terremoto turchia

Il bilancio delle vittime si aggrava. Oltre 45 Paesi hanno già offerto aiuto e soccorsi ad Ankara. Si corre contro il tempo per salvare eventuali sopravvissuti rimasti sotto le maceria

Il bilancio provvisorio del tragico terremoto avvenuto ieri tra la Turchia e la Siria ha raggiunto quota 5.300 vittime. I morti in Turchia sono 3.700 e altri 1.600 in Siria (800 nelle zone controllate dal governo e altri 800 nelle zone gestite dai Caschi bianchi). Si contano poi oltre 22 mila feriti in Turchia e altri 3.600 in Siria.

Nel bollettino diffuso in serata dall’Agenzia turca per la gestione dei disastri e delle emergenze il numero delle vittime è aumentato arrivando a 6256 persone morte in Turchia e Siria.

Il presidente Erdogan ha riferito che 5.000 lavoratori del settore sanitario sono stati impiegati nei soccorsi e sono state allestite 54mila tende con 102mila letti.

Secondo le prime stime dell’Istituto Geologico degli Stati Uniti (Usgs), i morti potrebbero arrivare a 10 mila.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità fino a 23 milioni di persone potrebbero essere state colpite dal sisma. «Le mappe generali dell’evento mostrano che potenzialmente 23 milioni di persone sono esposte, tra cui circa cinque milioni di persone vulnerabili», ha dichiarato Adelheid Marschang, responsabile delle emergenze dell’Oms, al comitato esecutivo dell’agenzia sanitaria delle Nazioni Unite. Secondo le autorità turche, invece, le persone coinvolte sarebbero circa 13,5 milioni: l’impatto, riferiscono, è stato avvertito in un’area che si estende per circa 450 chilometri da Adana a ovest a Diyarbakir a est, e 300 chilometri da Malatya a nord a Hatay a sud. Sono state segnalate vittime fino a Hama, a circa 100 chilometri dall’epicentro del sisma.

Intanto un incendio è divampato nel porto di Iskenderun (Alessandretta), località costiera del sud est della Turchia. La causa del rogo non è ancora stata chiarita ma potrebbe avere avuto origine a causa della caduta di alcuni container nel porto provocata dal sisma.

La preghiera del Papa

Papa Francesco ha inviato via Twitter il suo pensiero alle popolazioni colpite: «sono vicino con tutto il cuore alle persone colpite dal terremoto in Turchia e Siria. Continuo a pregare per quanti hanno perso la vita, per i feriti, i familiari, i soccorritori. L’aiuto concreto di tutti noi li possa sostenere in questa immane tragedia», scrive.

Si apre una nuova faglia

La faglia che si è attivata ieri al confine tra la Turchia e la Siria ha provocato uno spostamento del suolo fino a 10 metri. Lo afferma il sismologo Alessandro Amato, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).

«È avvenuto un movimento di tipo trascorrente, ossia il suolo è slittato orizzontalmente lungo i due lembi della faglia, con un orientamento verso sinistra, in direzione dell’Egeo. Su alcune parti della faglia è stato calcolato uno spostamento della faglia fino a 10 metri», ha spiegato.

Il sisma nelle immagini satellitari

Sono state acquisite le prime immagini satellitari che mostrano la distruzione del terrificante terremoto che ha colpito Turchia e Siria. Le foto, che saranno disponibili tra qualche ora, mostrano 20 aree di interesse corrispondenti ai principali centri abitati.

Stando a quanto riferito dall’italiana Egeos, che coordina dal 2012 il servizio europeo Copernicus Rapid Mapping ideato per mettere rapidamente a disposizione le immagini satellitari in caso di disastri o emergenze, le condizioni meteo pesano sulla qualità delle immagini.

Si cercano i dispersi

Intanto procedono disperate le operazioni di scavo per tentare di salvare eventuali superstiti. 8.000 persone sarebbero già state estratte da quanto resta degli edifici distrutti. Come afferma Oktay, tuttavia, ci sono state nella notte 312 scosse di assestamento e l’attività sismica nella zona resta alta.

In Siria, come riferisce l’opposizione siriana citata dal Guardian, “centinaia di famiglie” sono ancora intrappolate sotto le macerie. «Il tempo sta per scadere», ha detto il capo del servizio di protezione civile gestito siriana. Secondo l’Ap, l’Onu ritiene che in Siria a causa del sisma almeno 224 edifici nel nord-ovest del Paese sono stati distrutti e almeno 325 sono stati danneggiati, compresi i magazzini degli aiuti nell’enclave che ospita milioni di sfollati, la maggior parte dei quali vive già in case semidistrutte.

Le speranze tuttavia non si affievoliscono: una donna e i suoi tre figli sono stati salvati dopo 28 ore sotto le macerie nel distretto Nizip di Gaziantep, nel Sud della Turchia. Una madre e le sue due figlie sono state estratte vive dalle macerie dopo 33 ore ad Hatay. Lo rende noto Anadolu facendo sapere che mentre venivano trasportate in ospedale, il cuore di una delle figlie ha smesso di battere ma la ragazza è stata successivamente rianimata.

A Jandairis i soccorritori sono riusciti a salvare una neonata trovata viva sotto le macerie di un edificio. La piccola era ancora legata alla madre tramite il cordone ombelicale, la donna è morto dopo averla messa al mondo e la piccola è l’unica sopravvissuta della famiglia. Uno dei soccorritori, emozionatissimo, ha raccontato di aver “sentito un vagito e sotto una coperta di detriti è stata trovata questa piccolina, grazie a Dio“.

Tra i sopravvissuti c’è anche l’ex calciatore di Chelsea e Newcastle, Christian Atsu. Il ghanese era rimasto “intrappolato”, come confermato dal vicepresidente dell’Hatayspor. Resta ancora disperso invece il direttore sportivo dell’Hatayspor Taner Savut.

Il presidente turco Erdogan ha proclamato 7 giorni di lutto nazionale mentre in 10 province del sud est del Paese è stato dichiarato lo stato di emergenza per tre mesi.

Nel frattempo la Turchia trema ancora. Il Centro sismologico europeo del Mediterraneo ha riferito di un nuovo terremoto di magnitudo 5.3 avvenuto nella Turchia centrale, a pochi chilometri da Golbasi, alle 4.13 di questa mattina (ora italiana). La scossa è stata preceduta e seguita da altre scosse nella parte centrale del Paese e da una di magnitudo 4.2 nella zona colpita lunedì dal sisma.

Tra le persone disperse c’è anche un italiano che alloggiava in un albergo che è andato completamente distrutto, come rendono noto la Farnesina e il titolare degli Esteri, Antonio Tajani. «L’Unità di Crisi del ministero degli Esteri ha rintracciato tutti gli italiani che erano nella zona del sisma. Tranne uno. Si sta cercando ancora un nostro connazionale, in Turchia per ragioni di lavoro. La Farnesina, fino ad ora, non è riuscita ad entrare in contatto con lui», ha scritto questa mattina su Twitter. Lo stesso ha poi confermato che si tratta di Angelo Zen, della provincia di Vicenza.

La Siria piange la devastazione

La Siria, già devastata dalla guerra, ora deve fare i conti con il terremoto: il sisma che ha colpito tutta la zona nord-occidentale del Paese ha raso al suolo i numerosi campi profughi siriani.

Tra le cittadine colpite ci sono quelle della valle dell’Oronte e quelli attorno a Idlib, capoluogo controllato dalla coalizione jihadista cooptata di fatto da Ankara. Anche Afrin, dove nel 2018 si era abbattuta la pulizia etnica turca a danno delle comunità curde, è stata colpita. Hanno riportato danni anche Aleppo, il porto di Latakia, sul Mediterraneo, di fronte a Cipro e a ridosso del golfo di Alessandretta in Turchia, e Hama.

Si tratta, nel complesso, di zone abitate da oltre quattro milioni di persone, di cui almeno tre milioni sfollati provenienti da altre zone afflitte dalla guerra.

La comunità internazionale si muove

La comunità internazionale si è già mobilitata in soccorso dei Paesi colpiti. Offerte di aiuto sono state avanzate dall’Onu, dalla Nato, dall’Unione Europea e da moltissimi Stati, alcuni dei quali hanno anche da parte antiche rivalità con i governi di Ankara o di Damasco. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha già dato il suo via libera agli aiuti, mentre il premier greco Kyriakos Mitsotakis si è impegnato a mettere “tutte le forze disponibili”.

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden su Twitter ha affermato di essere “profondamente rattristato dalla devastazione causata dal terremoto in Turchia e in Siria” e, ha aggiunto: «ho detto alla mia squadra di coordinarsi con la Turchia e fornire tutta l’assistenza necessaria». In una telefonata fatta oggi al presidente Erdogan ha ribadito la disponibilità degli Stati Uniti a fornire tutta l’assistenza necessaria “al nostro alleato della Nato di fronte a questa tragedia” e ha espresso le condoglianze a nome del popolo americano. Erdogan ha poi reso noto di avere in poco tempo avuto offerte di aiuto da oltre 45 Paesi.

Il flusso di aiuti delle Nazioni Unite dalla Turchia al nord-ovest della Siria, tuttavia, si è temporaneamente interrotto a causa dei danni provocati alle strade e da altri problemi logistici. Lo ha riferito un portavoce delle Nazioni Unite, citato dai media internazionali.

Il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare italiano Nello Musumeci, al termine di una lunga riunione di lavoro con il capo del Dipartimento Fabrizio Curcio, ha dichiarato: «mentre il gruppo di specialisti italiani è già da stamane al lavoro in Turchia, stiamo predisponendo l’invio di altre unità e beni essenziali, compreso il necessario per attrezzare un importante ospedale da campo. Una apposita nave della Difesa, messa a disposizione dalla Marina Militare curerà prima possibile il trasporto della missione italiana verso la Turchia».

Difficoltà per gli aiuti in Siria

C’è chi, tuttavia, chiede che gli aiuti non passino totalmente dalla Turchia: il governo siriano, incarnato dal contestato presidente Bashar al Assad sostenuto da Iran e Russia, ha ribadito che la distribuzione degli aiuti internazionali per l’emergenza post-terremoto deve essere gestita da Damasco e non aggirare il controllo governativo passando dalla Turchia. Lo ha detto l’ambasciatore siriano all’Onu, Bassam Sabbagh, citato dall’agenzia governativa siriana Sana.

D’altro canto il portavoce della Commissione europea, Eric Mamer, ha dichiarato che “le squadre dei soccorritori per lavorare sul campo in modo efficace hanno bisogno non solo dell’autorizzazione ma anche del sostegno delle autorità sul posto, altrimenti è impossibile lavorare in maniera efficace e sicura. Per questo lavoriamo su richiesta dello Stato“.

«La richiesta di attivazione del Meccanismo europeo di protezione civile è stata richiesta dalla Turchia. Ricordiamo che l’Ue è il principale donatore della Siria, dal 2011 a oggi ha devoluto 27 miliardi di euro, di cui 500 milioni solo l’anno scorso. E stiamo lavorando con i nostri partner umanitari sul campo per fornire l’assistenza necessaria», ha poi aggiunto un secondo portavoce.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA/EPA/SEDAT SUNA