Si tratta della Cchf, una malattia trasmessa dalle zecche diffusa soprattutto in Asia, Medio Oriente, Africa e nei Balcani
Un nuovo virus potrebbe presto arrivare in Europa a causa dei cambiamento climatico. Gli esperti hanno, infatti, lanciato l’allarme sulla possibile diffusione della Cchf, o febbre emorragica di Crimea-Congo, una malattia in alcuni casi potenzialmente mortale portata dalle zecche, solitamente diffusa in Africa, nei Balcani, in Asia e in Medio Oriente. L’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) l’ha inserita nelle 9 “malattie prioritarie”.
Ali Mirazimi, virologo dell’Istituto Karolinska in Svezia in un’intervista rilasciata ad aprile a Modern Diplomacy, ha spiegato che le zecche portatrici del virus si stavano “spostando in Europa a causa dei cambiamenti climatici, con estati più lunghe e secche”.
Nel 2016 in Spagna un uomo è deceduto dopo che gli era stata diagnosticata una malattia in seguito a una puntura di una zecca, mentre in Pakistan sarebbero due i decessi registrati. In Iraq, invece, nel periodo dal 1 gennaio al 22 maggio 2022 sono stati registrati 212 casi, mentre quest’anno si stima che gli episodi siano 100, con 13 decessi.
Nei giorni scorsi l’allarme è stato rilanciato dalla Gran Bretagna, quando alcuni esperti hanno ventilato l’ipotesi che il virus possa raggiungere il Paese. La professoressa Isabel Oliver, capa consulente scientifica presso l’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito, ha, però, spiegato che il rischio per la popolazione inglese è ancora “molto basso”, ma “il rischio potrebbe aumentare nel contesto di un clima e di un ambiente che cambiano”.
Ma di cosa si tratta? La Cchf, individuata per la prima volta in Crimea nel 1944, è provocato dal Nairovirus, un virus trasmesso dalle zecche, che appartiene alla famiglia dei Bunyaviridae. Il virus può causare epidemie di febbre emorragica virale, con sintomi come febbre alta, mal di testa, dolori alla schiena e alle articolazioni, mal di stomaco e vomito. Il tasso di mortalità è compreso tra il 10 e il 40 %. Secondo l‘Oms, nei casi più gravi possono presentarsi anche ittero, sbalzi d’umore e delle percezioni sensoriali.
Alcuni animali, come bovini, ovini e caprini, sono sensibili al virus. Gli esseri umani, invece, possono contrarlo se vengono morsi da una zecca portatrice o se entrano in contatto con sangue o tessuti di animali infetti durante e subito dopo la macellazione. La guarigione è stata registrata dopo 9 0 10 giorni dal momento in cui si è contratto il virus.
di: Francesca LASI
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