Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha fatto causa al colosso, accusato di aver creato una sorta di monopolio nel settore degli eventi dal vivo. È stata chiesta la separazione tra Live Nation e Ticketmaster
Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DoJ) e i procuratori generali di 30 Stati americani hanno citato in giudizio Live Nation Entertainment, il colosso dei concerti e degli eventi dal vivo, per presunta violazione delle regole della concorrenza e per aver causato un aumento dei prezzi dei biglietti. Live Nation controlla Ticketmaster, società adibita alla vendita dei biglietti. Secondo l’accusa, Live Nation Entertainment avrebbe agito in modo scorretto dal punto di vista concorrenziale e creato una sorta di monopolio.
La causa arriva in seguito a un’indagine del Dipartimento avviata nel 2022 dopo il caso relativo ai biglietti per l’Eras Tour di Taylor Swift, la cui vendita era affidata a Ticketmaster. In quell’occasione la piattaforma era andata in tilt perché non era riuscita a gestire l’enorme richiesta di biglietti durante la prevendita riservata; aveva così cancellato la prevendita aperta a tutti e aveva lasciato molte persone senza biglietto. Nel novembre 2023 una commissione del Senato Usa ha emesso un mandato di comparizione nei confronti di Live Nation e Ticketmaster a causa dei prezzi gonfiati dei biglietti.
Live Nation Entertainment è nata nel 2010 dalla fusione di Live Nation, società organizzatrice di eventi, e Ticketmaster, società dedita alla vendita di biglietti online. La fusione era stata approvata proprio dal Dipartimento di Giustizia Usa, a condizione che si impegnasse a evitare di creare un regime di monopolio. Nel 2019, in seguito a un’indagine avviata proprio dal Dipartimento, era stato deciso il rinnovo dell’accordo decennale per altri cinque anni, nonostante non fossero state rispettate tutte le condizioni.
Live Nation Entertainment gestisce, affitta e in parte possiede luoghi di intrattenimento a livello mondiale – in Nord America sono 265 – e gestisce l’80% della biglietteria per gli eventi più grossi attraverso Ticketmaster. È anche promoter, quindi organizza i concerti,e possiede anche un’agenzia di rappresentanza per gli artisti. Nello specifico, gestisce direttamente oltre 400 artisti e circa il 60% delle promozioni de concerti nelle città più grandi.
Per l’accusa Live Nation Entertainment avrebbe costretto gli operatori che ospitano i concerti a firmare contratti di esclusiva con Ticketmaster, impedendo di usufruire di altri servizi di biglietteria ed escludendo, quindi, dal mercato le aziende concorrenti. Il colosso avrebbe sfruttato la sua posizione dominante per vincolare le sedi dei concerti con questi contratti in esclusiva ma anche per aumentare i prezzi dei biglietti dei concerti. Inoltre, Live Nation Entertainment, secondo l’accusa, avrebbe concordato una strategia comune con Oak View Goup, una società che gestisce venue e palazzetti, per evitare di farsi concorrenza. Sono stati, poi, sollevati dubbi sulla trasparenza della società sulle commissioni nascoste nel prezzo del biglietto. Il Dipartimento di Giustizia sostiene che la “vasta portata” di Live Nation e Ticketmaster ha consentito loro di “inserirsi al centro e ai margini di praticamente ogni aspetto dell’ecosistema della musica dal vivo”.

Per questo il DoJ, di concerto con i 30 Stati, ha chiesto al Tribunale di “ordinare la cessione, come minimo, di Ticketmaster, insieme a qualsiasi ulteriore misura necessaria per i danni anticoncorrenziali”. Il Dipartimento chiede, quindi, lo smembramento delle due società e la vendita di Ticketmaster.
«Riteniamo che Live Nation faccia affidamento su una condotta illegale e anticoncorrenziale per esercitare il suo controllo monopolistico sul settore degli eventi dal vivo negli Stati Uniti a spese di fan, artisti, piccoli promotori e operatori di locali – si legge in una nota del procuratore generale degli Stati Uniti Merrick Garland – Il risultato è che i fan pagano di più, gli artisti hanno meno opportunità di suonare ai concerti, i promotori più piccoli vengono esclusi e i locali hanno meno scelte reali per i servizi di biglietteria. È ora di separare Live Nation e Ticketmaster».
La replica di Live Nation non si è fatta attendere.La società ha negato diaver intrapreso pratiche che violano la legge antitrust e ha definito le accuse di monopolio “assurde”. In una nota il colosso ha affermato che la causa “non risolverà i problemi che preoccupano i fan relativi al prezzo dei biglietti, alle commissioni di servizio e all’accesso agli spettacoli più richiesti”.
Secondo Dan Wall, Vice Presidente Esecutivo di Live Nation per Corporate and Regulatory Affairs il Dipartimento di Giustizia Usa “tenta di ritrarre Live Nation e Ticketmaster come la causa della frustrazione dei fan nei confronti dell’industria dell’intrattenimento dal vivo. Incolpa i promotori dei concerti e le società di biglietteria per i prezzi elevati dei biglietti”.
La senatrice democratica per il Minnesota Amy Klobuchar, che già in passato insieme ad altri senatori ha proposto diversi disegni di legge per regolamentare il settore del ticketing, ha salutato con favore la causa ma ha affermato che il Congresso deve fare di più “per mettere i fan al primo posto”, ad esempio vietando ai bot di acquistare biglietti in blocco.
Ma è da tempo che i consumatori e la politica chiedono un cambio di rotta. Ad aver destato scalpore non è stato solo il caso Swift – che ha spinto i fan della cantautrice, chiamati Swifties, a protestare – ma anche la vicenda legata a Bruce Springsteen e al suo tour negli stadi nel 2023. I biglietti, venduti da Ticketmaster, hanno raggiunto i cinquemila dollari a causa del dynamic pricing, un algoritmo che prevede variazioni di prezzo in tempo reale in base alla domanda.
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La storia di Live Nation Entertainment
Ticketmaster nasce nel 1976. Inizialmente concedeva in licenza programmi per computer e hardware per i sistemi di biglietteria poi, nel 1982, è passata alla biglietteria computerizzata. Bisogna ricordare che fino alla fine degli anni Ottanta il prezzo dei biglietti nelle città statunitensi più grandi si aggirava al di sotto dei 20 dollari e che i locali in cui si svolgevano i concerti erano indipendenti. Poi, all’inizio degli anni Novanta, Ticketmaster compra la rivale Ticketron, fino ad allora leader nel settore. Ticketmaster cresce anche grazie a diverse acquisizioni fino a controllare il 90% del mercato della vendita dei biglietti eliminando, così, qualsiasi tipo di competizione.
Proprio in questo periodo nascono le prime controversie. La più famosa è quella che vede coinvolti i Pearl Jam, i quali presentano un reclamo al Dipartimento di Giustizia. La band esprime la volontà di non gonfiare eccessivamente il prezzo dei biglietti ma la società aveva già imposto un importo superiore e si rifiuta di abbassare le tariffe. A questo punto il gruppo denuncia il presunto monopolio di Ticketmaster, che viene accusata di riscuotere commissioni elevate e di stipulare accordi con le sedi più grandi dei concerti, senza lasciare alternative ad artisti e fan. Perché? Perché moltissimi luoghi storici statunitensi avevano un’esclusiva con la società. La band decide, così, di rinunciare a palazzetti e teatri e organizzare i live in parchi e campi di calcio. Parte, così, un’indagine dell’antitrust che, però, si chiude con un nulla di fatto anche se il Dipartimento di Giustizia dichiara di continuare a monitorare la situazione.
Nel frattempo una realtà si fa spazio nella promozione dei concerti. Live Nation nasce nel 1996 con il nome di SFX Entertainment. Il suo modello di business si basa sull’acquisizione di promoter di concerti più piccoli: si stima che tra il 1996 e il 1999 abbia speso due miliardi di dollari per comprare le società indipendenti. Nel 2000 SFX Entertainment viene comprata da Clear Channel Communications, che nel 2005 viene divisa in tre società distinte: una di queste è Live Nation, che si occupa degli eventi live. In un anno le acquisizioni sono addirittura 20: per questo il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti avvia un’indagine antitrust ma anche questa cade nel vuoto.
Negli anni successivi Ticketmaster e Live Nation arrivano così a controllare tutto il mondo degli eventi dal vivo. E i prezzi dei biglietti crescono. Ticketmaster stringe, poi, un contratto di esclusiva con Live Nation quando era ancora SFX Entertainment, godendo di un notevole ritorno economico. Nel 2009 scade il contratto e le due società decidono di fondersi.
Si sollevano le prime proteste. Musicisti, locali, servizi per la vendita dei biglietti temono fin da subito che in questo modo venga annullata la concorrenza. Tra le voci contrarie all’epoca c’era anche Springsteen.
Nel 2010 il Dipartimento di Giustizia Usa autorizza la fusione a patto, però, che le due aziende concedessero la licenza dei propri software per la vendita dei tagliandi e promettessero di non ricorrere a ritorsioni. Tuttavia, stando allo stesso DoJ, Live Nation avrebbe violato le condizioni ripetutamente.
Con la fusione Ticketmaster e Live Nation diventano divisioni della nuova società madre Live Nation Entertainment. A fare le spese di questa fusione, secondo gli addetti ai lavori, sarebbero proprio i e le fan, i locali indipendenti e gli stessi artisti.
di: Francesca LASI
FOTO: SHUTTERSTOCK/TAYA OVOD