con modi diversi e, tra loro, complementari
All’inizio del marzo 1943 Apollo, la divinità della musica, con ogni probabilità vagava sopra lo Stivale. Nel giro di 24 ore, infatti, nascono Lucio Dalla e Lucio Battisti, uno a Bologna e l’altro a Poggio Bustone, uno il 4 e l’altro il 5 marzo. I due neonati non sono destinati a condividere solo segno zodiacale e nome, ma anche una carriera a loro modo rivoluzionaria.
I due Lucio pubblicano i primi dischi negli anni ‘60. Da subito si intravedono affinità e divergenze. Un’affinità – che poi diverrà una divergenza – è la scelta di avvalersi di un paroliere. Nei primi dischi Dalla canta le parole di Bardotti e Reverberi, mentre Battisti esordisce con i testi di Mogol (all’anagrafe Giulio Rapetti).
Anche il testo della celebre 4/3/43 che Dalla porta sul palco di Sanremo nel 1971 non è scritto dal cantante, ma dalla poetessa Paola Pallottino, nonostante la voluta commistione con alcuni dati autobiografici possa far pensare il contrario. Il brano è una rivelazione e il suo successo dà alla carriera del cantante bolognese uno slancio fondamentale. Titolo e testo hanno subìto interventi pesanti a causa della censura – la canzone in origine si intitolava Gesù Bambino – mentre per il testo la Rai impone di modificare il verso «e ancora adesso mentre bestemmio e bevo vino, per i ladri e le puttane sono Gesù Bambino» che viene adattato in «e ancora adesso che gioco a carte e bevo vino, per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino». Dal 1973 Dalla, al termine delle collaborazioni con Pallottino, Bardotti e Baldazzi, inizia a cantare i testi del poeta Roberto Roversi. Una collaborazione che termina con uno strappo dopo tre anni, così nel 1977 Lucio Dalla decide di scrivere da solo i testi delle sue canzoni, il primo lavoro che nasce da questa nuova dimensione artistica è un capolavoro: l’album Com’è profondo il mare. Da molti fan (e dallo stesso Roversi) è criticato perché percepito come troppo piegato alla logica commerciale (anche se nel disco trova spazio un pezzo del calibro di Disperato Erotico Stomp, molto poco commerciale per tematiche, testo e musica), ma il successo del disco è forte e insieme al nuovo ruolo di cantautore Dalla si impone anche come personaggio. Non più costretto entro i canoni dettati dallo showbiz si muove in una dimensione solo sua: si presenta malvestito, con i peli che escono dalla canottiera e l’immancabile zuccotto di lana, divenendo inconfondibile. Nel 1979 esce Lucio Dalla e l’anno successivo Dalla, dischi che rappresentano una vetta artistica del cantautore con canzoni del calibro di Anna e Marco, L’anno che verrà, L’ultima luna e ancora Cara, Futura, La sera dei miracoli.
Il sodalizio tra Battisti e Mogol è, invece, lungo e prolifico di canzoni che sono rimaste impresse non solo sui dischi, ma nelle menti di intere generazioni, basti pensare ad alcune delle prime canzoni nate dalla coppia come Balla Linda del 1968, Un’avventura e Non è Francesca dell’anno successivo (la prima viene portata al Festival di Sanremo del 1969, la seconda è invece la b-side del singolo sanremese). Battisti, con il suo timbro particolarissimo, si impone nelle classifiche e a rendere un unicum nel panorama i lavori di Mogol e Battisti è anche la scelta della dimensione “sentimental-kitch” (termine ideato da Luigi Manconi) dei brani. Negli anni in cui imperversa la politica nelle strade – con le proteste prima e lo stragismo dopo – e nella musica, la decisione di trattare solo temi legati alla sfera erotico-sentimentale sembra andare in direzione opposta ai tanti cantautori che calcano la scena (De Andrè, Guccini, lo stesso Dalla) in quegli anni. Una scelta premiata dagli ascoltatori, che vi trovano un rifugio e, quasi, un modo di decomprimere le tensioni. Ma non da tutti. A Battisti infatti viene criticata, lungo tutta la sua carriera, la decisione di non esporsi politicamente e in più di un’occasione è accusato di essere un fascista.
Da come affronta le critiche e la sempre maggiore popolarità emerge il profilo caratteriale di Lucio Battisti e qui si apre un’enorme divergenza con quello di Lucio Dalla. I due sono agli antipodi per quanto riguarda il rapporto con il pubblico, con Battisti che da subito si dimostra schivo, diffidente e cerca di mettere sempre al centro la sua musica. Dopo un tour del 1970, mentre continua a dominare le classifiche (in quell’anno a vincere il Festivalbar è Fiori di rosa, fiori di pesco), è presente nella Hit Parade con più di cinque canzoni e riceve annualmente circa un miliardo di lire dalla Siae in diritti d’autore, il cantante di Poggio Bustone spiega in un’intervista: «io intendo seguire questa professione, intendo guadagnare, intendo divertirmi, intendo avere successo, ma intendo anche vivere». Oltre alle prime avvisaglie di quella crepa che lo porterà a isolarsi, gli anni ‘70 sono significativi anche per la dimensione sperimentale di Battisti, nel 1971 esce infatti Amore e non amore il primo lavoro, seppur ancora confezionato dal duo composto con Mogol, dove prende sempre più spazio la musica e la voglia di esplorare nuovi orizzonti. Nello stesso anno termina il contratto per la casa discografica Ricordi e Battisti e Mogol fondano la Numero Uno, la partenza del nuovo progetto è un trionfo, il primo singolo è forse il brano che viene in assoluto più suonato da chiunque decida di imbracciare una chitarra, La canzone del sole. Sempre per la Numero Uno escono altri titoli celeberrimi quali I giardini di marzo, Innocenti evasioni, Il mio canto libero, Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi, E penso a te. La popolarità di Battisti è sempre maggiore, la pressione per il cantante si fa sempre più insostenibile, e l’Italia sempre più stretta. Questo è un altro punto emblematico del profilo di Lucio Battisti in netto contrasto da quello di Lucio Dalla. Il cantante laziale, dopo essersi trasferito a Milano, vaga per il mondo, sempre alla ricerca di nuove ispirazioni, di nuove sonorità, di orizzonti sempre più ampi. Visita l’America, sia settentrionale sia meridionale, la Svizzera, l’Inghilterra (proprio dalle suggestioni brasiliane nasce Anima Latina nel ‘74).
Per Lucio Dalla, invece, abbandonare Bologna è quasi impensabile. Nonostante anche Dalla si separi dalla città natale, vi ritorna sempre. Viaggia per il mondo e viaggia, soprattutto, in Italia. Si innamora di Napoli, amore che trova la sua vetta massima in Caruso, canzone incisa nel 1986. L’esigenza di esprimere l’amore per Napoli e Sorrento, proprio come in una storia d’amore, è tale da imporsi in un disco che nulla ha a che fare con Napoli, e con l’Italia. Esce infatti in DallAmeriCaruso, che sarebbe dovuto essere solamente DallAmerica, la registrazione del concerto tenuto al Village Gate di New York; Caruso diviene così l’unico inedito del disco e di lì a poco si trasforma in una delle canzoni italiane più conosciute in tutto il mondo, venendo interpretata – solo per citare alcuni nomi – da Andrea Bocelli, Luciano Pavarotti, Julio Iglesias e Céline Dion.
Dalla, poi, non differisce da Battisti solo per il rapporto con il pubblico, ma anche per la collaborazione con altri artisti. Il primo, esattamente come non si nega al suo pubblico, si presta a numerose collaborazioni e si prodiga per gli amici quando il successo sembra sfumare. Fa così con Gianni Morandi quando, nel 1988, la carriera dell’eterno ragazzo sembra essere naufragata, Dalla si inventa una collaborazione e dal tour a due nasce DallaMorandi, un disco che insieme all’inedito Vita (scritta da Mogol) cantato dai due cantanti bolognesi racchiude i loro successi e fa risalire la china a Morandi. Prima ancora, nel 1979, lavora insieme a De Gregori, decidendo di seguire la scia della fortunatissima Ma come fanno i marinai partono in tour rivisitando i maggiori successi e lanciandosi in cover, il tutto viene registrato e nasce Banana Republic.
Per Battisti, invece, una volta interrotto, bruscamente, il rapporto con Mogol – gli ultimi dischi della coppia sono Una donna per amico e Una giornata uggiosa (rispettivamente 1978 e 1980) – inizia la vera e propria sperimentazione. Il cantante è sempre più ritirato a vita privata, l’ultima intervista viene rilasciata nel 1979 a un’emittente tedesca, si dedica a produrre Oh! Era ora di Adriano Pappalardo e lavora sui testi composti insieme alla moglie, Grazia Letizia Veronese, che utilizza lo pseudonimo di Velezia. È il 1982 quando esce la nuova fatica discografica E già. Si tratta di uno spartiacque, Battisti sparisce sempre più, non si fa più vedere nemmeno sulle copertine dei suoi dischi (questa è l’ultima copertina che ritrae qualcosa del cantante, un particolare delle sue scarpe) e la voce si fa strada tra synth e drum machine. Da questo momento iniziano a scarseggiare le hit e i brani indimenticabili, anche a causa della politica iperprotettiva che la moglie ha intrapreso al momento della morte del cantante. Dal 1998, quando Lucio Battisti muore a causa di una malattia, è la vedova a occuparsi della gestione dell’enorme eredità musicale lasciata e, forse seguendo la linea tracciata dal marito, impone il divieto di sfruttamento delle canzoni del marito per pubblicità, colonne sonore, omaggi. Viene concessa solo la riproduzione su vinile e cd degli album, mentre ne viene vietata anche la diffusione via streaming; una scelta che ha provocato una aspra diatriba legale con Mogol che, dopo anni, ha ottenuto un risarcimento per aver visto ostacolato il suo sfruttamento commerciale del repertorio e ha reso possibile la diffusione via streaming delle canzoni di cui ha scritto i testi. Motivo in più per cui a essere maggiormente conosciuto è il “primo” Battisti.
Lucio Dalla, intanto, continua a produrre successi. Sono gli anni di Attenti al lupo (scritta da Ron), Le Rondini, Henna, Tu non mi basti mai e nel 2011 esce quello che sarà l’ultimo disco di Dalla, Questo amore, con l’inedito Anche se il tempo passa (Amore); nel 2012 arriva una delle sue ultime apparizioni pubbliche, quando partecipa al Festival di Sanremo nella veste di direttore d’orchestra per Pierdavide Carone, con cui ha scritto Nanì. È di nuovo marzo, a tre giorni dal suo compleanno, improvvisamente, Lucio Dalla muore dopo essersi esibito in un concerto all’Hotel Plaza di Montreux.
Tra le idee di Lucio Dalla, dettate dalla voglia di sperimentare nuove esperienze con altri artisti c’è anche l’idea di una una tournée proprio insieme a Battisti dal titolo I due Lucio. «Non si può fare» risponde Battisti. E non si farà.
I due Lucio, in effetti, sono un miracolo che Apollo concede una volta sola.