Lo decide un giudice federale di Washington in merito alla registrazione negata all’informatico Stephen Thaler

Il copyright non può proteggere le opere d’arte create dall’Intelligenza artificiale, almeno per quanto riguarda la legge statunitense sul diritto d’autore.

A stabilirlo, lo scorso venerdì 18 agosto, è stato il giudice federale di Washington, Beryl Howell, che ha così confermato la decisione dell’Ufficio copyright Usa in merito al caso di Stephen Thaler. Lo scienziato informatico aveva chiesto la registrazione di un’opera bidimensionale da attribuire al nome di Creativity Machine, ovvero l’algoritmo AI che l’ha realizzata, ma questa gli è stata negata.

Secondo la legge, ha ricordato il giudice, le opere d’arte prodotte dall’AI mancano di un requisito ritenuto fondamentale, ovvero essere un prodotto della mente umana. Ha poi ammesso che negli anni passati – con l’esplosione della popolarità di alcuni software come ChatGPT e OpenAi – alcuni tribunali abbiano “uniformemente rifiutato di riconoscere il copyright a opere senza alcun coinvolgimento umano“: «indubbiamente ci stiamo avvicinando a nuove frontiere nel diritto d’autore, con gli artisti che hanno aggiunto l’Intelligenza artificiale tra gli strumenti a loro disposizione per generare opere visive o di altra natura – scrive Howell. – L’ascesa dell’AI solleverà importanti dubbi su quanto coinvolgimento umano sia necessario perché un’opera meriti di essere protetta dal copyright».

Insomma, la questione è solo rimandata.

di: Alessia MALCAUS

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