Il tycoon è stato incriminato per il pagamento di 130mila dollari alla pornostar. Si consegnerà alle autorità martedì
Il Gran Giurì di New York ha incriminato Donald Trump l’ex presidente Donald Trump per il pagamento di 130.000 dollari alla pornostar Stormy Daniels tramite i fondi della sua campagna elettorale del 2016. Lo ha riferito ieri notte il New York Times, citando alcune fonti.
Si tratta del primo ex presidente degli Stati Uniti ad essere incriminato. Uno dei suoi avvocati, Susan R. Necheles, ha dichiarato al New York Times che il tycoon dovrebbe consegnarsi alle autorità di Manhattan martedì prossimo per la formalizzazione delle accuse a suo carico che, come riferisce la Cnn, sono 30 capi accusa per frode aziendale.
A proposito del caso Daniels un altro avvocato, Joe Tacopina, esclude ogni patteggiamento: «non succederà. Non c’è alcun crimine». Tacopina ha, poi, sottolineato che il tycoon non sarà ammanettato quando martedì 4 aprile si costituirà in tribunale.
Le autorità di New York temono manifestazioni e proteste da parte dei sostenitori di Trump e hanno rafforzato le misure di sicurezza intorno al tribunale di Manhattan.
Trump, dal canto suo, si difende dall’incriminazione dichiarando che si tratta di una “persecuzione politica e un’ingerenza nelle elezioni“, una “caccia alle streghe” contro di lui che si “ritorcerà contro Biden“.
Un altro dei suoi avvocati, Chris Kise, ha dichiarato che l’incriminazione è “il punto più basso della storia per il nostro sistema di giustizia penale” poiché “non ha nessuna base legale“: «quello che una volta era l’ufficio del procuratore distrettuale più rispettato e venerato della nazione è stato completamente imbastardito da un politico opportunista che cerca, come molti altri, di lucrare sul marchio Trump. La totale assenza di una base legale, assieme alla natura politica dell’accusa, dovrebbe spaventare ogni cittadino di questo Paese, indipendentemente dalle loro opinioni su Trump», si legge in un comunicato inviato alla Cnn.
La controporta, Stormy Daniels, ha ringraziato tutti i suoi sostenitori su Twitter: «grazie a tutti per il vostro supporto e amore! Ho così tanti messaggi in arrivo che non posso rispondere…inoltre non voglio versare il mio champagne», ha scritto.
Cosa succederà
Se, come detto dal suo legale, Trump si consegnerà spontaneamente alle autorità, inizierà i procedimenti del caso senza subire l’arresto coatto. A quel punto è probabile che verrà rilasciato su cauzione ma il giudice potrebbe fissare delle restrizioni ai suoi viaggi in attesa del processo. Questo si potrebbe concludere con una semplice ammenda, se verrà considerato un “misdemeanour” (un’infrazione), o una sentenza fino a quattro anni in caso di reato.
L’incriminazione nei fatti non ferma la sua campagna elettorale per le presidenziali del 2024, e infatti Trump si era già detto intenzionato ad andare avanti. La Casa Bianca e il Dipartimento di Giustizia, intanto, non hanno rilasciato alcun commento a riguardo.
Le reazioni
Attualmente Trump si trova a Mar-a-Lago, in Florida: il governatore Ron DeSantis ha già annunciato che non estraderà l’ex presidente. «La strumentalizzazione del sistema giudiziario per far avanzare un’agenda politica capovolge lo stato di diritto ed è anti-americana – ha scritto su Twitter il governatore repubblicano, solitamente nemico politico di Trump. – Il procuratore distrettuale di Manhattan, sostenuto da Soros, ha costantemente piegato la legge per declassare i reati e giustificare condotte criminali. Tuttavia, ora sta forzando la legge per prendere di mira un avversario politico».
Opinione simile a quella dello Speaker della Camera Kevin McCarth che ha dichiarato: «Alvin Bragg ha danneggiato irreparabilmente il nostro Paese nel tentativo di interferire nelle elezioni presidenziali. Mentre fa scarcerare regolarmente criminali violenti per terrorizzare il pubblico, Alvin Bragg ha armato il nostro sistema giudiziario contro l’ex presidente. Il popolo americano non tollererà questa ingiustizia e la Camera terrà conto del suo abuso di potere senza precedenti».
Così l’ex vicepresidente americano Mike Pence che ha parlato di “esempio di persecuzione politica“: «credo che gli americani vedranno tutto questo, e si renderanno conto che si tratta di un nuovo esempio di criminalizzazione politica di questo paese e del tipo di dramma che coinvolge Washington e rende impossibile risolvere veramente i problemi».
Anche i figli del tycoon, Donald Jr ed Eric, si sono schierati a favore del padre. Così come i suoi sostenitori che nella notte si sono riuniti fuori dalla sua residenza a Mar-a-Lago sventolando bandiere ed esprimendo incredulità per le accuse mosse contro il candidato repubblicano.
Dall’estero, invece, il Cremlino non commenta la notizia. Il portavoce Dmitry Peskov ha dichiarato che “si tratta di questioni interne americane che non giudichiamo necessario commentare“.
Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden non ha voluto commentare la vicenda.
Media: “Gran Giurì starebbe esaminando anche pagamento a ex coniglietta di Playboy”
Il Gran Giurì starebbe esaminando anche un pagamento da 150mila dollari a Karen McDougal, ex modella di Playboy che ha affermato di aver avuto una relazione con l’ex presidente degli Stati Uniti. Lo ha riferito il Wall Street Journal, ma non sono arrivate conferme.
Secondo le fonti del quotidiano statunitense, la procura avrebbe chiesto ai testimoni presentati al Gran Giurì informazioni sul pagamento.
McDougal sostiene di aver avuto una relazione con l’ex presidente Usa dal 2006 al 2007, nel periodo in cui la moglie Melania diede alla luce il figlio Barron.
Il caso McDougal era già emerso durante la campagna presidenziale del 2016 attraverso una registrazione audio in cui Trump discuteva con il legale di allora, Michael Cohen del pagamento. Nell’audio si sente il tycoon dire di aver pagato l’ex coniglietta di Playboy in contanti per acquistare i diritti della sua storia in modo da scongiurare un possibile scandalo che avrebbe intaccato la sua corsa alla Casa Bianca.
Ad avere un ruolo chiave nella vicenda è David Pecker, editore del National Enquirer e amico di Trump, comparso in almeno due occasioni davanti al Gran Giurì.
di: Francesca LASI
aggiornamenti di: Alessia MALCAUS
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