PROTESTE AGRICOLTORI TRATTORI OLANDA BELGIO

Da settimane in tutta Europa gli agricoltori protestano contro i tagli e le politiche europee

L’Europa è scossa dalle “proteste dei trattori”. Lo scorso dicembre in Germania gli agricoltori sono scesi nelle strade per protestare contro i bassi salari, le tasse, la burocrazia e alcune misure inserite nel Green Deal, pensate per sostenere la transizione all’energia pulita, come ad esempio la sospensione delle attività per far riposare il terreno. Da allora le manifestazioni hanno raggiunto altri Paesi europei, come Francia, Belgio, Spagna, Grecia, Polonia e anche l’Italia. Sono tanti i motivi alla base delle proteste.

Le ragioni delle proteste

Tra le ragioni ci sono gli effetti di alcune riforme previste dalla PAC (Politica Agricola Comune), relativa alle misure dell’Unione europea sull’agricoltura e il settore rurale. Istituita nel 1962, viene modificata in base ai cambiamenti economici e sociali che interessano l’Ue. Il piano strategico 2023-2027 si propone di garantire reddito equo ai lavoratori agricoli, di agire per contrastare il cambiamento climatico e proteggere la salute e la qualità degli alimenti. La nuova PAC, infatti, deve rispettare i contenuti del Green Deal europeo, le iniziative proposte dalla Commissione europea per raggiungere la neutralità climatica (ossia le zero emissioni nette) in Europa entro il 2050.

Lo scorso novembre il Parlamento europeo ha approvato la riduzione dell’uso dei pesticidi in agricoltura entro il 2030. Gli agricoltori lamentano le procedure burocratiche molto complesse e la mancanza di sussidi per sostenere la transizione. Le misure da 55 miliardi di euro della PAC prevedono anche di destinare il 4% dei terreni coltivabili a funzioni non produttive ed effettuare rotazioni delle colture. Per gli agricoltori, però, queste decisioni renderebbero il settore agricolo europeo meno competitivo rispetto alle importazioni.

Non solo PAC. Gli agricoltori chiedono anche protezione dalla concorrenza sleale dei Paesi fuori dall’Europa, che non devono rispettare gli stessi standard in vigore nell’Ue, ma anche dagli eventi climatici estremi legati al climate change.

Un ruolo lo ha anche la guerra in Ucraina. Gli effetti del conflitto si sono riverberati anche sull’import dei prodotti agricoli e dei cereali, Le produzioni cerealicole ucraine, ha spiegato l’europarlamentare Pd Paolo De Castro, prima della guerra arrivavano direttamente in Africa, mentre ora si fermano in Europa. Sono prodotti che costano molto meno rispetto a quelli europei e, quindi, c’è il rischio di concorrenza sleale.

A scatenare il malcontento degli agricoltori, soprattutto quelli francesi, è stato l’accordo Ue con il Mercosur, ossia il mercato comune del Sudamerica, di cui fanno parte Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Si tratta di un partenariato economico volto all’aumento delle importazioni europee di carne bovina, suina, soia, zucchero e carburante. Molti Stati si dono detti contrari all’accordo UE-Mercosur, tra cui la stessa Francia, come ha annunciato il neo primo ministro Gabriel Attal. Anche la Commissione europea ha affermato che al momento “non ci sono le condizioni” per un accordo.

In seguito alle proteste la Commissione Ue ha annunciato una proroga della deroga alla PAC che fornisce aiuti comunitari agli agricoltori solo se lasciano porzioni di terreno a riposo. La Commissione ha, inoltre, proposto di rafforzare per un anno la sospensione dei dazi e di aumentare la salvaguardia di alcuni prodotti agricoli dell’Ue rispetto all’importazione di alcuni prodotti dall’Ucraina.  «Continueremo a dialogare con i nostri agricoltori»ha dichiarato la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. Ma le proteste continuano.

La protesta a Bruxelles – ANSA/EPA/OLIVIER HOSLET

Germania

Le proteste sono iniziate in Germania nel dicembre 2023. Oltre 1000 trattori hanno sfilato nel centro di Berlino per dire no alla progressiva eliminazione delle agevolazioni fiscali sul gasolio agricolo e al ripristino della tassa sulle macchine agricole (che mancava dal 1922), volute dal governo federale per cercare di pareggiare il bilancio 2024. A pesare è anche l’aumento della tassa sulla CO2 per la combustione di carburante o gas: al momento si attesta a 30 euro per tonnellata ma sembra che nel 2024 sia destinata a salire fino a 45 euro, invece dei 40 previsti. La benzina, invece, aumenterà di circa 4,5 centesimi al litro.

Sulle mobilitazioni in Germania è calata anche l’ombra dell’estrema destra, che potrebbe sfruttare il malcontento degli agricoltori per ottenere maggiori consensi in vista delle elezioni europee di giugno. Alle manifestazioni erano presenti anche alcuni esponenti del partito di estrema destra Afd (Alternative für Deutschland) e di altre formazioni neonaziste.

Francia

Dal 23 gennaio gli agricoltori stanno attuando blocchi stradali in tutta la Francia per dire no all’aumento del prezzo del gasolio per i trattori, all’introduzione dei nuovi divieti per i pesticidi, oltre a risarcimenti in tempi più brevi in caso di disastri naturali e al rispetto della legge che obbliga il settore industriale a pagare maggiormente gli agricoltori.

Le proteste hanno, però, assunto contorni tragici nel Paese. A Pamiers una donna di 35 anni è morta dopo essere stata investita da un’auto mentre manifestava insieme al marito 40enne e alla figlia di 14 anni, rimasti feriti.

Gli agricoltori francesi hanno bloccato diverse autostrade, soprattutto intorno a Parigi, e hanno poi marciato sulla Capitale. Alcuni hanno fatto irruzione in una zona di stoccaggio dei mercati generali di Rungis, il mercato all’ingrosso più importante del Paese, provocando “danni”, secondo la polizia. Ci sono stati diversi fermi.

Belgio

La protesta è arrivata fino alla sede del Parlamento europeo a Bruxelles, dove agricoltori provenienti da tutta Europa hanno appiccato diversi incendi, fatto esplodere petardi, lanciato uova e bottiglie. La polizia in tenuta anti-sommossa ha risposto azionando gli idranti. La rabbia è esplosa in Place de Luxembourg, dove sono state abbattute alcune statue, come quella dedicata all’industriale John Cockerill, fondatore dell’omonima società a Seraing, a Belgio, che ha contribuito allo sviluppo delle ferrovie nel Paese. Il sindaco di Bruxelles Philippe Close ha parlato della presenza di 1300 trattori e oltre duemila persone nella giornata dell’ 1 febbraio. Al Parlamento europeo era in corso un vertice Ue straordinario per discutere di aiuti a Kiev: i leader hanno raggiunto l’intesa sul fondo da 50 miliardi per finanziare l’Ucraina nei prossimi quattro anni.

Diversi valichi di frontiera al confine tra Belgio e Olanda sono stati bloccati e si sono moltiplicati i blocchi ai centri di distribuzione dei supermercati. Von der Leyen, il premier belga Alexander De Croo e il primo ministro dimissionario olandese Mark Rutte hanno incontrato i rappresentati delle maggiori associazioni di agricoltori

«È arrivato il momento di togliere i blocchi – ha affermato De CrooIl segnale è stato dato, lo abbiamo ricevuto sia a livello federale che a livello Ue: oggi toccherà al governo fiammingo e c’è l’impegno a continuare a lavorare insieme nelle prossime settimane. Il nostro approccio è stato quello di avviare le consultazioni mentre altri chiedevano di inviare l’esercito».

A Bruxelles c’era anche il presidente di Coldiretti Ettore Prandini. «C’è stato garantito sia dal presidente del Consiglio italiano sia dalla presidente della Commissione europea von der Leyen – ha dichiarato Prandini che non ci sarà nessuno tipo di taglio sulle risorse economiche destinate all’agricoltura, anche per quanto riguarda le prossime programmazioni delle politiche agricole comuni che verranno. Alla base di tutto ci sarà anche un regolamento che verrà presentato nei prossimi giorni sulla semplificazione».

Il presidio a Melegnano – ANSA/Canali

Italia

Le mobilitazioni hanno raggiunto anche l’Italia, dalla Lombardia alla Toscana fin alla Sardegna. Tra le richieste la modifica delle politiche agricole europee e la difesa del Made in Italy – che comprende il no alla cosiddetta “carne sintetica”, chiamata in realtà carne coltivata, e alla farina di insetti. Ma gli agricoltori protestano anche contro l’aumento del costo del carburante, dei mutui e delle tasse: la Manovra 2024 non ha confermato l’esenzione Irpef per gli agricoltori.

Nella Penisola le manifestazioni sono coordinate da diversi gruppi o piccole associazioni, come il coordinamento nazionale Riscatto Agricolo, che ha organizzato il presidio a Melegnano, nel Milanese, nei pressi dell’ingresso dell’A1.

I manifestanti hanno bloccato strade e caselli autostradali in diverse zone d’Italia non solo in Lombardia ma anche in Piemonte e in Liguria, e hanno ostacolato il traffico in Calabria, in Puglia e nel Lazio.

Nei giorni scorsi il ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare Francesco Lollobrigida ha incontrato una delegazione di agricoltori. Non tutti, però, hanno partecipato: una parte dei manifestanti si è, infatti, dissociata non appena saputo dell’incontro. Danilo Calvani, leader del Comitato degli agricoltori traditi (CRA) ed ex leader del movimento dei Forconi,ha pubblicato su Facebook un comunicato in cui ha affermato che la delegazione che ha incontrato il ministro non è rappresentativa di tutto il movimento.

Pochi giorni dopo Calvani ha annunciato una grande manifestazione a Roma. «Nei prossimi giorni ammasseremo i trattori fuori dalla città – ha dichiarato – Non ci saranno blocchi, ma sicuramente disagi: ci aspettiamo migliaia di adesioni da tutta Italia».

Nel frattempo la premier Giorgia Meloni ha annunciato che i fondi del Pnrr per il comparto agricolo saliranno da cinque a 8 miliardi.

di: Francesca LASI

FOTO: ANSA/EPA/JEFFREY GROENEWEG