Il leader dell’opposizione greca denuncia lo scandalo esploso dopo le rivelazioni di Documento, “piena fiducia nella magistratura”
Non si arresta il terremoto politico che ha travolto la Grecia con lo scandalo delle intercettazioni telefoniche. Sembrerebbe infatti che i telefoni di diverse persone ai vertici del Paese, fra cui politici, alti funzionari, giornalisti e persino l’ex capo della polizia Michalis Karamalakis e la procuratrice incaricata di supervisionare i servizi segreti Eyp Vasiliki Vlachou, siano stati infettati dal software Predator. Oggi ha preso la parola il leader dell’opposizione Alexis Tsipras che punta il dito contro il Governo conservatore guidato da Nea Dimokratia.
«Le rivelazioni degli ultimi mesi sulla trasformazione dei Servizi segreti greci in un centro di sorveglianza parastatale per spiare leader politici, ministri, giornalisti e uomini d’affari rappresentano una grande ferita per la democrazia, oggi in serio pericolo» denuncia il segretario del partito di opposizione Syriza al termine di un incontro con il procuratore della Corte suprema Isidoros Doyakos.
«Ho espresso al procuratore della Corte Suprema la mia più profonda preoccupazione: la sorveglianza dei capi delle forze armate mette a rischio la nostra stessa sicurezza nazionale – prosegue Tsipras. – Abbiamo tutti la responsabilità di non lasciare che questa pesante ombra incomba sul nostro sistema politico e sulle forze armate del Paese, e voglio concludere esprimendo la mia fiducia nell’istituzione della magistratura greca».
Intanto l’Esecutivo ellenico cerca di placare i toni, con il portavoce del Governo Yannis Economou che nei giorni scorsi, parlando dello scandalo pubblicato da Documento, ha definito le rivelazioni “un’accozzaglia di affermazioni prive di fondamento“.
di: Marianna MANCINI