Rischiano l’accusa di violazione del giuramento di fedeltà
Tremano i vertici dell’esercito americano, per via dell’inchiesta pubblicata dal Washington Post sui veterani Usa che sarebbero a libro paga di Riad.
Nell’edizione odierna, 19 ottobre, il quotidiano ha citato l’iniziativa di un giudice statunitense che ha chiesto ai vertici militari di fornire un elenco dei veterani “di ogni grado” che lavorano all’estero come consulenti. Si tratterebbe di quelli che il WP definisce “Foreign Servants”, servitori al servizio degli stranieri.
I soldati in congedo non possono ricevere pagamenti da governis tranieri per lavori che potenzialmente potrebbero compromettere il giuramento di fedeltà agli Stati Uniti.
La deroga è ammessa solo in un caso e deve essere fatta con il consenso del Congresso: chi chiede un permesso speciale deve sottoporsi al controllo dell’Intelligence e spiegare sia quale ruolo andrà a svolgere sia l’intento da perseguire.
Dall’inchiesta è emerso che sarebbero oltre 500 gli ex militari in pensione ad aver accettato contratti a vari zero come “esperti del settore” da parte di governi stranieri. Non ultimo, quello dell’Arabia Saudita.
Tra i veterani a libro paga che dal 2016 ad oggi avrebbero lavorato per il ministero della Difesa saudita presieduto da Mohammed bin Salmna ci sarebbero personalità come il generale dei marine James Jones e il generale dell’esercito Keith Alexander.
Il principe arabo è stato accusato dalla Cia di aver approvato l’eliminazione del giornalista dissidente Jamal Khashoggi. Molti ex ufficiali coinvolti avrebbero ricevuto uno stipendio di oltre 200 mila dollari ma per alcuni le “consulenze” avrebbero superato anche i 10 milini.
Alcuni esempi che riporta RaiNews: un generale dell’aviazione in pensione è stato assoldato dal Governo dell’Azerbaijan per cinquemila dollari al giorno; l’Arabia Saudita ha assunto un ex Navy Seal come consigliere con uno stipendio di 258 mila dollari l’anno.
di: Micaela FERRARO
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